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martedì 28 novembre 2023

I problemi che la sovranità monetaria risolve

 

“Ma sei proprio convinto che eliminando l’euro / introducendo una moneta nazionale / ripristinando la sovranità monetaria l’Italia risolva tutti i problemi della sua economia ?”

No. E quando mai l’ho detto ?

Ho detto che ripristinare la sovranità monetaria risolve i problemi creati dalla sua ASSENZA.

Problemi che non sono di poco conto:

Essere forzati a politiche procicliche quando il contesto economico è già di suo debole.

Utilizzare una moneta che toglie competitività alle produzioni italiane, perché troppo forte per i fondamentali della nostra economia.

Delegare le decisioni di politica economica a entità esterne su cui l’elettorato italiano non ha influenza, e che non sono state create per, né hanno interesse a, operare per il benessere del nostro paese.

Tutti questi GRAVISSIMI problemi derivano dalla rinuncia a esercitare la sovranità monetaria del paese.

Se ti caricano sulle spalle uno zaino di cinquanta chili avrai problemi a camminare ? sì.

Se te lo togli correrai veloce come Marcell Jacobs ? no.

Ma camminerai meglio, più agevolmente, più rapidamente ? senz’altro.

venerdì 9 novembre 2018

Gli equivoci sulla sovranità monetaria


Un recente articolo di Frances Coppola, nota commentatrice di temi economici, ha suscitato un ampio dibattito e anche provocato una certa sorpresa, quantomeno in alcuni lettori.

La sorpresa sta già nel titolo: “The Myth of Monetary Sovereignty” ci si sarebbe aspettati di vederlo utilizzato da un sostenitore dell’eurosistema, non da questa autrice che è, al contrario, una fervente eurocritica.

La mia opinione, comunque, è che siamo in presenza di equivoci abbastanza consueti, ma in definitiva anche abbastanza facili da chiarire, in merito al ruolo e alla valenza della sovranità monetaria (definita come la potestà di uno stato di emettere una propria moneta).

Per comprendere questi equivoci, una via molto efficace è rileggere l’attacco di un famosissimo pezzo di Michal Kalecki, “Political Aspects of Full Employment”, che già nel 1943 affermava con grande chiarezza che

“A solid majority of economists is now of the opinion that, even in a capitalist system, full employment may be secured by a government spending programme, provided there is in existence adequate plan to employ all existing labour power, and provided adequate supplies of necessary foreign raw-materials may be obtained in exchange for exports”.

I benefici potenziali della sovranità monetaria emergono già chiaramente dal paragrafo sopra citato.

La sovranità monetaria consente di ottenere il pieno impiego delle risorse produttive a disposizione, purché il governo immetta nell’economia un adeguato (e correttamente allocato) livello di risorse finanziarie, e purché si rispetti il vincolo dell'equilibrio nei saldi commerciali esteri (“adeguate forniture di materie prime estere possano essere ottenute in cambio delle esportazioni”).

Che cosa si sta dicendo ? che la sovranità monetaria è lo strumento a disposizione dello Stato per ottenere il pieno impiego, ma ovviamente non è l’albero degli zecchini d’oro: non consente di produrre più di quanto le risorse fisiche del paese (in particolare, la risorsa-lavoro) permettano.

E che anche in presenza di sovranità monetaria, debbano essere mantenuti in equilibrio i saldi commerciali esteri, perché altrimenti il paese accumulerebbe indebitamento verso l’estero, denominato in una moneta straniera (diversa, cioè, da quella che il paese stesso emette).

Il vincolo dei saldi commerciali esteri in equilibrio è decisamente meno stringente se lo stato in questione emette una moneta che è universalmente accettata per i pagamenti internazionali. Questa situazione – quella, oggi, degli USA, e di nessun altro paese (perlomeno, non in misura comparabile) - rende molto meno critico l’accumulo di debito estero (perché lo si accumula in moneta nazionale, non straniera).

Va anche aggiunto che consumare sistematicamente più beni e servizi di quanti se ne producono genera comunque, a lungo andare, il rischio di erodere la struttura produttiva del paese. Ma non c’è comunque dubbio che il vincolo di equilibrio nel commercio estero sia molto più lasco per gli USA che per chiunque altro

Per il “chiunque altro”, tuttavia, cioè per qualsiasi stato diverso dagli USA, valgono entrambi i concetti impliciti in quanto afferma Kalecki:

Un adeguato programma di spesa pubblica netta ovviamente NON permette a un paese di generare più reddito di quanto consentito dalla sua capacità produttiva – MA è lo strumento adeguato per evitare il sottoutilizzo delle sue risorse produttive (sottoutilizzo che implica disoccupazione e sottoccupazione).

Nello stesso tempo, tuttavia, generare sistematicamente deficit commerciali implica (sempre salvo il caso degli USA) accumulo di debito in moneta estera: il che è rischioso.

Detto questo, se uno Stato non emette la sua moneta, che cosa accade ? che TUTTO il debito del paese, pubblico e privato, per definizione è in valuta estera ! Quel paese si trova inevitabilmente in una situazione che presenta un grosso potenziale di pericolosità.

Uno Stato che emette la propria moneta, al contrario, non ha necessità di indebitarsi in valuta, e in particolare non ha bisogno di emettere titoli di debito pubblico in moneta estera.

Occorre comunque porre attenzione al debito privato in moneta estera, situazione in cui una serie di operatori si verranno a trovare se i saldi commerciali esteri sono tendenzialmente deficitari. Ma per la verità, anche con saldi complessivamente in equilibrio, ci saranno aziende che accumulano surplus di valuta e aziende che accumulano deficit, quindi che si indebitano.

Il debito privato in moneta estera è anch’esso un problema, perché può destabilizzare aziende nonché (anche e soprattutto) banche e intermediari finanziari, il che in condizioni sfavorevoli pone il governo nella condizione di accettare che si creino situazioni di dissesto, oppure di intervenire con azioni di sostegno. Due alternative entrambe alquanto complicate, sgradevoli e (a dir poco) difficili da gestire.

Tiro le mie conclusioni.

La sovranità monetaria, o per meglio dire l’estrema utilità della sovranità monetaria, è tutt’altro che un mito. Privarsene rischia di creare guai molto, molto grossi.

Detto questo, anche in presenza di sovranità monetaria, saldi commerciali esteri in equilibrio sono un obiettivo di assoluto rilievo per l’azione di politica economica del governo.

Limitare i movimenti di capitali è necessario ? de minimis, è necessaria un’azione da parte delle autorità per evitare che singole entità aziendali o bancarie, di dimensione e rilevanza sistemica, accumulino eccessi di passività in valuta, per ragioni commerciali o (ancora di più) a seguito di transazioni finanziarie.

La sovranità monetaria dà certezza che questi obiettivi vengano raggiunti ? evidentemente no, PERO’ fornisce gli strumenti di prevenzione (flessibilità del cambio, detassazione delle produzioni interne), e/o d’intervento successivo (sostegno ad aziende di importanza sistemica), senza le quali stabilizzare il sistema, evitare le crisi o comunque risolverle con rapidità ed efficienza diventa molto, ma molto più difficile.

La sovranità monetaria non risolve tutti i problemi dell’economia (e chi l’ha mai detto ?).

Ma essersene spossessati complica enormemente tutta una serie di situazioni che altrimenti sarebbero prevenibili, gestibili e/o risolvibili.

E se hai commesso, come l’Italia, il gravissimo errore di entrare nell'euro, quindi di adottare una moneta troppo forte per la tua economia, e che comunque non sei tu ad emettere e a gestire ? romperlo (l’euro) è complicato e controverso, per cui…

...la via da percorrere, di gran lunga più appropriata, è il progetto CCF / Moneta Fiscale.


domenica 14 dicembre 2014

Un contadino ara un campo


Scorrazzando su facebook ci si imbatte, di tanto in tanto, in persone che con aria saputa espongono versioni caricaturali di concetti quali, per esempio, il ruolo della domanda e della moneta in un sistema economico. Controbattere è un esercizio utile e istruttivo per chi assiste o partecipa a queste conversazioni (non per la controparte, che rimane fissa e granitica nelle sue certezze, a dispetto della logica e delle smentite della realtà quotidiana. Vedi ad esempio qui).

Ieri, ad esempio, leggo:

“Un contadino ara un campo, lo semina, lo veglia dagli uccelli e rischia i capricci del tempo. A fine stagione falcia il grano, inforna il pane e mangia. Il signor “Sovranità Monetaria” sta seduto sulla staccionata, guarda il cielo e suona la cetra. A fine giornata sente fame, accende la stampante, stampa un po’ di carta, va dal contadino e gli dice: tieni, questa è moneta, dammi il tuo pane in cambio. La scena finisce con il contadino che prende a calci nel sedere il signor “Sovranità Monetaria” inseguendolo nel tramonto.”

Non so se l’avete trovata divertente. Il punto, comunque, è che questa rappresentazione del ruolo e dell’importanza della sovranità monetaria è una barzelletta.

Se volete parlare di sovranità monetaria via metafore, è più sensato quanto segue.

“Il signor “Mancanza di Sovranità Monetaria” costringe il contadino a un’economia di pura sussistenza. Gli lascia la possibilità di produrre per il solo autoconsumo, ma nulla di più. Il sovrappiù che il contadino potrebbe produrre e scambiare con i prodotti e servizi, per esempio, del falegname o del muratore, non viene prodotto, perché il signor “Mancanza di Sovranità Monetaria” impone che gli scambi debbano essere regolati solo nella moneta che lui emette, e non la fa circolare. Se non a prestito, a tassi d’interesse che decide lui, con garanzie che decide lui, fino a impoverirlo, a spossessarlo del campo, dell’aratro e di quant’altro possiede. Sempre che il contadino non si decida a prendere a calci nel sedere il signor “Mancanza di Sovranità Monetaria” e ad emettere la sua moneta”.

Cosa che presto o tardi, invariabilmente, e giustamente, succede.

lunedì 14 aprile 2014

La sovranità monetaria italiana: perché e come


L’Italia ha necessità di riprendere possesso della sua sovranità monetaria per tre motivi precisi, tra di loro collegati.

Immettere nell’economia reale risorse finanziarie che stimolino la domanda, in modo da riassorbire la disoccupazione prodotta dalla crisi economica: quindi incrementare il saldo netto tra spesa pubblica e carico fiscale, incrementando la prima e/o diminuendo il secondo.

Rispettare il vincolo di equilibrio nei saldi commerciali esteri, in modo che non si crei uno sbilancio strutturale e sistematico tra importazioni ed esportazioni.

Finanziare questa immissione di risorse mediante moneta sovrana, cioè mediante attività finanziarie che lo Stato possa liberamente creare nella quantità necessaria per raggiungere gli obiettivi di cui sopra, SENZA condizionamenti esterni (ivi inclusa la necessità di indebitarsi con entità private e/o straniere).

Per soddisfare questi obiettivi NON è necessario ridenominare, da euro in una nuova moneta, i contratti e i rapporti giuridico-finanziari in essere.

NON è neanche necessario sostituire l’euro con una nuova moneta svalutata.

Può essere emessa una forma di moneta nazionale, accettata dallo Stato italiano a soddisfacimento delle obbligazioni finanziarie nei suoi confronti (in primo luogo le imposte), e attribuita a cittadini e imprese nella misura necessaria.

NON è indispensabile che questa forma di moneta nazionale circoli sotto forma di banconote e monete metalliche. Si può trattare di titoli, quali i Certificati di Credito Fiscale.

NON è indispensabile alcuna forma di svalutazione. La svalutazione è una modalità per migliorare il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) delle aziende italiane, evitando che lo stimolo alla domanda necessario a riportare l’economia nazionale in condizioni ottimali, in primo luogo sul piano dell’occupazione, squilibri i saldi commerciali esteri. MA lo stesso risultato può essere ottenuto utilizzando una parte delle assegnazioni di CCF per ridurre il carico fiscale che grava sulle aziende italiane.

Identificare il ripristino della sovranità monetaria nazionale con la combinazione break-up dell’euro + svalutazione è UN ERRORE. Non è l’unica via e non è nemmeno la più efficiente. La sua applicazione comporterebbe parecchie difficoltà (turbolenze sui mercati bancari e finanziari, contenziosi giuridici, necessità – in pratica molto difficile da realizzare – di operare in totale segretezza nell’imminenza dell’operazione). Non è impossibile ma le difficoltà sono decisamente elevate.

L’Italia ha la possibilità di riprendere possesso della sua sovranità monetaria, e di attuare politiche macroeconomiche che producano il completo superamento della crisi, ANCHE continuando a utilizzare l’euro come moneta corrente e come moneta di conto, e senza attuare nessun tipo di cambiamento forzato in alcun rapporto contrattuale o finanziario attualmente in essere.

mercoledì 29 gennaio 2014

Che cosa ci insegna la situazione argentina ?


Non certo che la sovranità monetaria non serve.

La sovranità monetaria è essenziale per promuovere corrette politiche di piena occupazione e di stabilità monetaria. Se volete ripassarvi perché sia così, rileggete questo (se avete dieci minuti) o questo (se avete mezz’ora).

Ma della sovranità monetaria si può anche abusare, certamente. Se si finanzia con emissione di moneta una domanda eccessiva rispetto alla capacità produttiva del sistema economico (quindi una spesa a deficit troppo elevata rispetto al necessario, per effetto di spesa pubblica troppo alta o di tasse troppo basse) il risultato è l’inflazione. Stampare moneta di per sè non produce inflazione, ma spingere la domanda oltre la capacità produttiva della propria economia sì.

L’Argentina ha, a quanto pare, cercato di tamponare artificialmente gli effetti di questo fenomeno sul cambio, fissandolo a livelli irrealistici (cioè disallineati rispetto all’inflazione interna).

Ma per sostenere artificialmente il cambio ha dovuto vendere dollari contro pesos e depauperare le proprie riserve valutarie. Il gioco, come sempre accade, ha un suo limite.

Non confondiamo il possibile abuso della sovranità monetaria con la necessità di esserne in possesso. Oggi l’Italia è come una famiglia che vive in una casa a zero gradi di temperatura. Deve portare il termostato a venti. Che qualcun altro sia arrivato a quaranta, trasformando la casa in una serra, o le abbia addirittura dato fuoco (alla casa) non cambia nulla riguardo a quanto è necessario fare da noi.

Ricordiamo comunque che vanno in crisi finanziaria i paesi che hanno debito in valuta estera. Se hai sovranità monetaria come l’Argentina puoi comunque decidere di indebitarti in valuta, e corri dei rischi.

Se ti spossessi della sovranità monetaria come l’Italia, per definizione tutto il tuo debito è in valuta estera.

Che cosa preferite ?

martedì 12 marzo 2013

Manifesto di politica macroeconomica

Due precisazioni: i punti che seguono si trovano formulati, in forma maggiormente discorsiva, qui. E quando parlo di strumenti monetari complementari da introdurre nelle sigole nazioni dell'area euro, chiaramente faccio riferimento ai Certificati di Credito Fiscale.

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UNO: la piena occupazione e la stabilità dei prezzi sono gli obiettivi della politica macroeconomica.

 

DUE: in una nazione che controlla l’emissione della propria moneta, i due obiettivi sono quasi sempre compatibili.

 

TRE: nell’ultimo secolo l’unica eccezione rilevante rispetto al punto DUE è stato lo shock petrolifero degli anni Settanta.

 

QUATTRO: normali oscillazioni del ciclo economico possono essere gestite dalla banca centrale, abbassando i tassi e facilitando il credito quando la domanda rallenta o, al contrario, aumentando i tassi e rendendo più stringenti le condizioni di concessione del credito quando i prezzi salgono troppo velocemente.

 

CINQUE:  sono invece anormali le situazioni di trappola della liquidità (TL) che si producono quando la domanda cala a livelli molto depressi e la riduzione a zero dei tassi d’interesse non basta a riportarla al livello necessario per la piena occupazione.

 

SEI: la TL si è prodotta varie volte a seguito dell’esplosione di bolle speculative: crescita dei valori di azioni, immobili o altri beni a livelli irrazionali; massicci fenomeni di acquisti a credito; repentina caduta che ha lasciato investitori e pubblico gravati di debiti a rischio di insolvenza, e gli intermediari finanziari carichi di crediti di dubbia esigibilità.

 

SETTE: in situazione di TL, è necessaria un’azione diretta di sostegno della domanda: spesa pubblica, riduzione delle imposte, erogazione diretta di contributi ai cittadini o una combinazione di questi interventi.

 

OTTO: l’azione diretta di sostegno alla domanda deve essere finanziata con moneta di nuova emissione. Non ci sono aumenti significativi di inflazione né di tassi d’interesse, fino a quando l’occupazione non ritorna a livelli normali. Il cambio estero della moneta tende invece a deprezzarsi, il che peraltro aiuta la domanda grazie al miglioramento del saldo commerciale.

 

NOVE: il “quantitative easing” (la banca centrale compra titoli di Stato o altre attività finanziarie) dà invece benefici limitati. Si immette liquidità nel sistema bancario che però alimenta credito e domanda solo in misura modesta. Dopo la scoppio di una bolla speculativa, le banche sono cariche di crediti problematici e poco propense a erogare nuovi finanziamenti.

 

DIECI: il governo e la banca centrale devono quindi agire in modo coordinato: la banca centrale deve in effetti essere un’agenzia governativa.

 

UNDICI: ogni nazione, o più esattamente ogni ente pubblico territoriale che gestisce tutte (o la parte preponderante delle) politiche fiscali (tassazione e spesa) in vigore sul territorio, deve quindi essere in grado di emettere uno strumento di natura monetaria.

 

DODICI: per “strumento di natura monetaria”, più brevemente “moneta”, si intende un’attività finanziaria emessa da un’entità pubblica, che quest’ultima NON si impegna a rimborsare BENSI’ ad accettare a saldo delle obbligazioni verso di sé (ad esempio, le tasse).

 

TREDICI: i cambi flessibili tra le monete nazionali ammortizzano gli squilibri di competitività e prevengono la formazione di sbilanci nei saldi commerciali. Se più nazioni usano la stessa moneta, come oggi l’eurozona, è indispensabile introdurre strumenti monetari complementari nazione per nazione, finanziare politiche di detassazione dei costi produttivi e riprodurre lo stesso livello di flessibilità assicurato dalle valute nazionali a cambio fluttuante.

 

QUATTORDICI: il debito pubblico denominato nella moneta dello stato emittente non ha per definizione rischio di default, salvo che si decida volontariamente di non rimborsarlo. Casomai ci può essere un rischio di svalutazione della moneta di denominazione, se lo stato la emette in quantità che spingono la domanda al di sopra della capacità produttiva del sistema economico, e quindi producono una salita generale dei prezzi interni.

 

QUINDICI: se un sistema economico è in condizioni normali (non è in TL) l’incremento del sostegno a determinate forme di domanda (più spesa pubblica o meno tasse) causa un decremento di altre (spiazzamento). Se finanziato a debito, aumenta i tassi d’interesse. Se finanziato con emissione di moneta, aumenta i prezzi interni. Viceversa per il decremento del sostegno alla domanda. Quindi se l’economia non è in TL, sostenere determinate forme di domanda è utile per riallocare risorse, non per aumentare l’occupazione.

 

SEDICI: come detto al punto TRE, nell’ultimo secolo lo shock petrolifero degli anni Settanta è stato l’unico caso rilevante in cui piena occupazione e stabilità monetaria sono risultati temporaneamente incompatibili. Questo perché la crescita dei costi di produzione ha abbassato di colpo il PIL potenziale. Se non si fosse accettato un certo livello di inflazione, i redditi sarebbero calati non solo in termini reali ma anche nominali, creando massicce insolvenze di aziende e privati, TL e depressione dell’economia.

 

DICIASSETTE: nella rara e temporanea situazione di incompatibilità di cui a TRE e SEDICI, l’obiettivo della piena occupazione deve prevalere su quello della stabilità monetaria.