giovedì 29 dicembre 2016

Il calcolo sbagliato di Berlusconi

Non ho nessuna pretesa di essere un raffinato analista politico, e le analisi politiche del resto sono decisamente più aleatorie di quelle economiche (che già di loro non scherzano). Ma una cosa mi sento di affermarla. Berlusconi sta andando fuori strada con le sue strizzate d’occhio, ultimamente molto esplicite, a un governo di larghe intese PD – Forza Italia.

Beninteso, lo stile del personaggio è sempre quello di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, di rilasciare dichiarazioni un giorno per poi contraddirsi o lasciare tutti nel dubbio il giorno dopo, eccetera. Però la sua attuale linea di pensiero mi appare evidente: il PD non avrà i numeri per governare da solo e quindi allearsi con me sarà determinante, solo io porterò la futura “grande coalizione” italian style oltre il 50% in parlamento.

Ora, i sondaggi accreditano al PD (ammesso che non si spacchi) un 30% circa, mentre Forza Italia è quotata intorno al 13%. Al 50% non si arriva, neanche con i cespuglietti alfanian-verdiniani (se sopravvivono) e l’inevitabile sostegno esterno dei partiti locali valdostani o sudtirolesi (sempre filogovernativi, basta che i soldi degli statuti speciali continuino ad arrivare).

Naturalmente Berlusconi fa conto sulla sua collaudatissima capacità di rimonta in sede di campagna elettorale. Un 5% minimo, rispetto ai sondaggi, quante volte glielo abbiamo visto recuperare nelle ultime settimane prima del voto ?

Qui però, credo, sta l’errore di calcolo. La remuntada stavolta non la vedo, e non tanto perché le sue indubbie capacità di comunicazione si stiano appannando con l’età e con le condizioni di salute. Pesa anche questo, ma il punto chiave è un altro.

Berlusconi è stato per vent’anni il federatore di un centrodestra “moderato” (o che si percepiva come tale) caratterizzato dall’avere in uggia le “sinistre”. Ovviamente la linea politica del PD di sinistra non ha più nulla da una vita, ma questo la maggior parte degli elettori centrodestri comincia (forse) a capirlo solo ora. E se anche lo capisce, l’uggia comunque rimane, perché la sinistra dal PD è sparita, ma la spocchia radicalchicchista c’è ancora tutta, come prima se non peggio.

La contrapposizione tra blocchi politici che ha caratterizzato quasi vent’anni di bipolarismo italiano, in ultima analisi, si è parecchio fondata su due antipatie epidermiche, uguali e contrarie. Dell’elettore di centrodestra verso un centrosinistra ormai tale solo di nome, ma sussiegoso e intellettualmente pretenzioso come sempre. E dell’elettore del sedicente centrosinistra verso il rassemblement opposto (Milano da bere + beceri valligianbossiani + ex fasci di risulta…).

Il dato di fatto è che in Italia il “centrodestra” numericamente pesa, non da oggi ma dal 1948, più del “centrosinistra”, e soprattutto per questo Berlusconi ha vinto tre elezioni politiche (1994, 2001 e 2008) e ne ha perse solo di un pelo due in cui partiva strasfavorito (2006 e 2013).

Ma se in campagna elettorale Berlusconi non gioca più la carta della “diga contro i comunisti” e non si presenta più come il “federatore dei moderati”, una buona parte del suo elettorato tradizionale lo perde. Il 13% non risale al 18-20%. Più probabile che scenda al 7%. A vantaggio soprattutto della destra “lepenista” (e fortemente eurocritica) Salvini + Meloni.

3 commenti:

  1. Berlusconi è obbligato a fare da sponda al PD. Altrimenti la difesa delle sue aziende, l'unica cosa che gli sia mai veramente interessata, chi gliela garantisce?

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    1. Che sia non dico obbligato ma (diciamo così) "fortemente motivato" a farlo, finché il PD sta al governo, non lo discuto. Il punto è se sarà in grado di dare al PD i numeri per governare dopo le prossime elezioni. Secondo me no, questo è il punto dell'articolo.

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  2. L'articolo si focalizza su Berlusconi, ma va aggiunto che se arrivano alle elezioni con un'ipotesi di alleanza PD + Forza Italia, magari non superesplicita ma lasciandola intravedere chiaramente, il PD perde ulteriori pezzi di elettorato a sinistra.

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