sabato 3 novembre 2018

Moneta Fiscale per l'Italia


Biagio Bossone / Marco Cattaneo / Massimo Costa / Stefano Sylos Labini

Alcuni anni fa, abbiamo iniziato a proporre la Moneta Fiscale (MF) come strumento in grado di superare le disfunzioni dell’Eurozona. E’ quindi abbastanza frustrante leggere sul Financial Times (28 ottobre 2018) in un articolo di Wolfgang Munchau (“Italy is setting itself for a monumental fiscal failure”) che la MF, data la sua natura di moneta parallela, innescherebbe la rottura dell’euro.

Non è così. La MF è un titolo trasferibile e negoziabile emesso dallo Stato, che i titolari potranno utilizzare per conseguire sconti fiscali a partire da due anni dopo l’emissione. Questi titoli avranno valore fin dall'emissione, in quanto incorporeranno un impegno irrevocabile dello Stato emittente, e potranno immediatamente essere scambiati contro euro o utilizzati come strumento di pagamento (in parallelo all’euro) su una piattaforma dedicata dove verrebbero accettati su base volontaria.

La MF sarà distribuita gratuitamente per finanziare investimenti pubblici e programmi di spesa sociale, per integrare i redditi dei lavoratori e per ridurre il cuneo fiscale sui costi di lavoro a vantaggio delle aziende. Questo produce un incremento sostenibile di domanda interna e migliora la competitività delle aziende (con effetti analoghi a un riallineamento del cambio). Diventa quindi possibile riassorbire l'enorme output gap dell’Italia senza deteriorare il saldo commerciale estero del paese.

Sulla base di quanto affermato dagli IFRS (International Financial Reporting Standards), la MF non costituisce debito, in quanto non esiste obbligazione di rimborso da parte dell’emittente. L’ESA (European System of Accounts) infatti la considera un “non-payable deferred tax asset”, che non impatta sui conti pubblici fino al momento dell’utilizzo per conseguire sconti fiscali – quando, due anni dopo l’emissione, produzione e gettito fiscale si saranno incrementati grazie al maggior potere d’acquisto in circolazione.

Sulla base di ipotesi prudenziali (moltiplicatore fiscale di 1x e ripresa degli investimenti privati tale da riassorbire, in quattro anni, metà della flessione rispetto al PIL subita tra il 2007 e oggi) una graduale emissione di MF, che inizi nel 2019 e raggiunga 100 miliardi nel 2021 (il che si confronta con oltre 800 miliardi di entrate fiscali del settore pubblico), continuando poi invariata, innalzerebbe la crescita del PIL reale al 3% nel periodo 2019-2021 e in un intervallo 1,5%-2% successivamente. Ciò genera maggior gettito sufficiente a compensare gli sconti fiscali via via che arrivano a maturazione.

In caso di temporanei scostamenti negativi rispetto alle previsioni, una serie di azioni possono essere attuate per garantire gli obiettivi fiscali: finanziare alcuni investimenti pubblici in MF e non in euro; aumentare le tasse da pagare in euro ma compensare il contribuente mediante erogazioni di MF; incentivare i titolari di MF a posporne l’utilizzo per conseguire sconti fiscali riconoscendo una maggiorazione di importo dei quantitativi da essi posseduti; ridurre il debito collocando (a pagamento) MF sul mercato. Queste azioni innalzerebbero la disponibilità di euro per il governo evitando effetti prociclici e – punto di grande importanza – impedirebbero il formarsi sul mercato finanziario di situazioni di incertezza. L’alto margine di copertura (il rapporto tra gli incassi pubblici lordi e gli sconti fiscali che diventano utilizzabili ogni anno) renderebbe la manovra sostenibile.

Attivando un programma di MF, l’Italia farebbe ripartire la sua crescita senza richiedere alcuna revisione dei trattati, senza richiedere trasferimenti da altri paesi e senza aumentare il ricorso ai mercati finanziari. Il debito pubblico smetterebbe di crescere e si ridurrebbe in rapporto al PIL, raggiungendo così l’obiettivo del Fiscal Compact. Tra l'altro, se l’Italia allentasse la sua disciplina ed emettesse un eccesso di MF, il valore di quest’ultima calerebbe senza però che questo influenzi il valore dell’euro o crei rischi di default (la MF è intrinsecamente un titolo default-free e le azioni sopra descritte garantiscono che il debito a rischio di default comunque non si incrementerà). L’elevato rapporto di copertura, sopra menzionato, rende peraltro questo scenario del tutto improbabile.

In un’economia con un ampio sottoutilizzo di risorse produttive, il moltiplicatore fiscale e l’acceleratore degli investimenti hanno un forte, combinato effetto sulla produzione (e solo moderatamente sui prezzi). Inoltre, l’impatto sulla domanda è massimizzato in quanto l’azione sulla competitività (via riduzione del cuneo fiscale) evita deterioramenti del saldo commerciale estero. E in ultimo, incrementare la domanda darà benefici su produttività e crescita di lungo termine, entrambe fortemente indebolite dai molti anni di contrazione degli investimenti pubblici e privati.

Tutto questo non è un passo verso il break-up. Eliminando le disfunzioni dell’Eurosistema, la sua rottura non è più un passo necessario. Per inciso, nella nostra proposta l’ammontare totale di FM in circolazione raggiungerà un massimo di 200 miliardi: una piccola frazione dei depositi bancari (4.000) e dei titoli di debito pubblico in circolazione (oltre 2.000). La MF non sostituirebbe, ma integrerebbe queste attività finanziarie; e l’euro rimarrebbe l’unità di conto dell’economia italiana.

Munchau afferma che la principale caratteristica di un’unione monetaria non è l’esistenza di una moneta legal-tender (cioè ad accettazione obbligatoria) ma il fatto che si formi un’area monetaria comune con un libero flusso di pagamenti: le moneta parallele e i controlli sui capitali sarebbero quindi incompatibili con questo assetto. Ma la MF strutturata secondo la nostra proposta non richiede alcun controllo sui capitali e non ostacola in alcun modo i flussi di pagamenti.

La MF ha la funzione di mobilitare risorse produttive inutilizzate, di accelerare gli investimenti, e di riavviare il credito privato: e ottiene questi risultati in un’economia priva dei tradizionali strumenti di sovranità monetaria e di espansione fiscale convenzionale.


30 commenti:

  1. È vero che negli Usa i cittadini hanno un alto debito privato? Ma se il debito privato è interno, tra cittadini e banche dello stesso Paese è comunque un problema?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un problema perché l'eccesso di debito può dare luogo a forti insolvenze in fasi di debolezza dell'economia e/o dei mercati finanziari, e destabilizzare l'intero sistema. E' quanto è accaduto nel 2008. La crisi è stata tamponata con massicci interventi pubblici a sostegno delle banche, che per ragioni politiche, tuttavia, non sono avvenuti abbastanza in fretta per evitare una pesantissima recessione mondiale.

      Elimina
    2. E sì, il debito privato dei cittadini USA è molto alto. Ma anche in parecchi altri paesi. Una nazione dove invece è più basso della media ? l'Italia...

      Elimina
  2. Ma Munchau ha letto bene il vostro progetto, non lo conosce affatto o lo fa di proposito nel dire che romperebbe l'eurosistema?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo conosce in linea di massima, ma non ne ha approfondito a sufficienza i dettagli e le implicazioni.

      Elimina
  3. Come il caso ha evitato che Fermi scoprisse la fissione dell'uranio troppo presto che avrebbe con altissime probabilita' portato la Germania alla bomba nucleare, il caso e la fedelta' cristiana hanno portato la madre di Cristiano Ronaldo a non abortire, e oggi non avremmo in Serie A uno dei migliori di tutti i tempi ??? !!! Ma la lista e' lunga...
    Luca il PATRIOTA

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, come ha spiegato Nassim Taleb (e non solo lui), il caso gioca un ruolo decisivo in molte, molte vicende umane.

      Elimina
  4. Domanda sui nuovi partiti politici tedeschi Afd, Verdi e Linke: sono tutti europeisti tranne il primo? Vorrebbero gli Use in caso arrivassero al governo nel 2021? Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Definirei europeisti solo i Verdi. Afd chiaramente è anti, la Linke "altroeuropeista", cioè vorrebbero che gli USE ci fossero ma sulla base di presupposti (soprattutto a livello di gestione economica) fuori dalla realtà delle cose possibili. Voterebbero per gli USE ? forse i Verdi, ma non ci giurerei. In realtà alla maggioranza dell'elettorato tedesco gli USE vanno bene solo a condizioni che non sono accettabili per troppi altri Stati...

      Elimina
    2. Quindi in un certo senso sono nostri "alleati" in quanto propongono condizioni inaccettabili (governo italiano è europeista ma non credo che accetterebbe condizioni capestro.. o no?)

      Elimina
    3. In un certo senso sì. Ma l'iniziativa per sbloccare la situazione deve venire dall'Italia. Può anche essere che gli eventi esterni ci portino bene o male a superare il contesto attuale (per noi inaccettabile) ma non ci si può far conto. Per introdurre la Moneta Fiscale, non abbiamo bisogno di nessuno.

      Elimina
  5. E' vero che negli ultimi 150 anni abbiamo perso tante guerre ma e' soprattutto questione d'investimenti negli armamenti, e in tutte le guerre perse l'Italia ha investito poco o nulla rispetto ai nemici, quando abbiamo investito cifre importanti abbiamo dominato con l'Impero Romano, cui oggi tutti gli eserciti debbono le tattiche militari, e' vero che quasi tutte le tattiche militari derivano da quelle romane o da quelle di Napoleone che si diceva italiano ???
    Luca il PATRIOTA

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh ma in realtà abbiamo perso solo la seconda guerra mondiale e qualche battaglia coloniale… non abbiamo fatto una gran figura nella terza guerra d'indipendenza, ma eravamo comunque parte della coalizione vincente. Sulle tattiche militari chiaro che i Romani e Napoleone hanno insegnato molto a tutti. Non credo però che alla luce dell'evoluzione tecnologica le tattiche di allora siano così rilevanti oggi. Fermo restando che è uno dei tanti argomenti di cui so molto poco.

      Elimina
  6. È vero che Keynes in principio fu liberista e poi cambiò idea, specie riguardo agli scambi commerciali e delle partite correnti che se sono in squilibrio creano appunto il conflitto tra le Nazioni? Ed è vero che prima delle guerre mondiali gli scambi erano appunto a livelli altissimi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. Prima della guerra 1914-1918 sì, gli scambi internazionali erano molto, molto intensi. Il pensiero di Keynes nel tempo si è evoluto, come è normale. Quando si parla di keynesismo occorre riferirsi a quanto da lui detto e scritto dal trattato di Versailles ("Le conseguenze economiche della pace") in poi.

      Elimina
  7. È vero che negli Usa si sta riscoprendo il socialismo, soprattutto da parte dei giovani che sono molto indebitati a causa del sistema neoliberista? Trump e Sanders possono aiutare in questo cambiamento politico se mai avverrà?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si sta riscoprendo la socialdemocrazia di stampo europeo (proprio nel momento in cui l'Europa ha fatto non pochi passi per abbandonarla…). Sanders è un socialdemocratico, come lo sono alcuni giovani politici tipo Alexandra Ocasio Cortez. Trump naturalmente no, visto che è dichiaratamente di destra. Però attua politiche espansive (sia pure non nel modo migliore sul piano redistributivo: meno tasse ad aziende e ai ricchi, non più spesa sociale) e non ha certo il culto dei conti pubblici "in ordine" (i soldi si stampano, diceva già in campagna elettorale). Ha riportato gli USA al pieno impiego, il che un beneficio in termini di maggiori retribuzioni, anche a livello dei meno abbienti, lo sta producendo.

      Elimina
  8. Perche' gli USA non esportano la democrazia in NordCorea o Iran cosi ci divertiamo, ammiro i persiani che 39 anni fa hanno preso in ostaggio i diplomatici USA e fatto la Rivoluzione per tornare indipendenti e sovrani !?
    Luca il PATRIOTA

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dove ci sono le armi nucleari, la democrazia non la "esporti", giusto ?

      Elimina
    2. Su certi aspetti invidio la NordCorea, ma anche Cina, India, Russia e tutti i paesi sovrani, cosa che noi purtroppo non siamo...
      Luca il PATRIOTA

      Elimina
  9. A livello economico le cause della WWI furono gli scambi commerciali eccessivi e la competizione feroce fra Stati.. Fu cosi anche per la WWII? O c'era altro? Desiderio di dominio della Germania? È vero che gli USA cercarono di provocare il Giappone e spingerlo ad attaccarli? Credo comunque che le ragioni di dominio siano sempre strettamente collegate a quelle economiche e delle risorse..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per la WWII, il desiderio di rivalsa tedesco per il trattamento umiliante e stupido subito dopo la WWI (umiliante perché le si attribuì la colpa esclusiva di aver scatenato la guerra che invece era condivisa con tutti gli altri - il loro torto fu di perderla - stupido perché le si imposero condizioni economicamente vessatorie senza però far venir meno i presupposti che la rendevano una grande potenza continentale - senza smembrarla, in altri termini).


      Sul fatto che Roosevelt contasse su un casus belli che inducesse il Giappone al conflitto si è scritto molto… indizi ce ne sono, prove certe non mi pare. Ma non sono uno storico.

      Elimina
  10. Mattia Terziani9 novembre 2018 23:34

    Quali sono le principali differenze con i "MiniBOT" proposti dall'On. Claudio Borghi?

    RispondiElimina
  11. Sul fatto che Roosevelt contasse su un casus belli che inducesse il Giappone al conflitto si è scritto molto… indizi ce ne sono, prove certe non mi pare. Ma non sono uno storico. Marco Cattaneo.

    1. “Il Giorno Dell’Inganno. Pearl Harbor: un disastro da non evitare”, Robert B. Stinnett, Il Saggiatore, 2001, p. 460.

    2. La versione originale in lingua inglese:

    “Day of Deceit: The Truth about FDR and Pearl Harbor” , Robert B. Stinnett

    Editore: Simon & Schuster
    Anno: 2001
    Rilegatura: Paperback
    Pagine: 399 p.

    https://www.ibs.it/day-of-deceit-truth-about-libro-inglese-robert-b-stinnett/e/9780743201292

    Da notare che la versione in italiano del libro non è più disponibile da molto tempo e si trova solo di seconda mano, io l'ho pagata 50 euro e le posso dire che ne vale la pena fino all'ultimo cent perché il libro è basato su documenti storici che forniscono le prove incontrovertibili che gli USA fecero tutto il necessario e il possibile per provocare l'attacco giapponese a Pearl Harbor e possedevano tutte le migliori tecnologie militari e non militari per prevederlo nel migliore dei modi da tutti i punti di vista, furono ampiamente usate anche in quell'occasione ma i risultati tenuti a conoscenza solo dei "pupari" che manovravano il tutto, insomma, un libro che è una bomba storica nucleare, libro del quale i media mainstream occidentali non parlano mai, chissà perché.....!!

    Comunque, a parte questo, sinceri complimenti per il suo lavoro di controinformazione sull'euro e su UE, purtroppo gente in gamba come lei non viene mai invitata a parlare sui media mainstream dove ancora impera la menzogna eurista propagandata da giornalisti che sono solo dei servi del potere, a dir poco.

    Buona giornata e i miei migliori auguri che la sua eccellente opera di controniformazione sull'euro e UE possa al più presto dare i suoi effetti positivi.

    Cordiali saluti.

    Fabrice



    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie ! più che controinformazione la chiamerei informazione corretta a corredo di proposte (penso e spero) sensate. Questa è l'obbiettivo che mi pongo, in ogni caso.

      Elimina
  12. Si figuri, piacere mio!

    "Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario", George Orwell.

    Quindi visto che in Italia ( non solo in Italia) sui media mainstream la propaganda eurista ha raggiunto vette indecenti da lungo tempo ormai e visto addirittura che nelle ultime politiche nazionali per tutta la campagna elettorale è stato messo un "contatore del debito pubblico" sui Maxi-Led delle Stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina e allora la sua logicamente è come dicevo un'opera di controinformazione vera e propria e come le dicevo ha anche il pregio di essere di ottima qualità.

    Quindi lei ha fatto e fa controinformazione economica di ottima qualità, se lei invece volesse fare qualche approfondimento di controinformazione storica di ottima qualità sulla seconda guerra mondiale, ecco qui alcuni testi storici capolavoro da questo punto di vista.

    1. “Il mito della guerra buona. Gli Usa e la seconda guerra mondiale”
    di Jacques Pauwels, Datanews Editore, 2003, p. 253.

    2. “La colpa fu tutta tedesca? Storia delle responsabilità americane nello scoppio dello Seconda guerra mondiale”
    di Charles Beard, Oaks Editrice, 2017, p. 423.

    3. “Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale”, Viktor Suvorov, Spirali Editore.

    Quarta di copertina

    Primo di una trilogia dedicata all’argomento, questo libro capovolge l’opinione comune diffusa sulla seconda guerra mondiale. Riscrive la storia di questo conflitto e del ruolo che ha avuto Stalin nella sua lunga progettazione e nel suo svolgimento.
    L’Autore fa un esame dettagliato, dal punto di vista militare, della preparazione militare e ideologica della guerra e dell’apparato bellico sovietico. Si avvale non di archivi o di fonti dei servizi segreti ma di pubblicazioni ufficiali, accessibili a ciascuno: manuali diffusi nelle scuole militari, riviste militari, quotidiani, come la “Pravda”, periodici e altri scritti, fra cui l’opera omnia di Stalin. Nel libro, Suvorov si chiede come sia accaduto che, di fronte a questa mole di materiali, nessuno abbia capito quale sia stato l’effettivo svolgersi della guerra e quali siano stati il progetto, la tattica e la strategia sovietici.
    L’Autore dimostra come Stalin abbia auspicato e preparato la guerra (addirittura fin dagli anni venti), ritenendola, sulla scia di Lenin, adatta per innescare la rivoluzione proletaria. Rispetto a questa, appunto, Hitler avrebbe fatto da nave rompighiaccio (questo il soprannome attribuito a Hitler dai sovietici). Il progetto di Stalin era d’invadere e di occupare l’Europa. Suvorov spiega, inoltre, come Stalin sia riuscito ad apparire non l’effettivo iniziatore della guerra, ma addirittura una parte lesa, sedendosi, nelle trattative, dalla parte dei vincitori.
    Suvorov scrive con una semplicità e una chiarezza esemplari, senza indulgere alla retorica dei sentimenti, esponendo il materiale senza colorazioni. La sua scrittura risulta convincente e efficace.

    4."Biografia non autorizzata della seconda guerra mondiale", Marco Pizzuti, Mondadori, 2018, p. 366 .

    Intervista con l'autore Marco Pizzuti:

    https://www.letture.org/biografia-non-autorizzata-della-seconda-guerra-mondiale-marco-pizzuti/

    I lbri indicati al punto 1 e al punto 3 non sono più disponibili da tempo, ( ma che strana coincidenza... ), si trovano solo di seconda mano, dei quattro, i primi due a mio avviso sono eccezionali da un punto di vista controinformativo a livello di quadro globale sulla seconda guerra mondiale.

    Buon inizio di settimana e di nuovo i miei migliori auguri che la sua eccellente opera di controniformazione sull'euro e UE possa al più presto dare i suoi effetti positivi.

    Fabrice

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C’è sicuramente da riflettere sulle tesi esposte in quei libri. Anche per uscire dagli schemi abituali della storia scritta dai vincitori: che è di parte, come forse è tutta la storiografia - ma anche forse più della media.

      Elimina