giovedì 17 settembre 2020

Una riflessione sul “debito buono” di Draghi


La grande novità dell'intervento di Mario Draghi a Rimini sarebbe stata, secondo molti, l’affermazione che esiste debito buono e debito cattivo (dove “buono” e “cattivo” sono da valutarsi sulla base delle finalità perseguite). Il debito cattivo è da evitare, il debito buono è spesso utile e a volte addirittura indispensabile.

Secondo qualcuno è la scoperta dell’acqua calda. Però in effetti è una posizione che induce a riflettere, e porta a conclusioni che proprio banali non sono.

Non sono banali, in effetti, proprio perché vanno molto al di là del “Discorso di Rimini” (il quale comunque rappresenta un non disprezzabile passo in avanti, se non altro rispetto al “Discorso di Pesaro”…). 

Il “debito buono” di Draghi sarebbe quello che espande la capacità produttiva e la produzione effettiva del paese, il che lo rende sostenibile. Quindi, hanno commentato in parecchi, quello per gli investimentibelli, non per la spesacorrentebrutta, e men che meno per i temporaneamentenecessarimaorribilisussidi.

C’è però un “dettaglio” da tenere in considerazione. La produzione non si espande solo in conseguenza dell’aumentata capacità produttiva generata dagli investimenti (che comunque richiede un corrispondente aumento di capacità di spesa e quindi di domanda, altrimenti gli investimenti rimangono inutilizzati).

La produzione si espande anche quando, immettendo capacità di spesa nel sistema economico, si riassorbe capacità produttiva già esistente, ma al momento sottoutilizzata. E a questo fine vanno bene anche i sussidi, vanno bene anche i trasferimenti, vanno bene anche le riduzioni di tasse.

Quanto poi all’affermazione che gli investimenti sono comunque meglio della spesa corrente, l’ho sempre trovata bizzarra. Meglio un cavalcavia inutile (investimento) o risolvere le carenze di staff di un ospedale (spesa corrente) ? era già una domanda retorica prima del Covid.

E tutto questo anche facendo finta di accettare un concetto che invece non è accettabile per niente: che la spesa pubblica netta debba necessariamente essere finanziata emettendo debito.

Quando invece si può emettere moneta.

Insomma il “Discorso di Rimini” del 2020 è un passo in avanti rispetto al “Discorso di Pesaro” del 1926. Però è molto opportuno che ulteriori passi avanti avvengano un bel po’ più rapidamente. Io e credo anche chi mi legge non saremo in circolazione abbastanza a lungo per commentare il “Discorso di Cattolica” del 2114.

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