Ancora in merito alla sentenza della Corte Costituzionale tedesca, che ieri ha colto molti di
sorpresa (me incluso).
Mi pare evidente
che la BCE non può minimamente accettare una delle richieste formulate dai
giudici di Karlsruhe: fornire “giustificazioni” in merito alla “proporzionalità”,
quindi all’adeguatezza, delle decisioni da lei (BCE) assunte, compresi
ovviamente i programmi di Quantitative Easing.
Più o meno
educatamente, la risposta non può che essere “scusa, ma tu chi sei e che cosa
vuoi da me ? hai già parlato con la Corte Europea di Giustizia e ti ha detto che
è tutto conforme ai trattati. Qui finisce il mio latino" (come dicono in Germania,
appunto…).
Di fronte a una reazione
del genere, che cosa può fare la Corte di Karlsruhe ?
Può diffidare la
Bundesbank dal partecipare ai programmi di QE, in quanto non conformi alla costituzione
tedesca.
La mancata
partecipazione della Bundesbank comporterebbe, credo, l’apertura di una
procedura d’infrazione nei confronti della Germania. Ma questo è secondario.
Il punto chiave
invece è: la mancata partecipazione della Bundesbank blocca i programmi di QE ?
no, perché potrebbe semplicemente succedere quanto segue.
I programmi sono
strutturati in modo che il 20% degli acquisti venga effettuato dalla BCE. Il restante
80%, dalle singole banche centrali: ognuna compra i titoli del suo paese. Banca
d’Italia compra BTP, Banca di Spagna compra Bonos, Banca di Francia compra OAT,
eccetera.
Le singole
banche centrali in effetti finanziano gli acquisti emettendo euro. Perché hanno
facoltà di farlo: a fronte dell’emissione si incrementa il passivo Target2 nei
confronti della BCE.
Aumenta di
conseguenza la quantità di euro in circolazione, e questi euro hanno corso
legale in tutta l’eurozona.
E’ questo che ai
tedeschi non piace: soggetti esteri stampano una moneta che è (anche) la loro,
in misura totalmente non proporzionale rispetto alle dimensioni delle
rispettive economie. Il che, nella loro testa, finisce per trasformarsi in un
eccesso di moneta in circolazione. Con impatti inflazionistici, soprattutto se
la moneta finisce per riversarsi in Germania.
A questo punto,
sta ai tedeschi decidere se questa situazione è accettabile o meno. E se non lo
è, però, la conseguenza è la loro
uscita dall’Eurozona.
A ben vedere,
tutto questo non è così differente da quanto accade già oggi. Gli acquisti nell’ambito
dei programmi di QE in essere sono ormai nettamente sproporzionati, rispetto
sia alle dimensioni delle varie economie sia alle quote di partecipazione delle
varie banche centrali nel capitale della BCE.
Altrimenti
detto, già oggi il sistema delle banche centrali europee sta comprando molti BTP,
OAT e Bonos e (in proporzione) pochi Bund.
Resta da capire
se la Germania, di fronte a tutto questo, effettuerà il passo finale: staccare
la spina e isolarsi, quindi uscire dall’Eurozona.
E’ uno scenario
che ancora non considero altamente probabile.
Però non consideravo
per niente probabile, come ho detto, neanche la sentenza di ieri…