mercoledì 3 aprile 2019

La "no-deal Brexit" rispetta la volontà popolare


La vicenda Brexit è più confusa che mai, e le previsioni in merito al suo esito finale appaiono alquanto aleatorie.

Tuttavia mi sembra il caso di precisare una cosa: la Brexit effettuata senza alcun accordo preventivo con la UE, la cosiddetta “no-deal Brexit” o “hard Brexit”, rispetta la volontà popolare così come si è espressa nel referendum del giugno 2016. Anzi, a mio avviso è l’unico scenario che la rispetta pienamente.

La ragione è molto semplice. Il referendum non chiedeva alla popolazione del Regno Unito “siete o no favorevoli a uscire dalla UE a condizioni che si stipuli un accordo con determinate caratteristiche ?”. La domanda era molto più semplice: “volete uscire o rimanere ?”.

E la maggioranza dei votanti si è espressa per l’uscita.

Chi afferma che sarebbe necessario un nuovo referendum “perché le condizioni sono cambiate” sostiene una posizione insensata. Tra un referendum e l’attuazione delle decisioni che ne conseguono passa sempre del tempo, e le condizioni sono sempre, inevitabilmente, in mutamento. Ma la volontà si è espressa allora, e va rispettata, se si crede nella democrazia.

L’argomentazione che sento formulare più di frequente riguarda uno slogan utilizzato dai leavers durante la campagna referendaria: con la Brexit si cesseranno di pagare contributi alla UE, e quindi ci saranno più soldi per altre cose – per esempio, per il NHS (National Health Service, il sistema sanitario pubblico).

Ora, l’accordo negoziato con la UE da Theresa May (e respinto già tre volte dal parlamento di Westminster) prevede al contrario che i contributi alla UE continuino per assicurarsi una nuova relazione commerciale (in che misura non è chiaro: ritengo a livelli inferiori a prima, dato che la UE sta chiedendo più soldi agli stati membri per “coprire il buco prodotto dalla Brexit”).

Ma la causa è, ancora una volta, il fatto che la May (la quale, ricordiamoci, ha fatto nel 2016 campagna per il remain) ha negoziato un accordo, cosa che il referendum NON chiedeva di fare.

Più in generale, rimane vero che se smetto di pagare contributi alla UE mi rimangono più soldi per fare altro. Che poi questo “altro” abbia luogo o meno, non è automatico: dipende dalla volontà del governo e del parlamento. Ma questo era evidente anche durante la campagna referendaria.

L’attuale confusione nasce dal fatto che importanti gruppi d’interesse economici e politici – allineati con la UE – stanno fortemente influenzando il governo e il parlamento inglese per evitare il no deal; nell’interesse loro, che non coincide – a mio parere – con quello della popolazione britannica.

E’ legittimo pensare che il no deal sarebbe una sciagura. Io non lo credo affatto, ma c’è spazio, ovviamente, per discuterne. Ma giusta o sbagliata che sia, la no deal Brexit è l’unica opzione coerente con la volontà popolare, così come si è espressa nel voto del 2016.

18 commenti:

  1. Quello che fa rabbia oltre al non rispetto della volontà popolare è il fatto ad esempio che non si spieghi che se il governo volesse potrebbe benissimo finanziare col deficit la sanità inglese a prescindere dai contributi risparmiati uscendo dalla Ue (hanno la sterlina)...

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    1. Verissimo, il che apre tutta una serie di considerazioni sulla MMT e su come ancora non venga compresa dai governi (non solo nell'Eurozona). In questo caso però il dibattito che si è acceso negli USA è un segnale di cambiamento importante.

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    2. Magari in Usa potrà anche accadere che applicheranno la mmt ma che lo facciano in eurozona, la vedo molto dura essendo fanatici fino al midollo... se poi per miracolo i nostri al governo si sveglieranno (causa improvvisa emergenza/crisi finanziaria) non lo so.

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    3. Non sarà mai una decisione presa da Bruxelles, devono attuarla i singoli governi, utilizzando la Moneta Fiscale / CCF oggetto di questo blog (chi non la conoscesse ancora legga, per prima cosa, il post del 29.6.2018).

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  2. Domanda sull'egemonia del dollaro Usa: questa moneta viene imposta negli scambi internazionali grazie alla forza dell'esercito più potente del globo e il governo americano ha sempre affermato che il loro stile di vita e consumo NON è in discussione (omettendo però che buona parte del popolo NON ne gode per niente essendo in povertà). Nonostante gli Usa abbiano un deficit commerciale enorme il dollaro si svaluta poco essendo appunto moneta di scambio accettata da tutti i Paesi esterni. Posto che è un utopia pongo questa ipotesi: se per assurdo smettessero di essere impero e sviluppassero la loro domanda interna con la mmt il dollaro si svaluterebbe, ma di contro tutta la popolazione americana vivrebbe bene e potrebbero anche ridurre il loro esercito che ha dei costi enormi nel loro bilancio. In definitiva la domanda è: quello che ho affermato è tecnicamente corretto (se pur utopico)? Se lo è e le cose rimangono come sono ora allora vuol dire che tutto ciò accade per volontà delle oligarchie finanziarie che sono disposte anche a scontrarsi con altre potenze pur di mantenere questo sistema assurdo di libero scambio imposto con la forza

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    1. Io non sono molto d'accordo con la premessa. Il dollaro USA è la moneta di riferimento degli scambi internazionali perché gli USA sono la più grande economia mondiale (la Cina si sta portando allo stesso livello, ma la sua moneta non è ancora pienamente convertibile) e il più grande mercato per chi vuole esportare i suoi prodotti. E gli USA comprano, a una condizione: di pagare con la loro valuta. Nessuno è obbligato ad accettarla, ma tutti la accettano perché nessuno vuole essere tagliato fuori dal più grande mercato del mondo.

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    2. Beh allora se è come dice lei che se ne fanno di un esercito cosi grande e potente? Specie ora che la guerra fredda è finita? Persino quelli di Limes (che sono filo atlantisti) dicono che il dollaro è imposto grazie all'esercito e all'atomica e che l'economia è subordinata al potere militare. Poi comunque anche quello che ha detto lei è corretto è anche il fatto di avere un enorme mercato globale. Ma allora ripeto: che se ne fanno di una flotta cosi grande dislocata in tutto il globo se non per controllare le vie marittime degli scambi a loro vantaggio ?

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    3. L'economia è, se non proprio subordinata, influenzata dal potere militare perché produrre armi superevolute è un grosso business. E dalla seconda guerra mondiale in poi gli USA si sono presi il ruolo di "world policeman". A vantaggio naturalmente di gruppi d'interesse ben precisi: oltre all'industria della difesa, quella petrolifera (ad esempio). Ma non sono d'accordo con Limes: se anche gli USA smantellassero buona parte dell'esercito e svoltassero verso l'isolazionismo (politico, non economico) il dollaro rimarrebbe la valuta di riferimento mondiale. Potrà essere forse un giorno scalzato dalla moneta cinese se il PIL della Cina diventa tipo il doppio di quello USA: possibile, la popolazione è il quadruplo (anche se è statica mentre quella USA aumenta).

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    4. Quindi tornando alla mmt della prima domanda: se sviluppassero la domanda interna che accadrebbe al dollaro e al libero scambismo globale ?

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    5. Dipende dalle modalità di applicazione della MMT. Per esempio se la domanda interna viene incrementata ma vengono anche ridotti gli oneri fiscali sul lavoro (come vogliamo fare noi nell'ambito del progetto CCF) non c'è necessariamente un impatto sul cambio. Quanto al libero scambismo, non sono gli USA i suoi principali sostenitori, ma la UE e la Cina che pretendono (la Cina adesso meno) di crescere solo con i surplus commerciali.

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    6. Ecco ad esempio la Cina io non la capisco... stampa moneta a iosa e potrebbe benissimo sviluppare la sua domanda interna con politiche keynesiane no ? Perché invece si butta sull'export (anche se ora meno) ?

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    7. Per parecchi anni l'ha fatto per sfruttare il basso costo del lavoro, ma adesso si sta rapidamente ribilanciando. Le retribuzioni sono salite parecchio e i saldi commerciali si stanno avvicinando al pareggio.

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    8. Anche i dazi di Trump hanno coadiuvato questo cambio di politica economica cinese immagino...

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    9. Penso abbiano accelerato il processo, va però riconosciuto che i cinesi si stavano già muovendo in quella direzione - anche se meno rapidamente di quanto avrebbero voluto gli USA.

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    10. Stanno quindi ripiegando sulla domanda interna... ma allora la BRI e l'espansione verso Europa ed Africa? Mi sembra un agire da impero (sempre in ambito economico)

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    11. Non necessariamente un impero punta a ottenere surplus commerciali. Infatti gli USA sono in costante deficit, come lo era l'Impero Britannico.

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  3. A quanto corrisponde in mld il saldo commerciale tra Italia ed Usa ?

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    1. Non trovo un dato aggiornato, credo che siamo intorno ai 30 mld positivi per l'Italia, in parte compensati da un saldo servizi favorevole agli USA.

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