Negli ultimi
giorni, varie indiscrezioni sui media hanno riferito che sia il governo greco
che la BCE stanno valutando la possibilità che la Grecia emetta una moneta
parallela nazionale per pagare stipendi di dipendenti pubblici, pensioni ecc.
La sempre minore disponibilità di euro potrebbe indurre a questo passo nelle
prossime settimane.
E’ importante
sottolineare che l’introduzione di una moneta parallela può avvenire in almeno
due modi, con implicazioni profondamente differenti.
Una prima
possibilità è che la Grecia emetta IOU (“I Owe You”), cioè, sostanzialmente,
promesse di pagamento di euro a scadenza. Si tratterebbe in pratica di titoli
di debito, emessi per pagare determinati costi in sostituzione degli euro.
La via
alternativa consiste nell’emissione di Certificati di Credito Fiscale (CCF) da
assegnare gratuitamente, in primo luogo, a lavoratori e aziende. I CCF
darebbero al possessore il diritto a una riduzione di pagamenti dovuti alla
pubblica amministrazione, per tasse, imposte o per qualsiasi altra motivazione.
Sono, in pratica, diritti di sgravio fiscale, utilizzabili a partire da una
data prestabilita (per esempio, due anni dopo l’emissione).
I CCF sono un diritto patrimoniale con un valore certo a scadenza. Il soggetto
ricevente potrebbe cederli sul mercato finanziario, convertendoli quindi in
euro, con uno sconto finanziario probabilmente non molto diverso da quello di
un titolo di Stato di pari scadenza.
I CCF verrebbero
emessi per effettuare azioni di integrazione dei redditi e di stimolo del
domanda. Per esempio, un dipendente con una retribuzione netta di 1.000 euro
mensili continuerebbe a ricevere gli stessi 1.000 euro più CCF per un valore
facciale di 100.
Nello stesso
tempo, un’azienda che paga ogni mese 2.000 euro di costi lordi (stipendio netto,
imposte e contributi) a un dipendente, si vedrebbe attribuire CCF per un valore
facciale di 200, il che comporta una riduzione del costo azienda effettivo.
Una quota di CCF
potrebbe anche essere utilizzata per azioni di spesa pubblica, quali interventi
umanitari e programmi di garanzia dell’occupazione.
La via IOU con
ogni probabilità avrebbe l’effetto ipotizzato da vari economisti e commentatori
– tra gli altri, Costas Lapavitsas, Jacques Sapir, e Frances Coppola – che la
vedono come una soluzione temporanea, che porta all’uscita dall’euro.
I motivi sono due. Da un lato, il governo greco emetterebbe nuovi
titoli di debito denominati in euro, senza che si capisca come potrebbe
onorarli (tenuto conto che già non è in grado di pagare il debito attuale). Dall’altro,
sostituire pagamenti in euro per stipendi e pensioni con erogazioni di
IOU è una chiara indicazione che la Grecia non è in grado di rimanere nell’Eurozona.
Con ogni probabilità, quindi, la via IOU porterebbe rapidamente all’uscita.
La via CCF è basata su un’idea molto differente. La Grecia si dà l’obiettivo
di ottenere un appropriato saldo tra incassi governativi in euro e pagamenti
governativi in euro. Nello stesso tempo, per espandere la domanda ed avviare
una forte ripresa economica, introduce uno strumento di supporto. I CCF, sotto la
condizione di non emetterne una quantità eccessivamente alta rispetto al PIL e
alle entrate fiscali greche, avrebbero un valore significativo e sarebbero cedibili
contro euro con uno sconto non elevato rispetto al valore facciale.
La via CCF è
rivolta a creare le condizioni per rimanere nell’Eurozona, e, nello
stesso tempo, per stimolare la domanda, accrescere il potere d’acquisto dei
cittadini, ridurre i costi di lavoro interni e produrre la risalita del PIL. In
questo modo si ottengono anche le maggiori entrate fiscali che compenserebbero
la riduzione degli incassi altrimenti prodotta dall’utilizzo dei CCF (via via
che questi giungono a scadenza).
Rimane il
problema delle imminenti rate di rimborso su alcuni debiti greci verso la BCE,
il FMI e i partner dell’Eurozona. La Grecia dovrebbe annunciare
contemporaneamente un pacchetto di interventi basato su (i) l’introduzione dei
CCF (ii) l’impegno a raggiungere un surplus di bilancio pubblico primario
(incassi pubblici in euro meno pagamenti pubblici in euro, erogazioni di CCF
escluse) per esempio dell’1% del PIL nel 2015 e del 3% successivamente, e (iii)
una modifica del piano di rimborso dei debiti, che potrebbe limitarsi a
posporre le scadenze 2015 ripartendole sul periodo 2016-2018.
Si potrebbe
immaginare una reazione negativa di BCE e UE a un annuncio di questo tipo, con
azioni quali la sospensione del programma ELA (Emergency Liquidity Assistance) al
settore bancario greco. Ma, a parte la dubbia legittimità di un’azione di
questo tipo alla luce dei trattati, questo provocherebbe l’uscita della Grecia
dall’euro: esattamente quanto BCE e UE desiderano evitare. Sarebbe da parte
loro molto poco saggio, ed appare, di conseguenza, improbabile.