giovedì 12 gennaio 2017

La moneta legale è sempre moneta fiscale


Se verrà adottato il progetto Moneta Fiscale, in Italia – e probabilmente in altri paesi dell’Eurozona – circoleranno due forme di moneta: l’euro e il titolo fiscale – ovvero, un titolo utilizzabile per ridurre pagamenti altrimenti dovuti alla pubblica amministrazione, in particolare per tasse, imposte, contribuiti al sistema sanitario e pensionistico ecc.

Ho più volte affermato che la Moneta Fiscale nazionale non confligge con il monopolio di emissione della BCE. La BCE, infatti, rimarrebbe l’unico emittente di moneta ad accettazione obbligatoria in tutti i paesi dell’Eurozona, mentre la Moneta Fiscale nazionale sarà accettata su base VOLONTARIA. L’unico soggetto che si vincolerà ad accettarla sarà la pubblica amministrazione del paese emittente. Tutti gli altri ne riconosceranno il valore non perché obbligati a farlo, ma in quanto il valore stesso deriva dalla sua utilizzabilità a fini fiscali.

A ben vedere, da quando è venuta meno qualsiasi forma di convertibilità della moneta (in oro o altro), tutta la moneta legale, in qualsiasi paese, è moneta fiscale. Quando in Italia esisteva la lira, aveva valore perché in lire dovevano essere pagate le tasse.

Va notato che lo Stato tutela l’osservanza dei contratti, per cui se io vendo un bene o un servizio la legge deve garantire l’adempimento, quindi il pagamento. Ma in effetti non sempre, e non necessariamente, il contratto è stipulato nella moneta legale del paese.

Contratti e rapporti economici con contropartita in moneta diversa da quella legale del paese in cui si stipulano non sono frequentissimi, ma neanche particolarmente rari. La compravendita di azioni quotate USA è generalmente regolata in dollari, anche quando compratore e venditore sono entrambi residenti italiani. Lo stesso avviene spesso per acquisti e vendite di prodotti petroliferi, o di altre materie prime. Un cittadino svizzero o britannico che viene a lavorare in Italia per un periodo predefinito, prevedendo poi di tornare in patria, probabilmente stipula un contratto con pagamento in franchi o in sterline.

Si dice che la moneta legale in uso in Italia è l’euro, ma questo non significa che i contratti tra privati espressi in un'altra valuta non abbiano lo stesso livello di tutela giuridica.

La moneta legale in Italia è l’euro non perché i contratti in euro siano gli unici giuridicamente tutelati, ma perché le tasse devono essere pagate in euro. La moneta legale è quindi a tutti gli effetti moneta fiscale.

La Moneta Fiscale nazionale differisce dall’euro perché è riconosciuta, al fine di estinguere passività fiscali, solo nel paese di emissione, mentre l’euro lo è in tutti i 19 paesi dell’Eurozona. Quanto esisterà la Moneta Fiscale italiana potrò utilizzarla per ridurre un pagamento di imposte in Italia, ma non in Spagna, in Germania o in Slovacchia.

E’ poi concepibile l’esistenza di moneta anche in un ipotetico Stato dove non esistono le tasse. La moneta in questo caso sarebbe un’unità di conto e di compensazione degli scambi giuridicamente tutelata (in quanto lo Stato fa rispettare i contratti) anche se non utilizzabile a fini fiscali. Il WIR svizzero e il Sardex italiano (vedi anche qui)  già da alcuni anni (anzi nel caso del WIR da parecchi decenni) funzionano proprio in questo modo.

Ma questi ultimi esempi, per quanto significativi e interessanti, agiscono su scala limitata. In pratica, le tasse esistono, e la moneta fiat in qualsiasi paese del mondo è quella in cui lo Stato richiede che vengano pagate le tasse. E questa è l’origine del suo valore.


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