Disclaimer: per
quello che possono valere queste etichette, io mi considero un liberale e non
uno statalista. Nel senso che a mio avviso lo Stato deve svolgere una funzione
sussidiaria rispetto all’iniziativa autonoma degli individui – occuparsi, in
pratica, di quello che gli individui non sono in grado di fare.
Fatta questa
premessa, nello stabilire la linea di demarcazione tra iniziativa individuale e
azione dello Stato, entrano in gioco valutazioni di natura tecnica ed empirica.
Il liberale Keynes e altri hanno sviluppato
e argomentato la tesi dell’utilizzo del deficit pubblico in funzione
anticiclica in quanto l’esperienza degli anni Trenta, totalmente confermata dalla
situazione odierna, ha mostrato come una crisi del sistema finanziario possa
generare una depressione profonda di domanda, produzione e occupazione. Depressione
che NON si risolve da sola – se non in tempi lunghissimi e con costi economici
e sociali estremamente pesanti.
Ora, il mantra
di molti economisti ed opinionisti, autodefinitisi liberali, è che sono usciti
dalla crisi i paesi che, più e meglio degli altri, hanno “fatto le riforme” e “tagliato
la spesa pubblica”. Mentre l’Italia è messa male perché queste cose non le ha
fatte, o non abbastanza.
Riguardo alla
spesa pubblica, spesso ho la sensazione che chi fa queste affermazioni non
abbia in mente i dati, o presupponga che i suoi interlocutori li ignorino. Dati
che invece sono piuttosto semplici (fonti Eurostat e FMI).
Confrontiamo le
variazioni del PIL reale verificatesi tra il 2007 (ultimo anno prima della “crisi
Lehman”) e il 2013.
Variazione PIL reale
|
|
2013 vs '07
|
Media ann.
| |
|
Germania
|
|
|
4,2%
|
0,7%
|
|
Francia
|
0,9%
|
0,2%
| ||
|
Italia
|
-8,7%
|
-1,5%
| ||
|
Spagna
|
-5,7%
|
-1,0%
| ||
|
Irlanda
|
-7,6%
|
-1,3%
| ||
|
Grecia
|
|
|
-23,6%
|
-4,4%
|
La Germania e
(in misura molto minore) la Francia hanno registrato una, sia pur modesta,
crescita economica. Italia, Irlanda e Spagna hanno sofferto di pesanti
contrazioni (anche l’Irlanda e la Spagna, nonostante vengano spesso descritti come
paesi che hanno “superato la crisi”). La Grecia, come ampiamente noto, un vero
e proprio crollo.
Ci dovremmo
quindi aspettare che tedeschi e francesi abbiano virtuosamente ridotto la spesa
pubblica e i greci l’abbiano aumentata, giusto ? e che anche l’Italia l’abbia
controllata peggio di spagnoli e irlandesi, visto che il nostro risultato è
più negativo (anche se non poi tanto) del loro.
Ora, i dati sono
questi.
Spesa pubblica (mld € costanti 2013)
|
2007
|
2013
|
Variazione
| ||
|
Germania
|
|
|
1.143
|
1.224
|
7,1%
|
|
Francia
|
1.074
|
1.176
|
9,6%
| ||
|
Italia
|
814
|
789
|
-3,0%
| ||
|
Spagna
|
425
|
458
|
7,7%
| ||
|
Irlanda
|
65
|
70
|
8,0%
| ||
|
Grecia
|
|
|
113
|
106
|
-6,0%
|
In termini reali
(tenuto conto dell’inflazione, quindi) la spesa pubblica l’hanno ridotta solo
Italia e (soprattutto) Grecia.
E la variazione
peggiore del PIL l’hanno avuta, appunto, Italia e (soprattutto, molto
soprattutto) Grecia.
Il punto è che
durante una depressione economica, azioni di riduzione della spesa sono quanto
di più controproducente si possa concepire. Possono essere utili – in linea di
principio, e in qualsiasi momento – azioni di riallocazione della spesa: sostituire una spesa meno efficiente con
una più efficiente. Fermo restando che il beneficio sta nell’incremento di
efficienza, che è solo una frazione dell'intervento. Che se si taglia la spesa
pubblica per incrementare quella privata (per esempio tramite una riduzione di
tasse) la maggior efficienza della spesa privata rispetto a quella pubblica è
un’ipotesi da argomentare, non da prendere come una realtà indiscutibile. E che
c’è anche il rischio di sbagliarsi – cioè di creare inefficienze, quando si
pensava di ridurle.
La crisi è un
problema di carenza di domanda, e si risolve solo con politiche fiscali espansive, previa attivazione degli strumenti monetari necessari a supportarle.
Mettere al centro dell’attenzione la “riduzione della spesa pubblica” è, nella
più ottimistica delle ipotesi, un modo per distogliere l’attenzione dalla vera
causa e dalle vere soluzioni della depressione economica.