Visualizzazione post con etichetta Costas Lapavitsas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Costas Lapavitsas. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

Moneta parallela: può risolvere la crisi greca, ma è fondamentale il “come”



Negli ultimi giorni, varie indiscrezioni sui media hanno riferito che sia il governo greco che la BCE stanno valutando la possibilità che la Grecia emetta una moneta parallela nazionale per pagare stipendi di dipendenti pubblici, pensioni ecc. La sempre minore disponibilità di euro potrebbe indurre a questo passo nelle prossime settimane.
E’ importante sottolineare che l’introduzione di una moneta parallela può avvenire in almeno due modi, con implicazioni profondamente differenti.
Una prima possibilità è che la Grecia emetta IOU (“I Owe You”), cioè, sostanzialmente, promesse di pagamento di euro a scadenza. Si tratterebbe in pratica di titoli di debito, emessi per pagare determinati costi in sostituzione degli euro.
La via alternativa consiste nell’emissione di Certificati di Credito Fiscale (CCF) da assegnare gratuitamente, in primo luogo, a lavoratori e aziende. I CCF darebbero al possessore il diritto a una riduzione di pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione, per tasse, imposte o per qualsiasi altra motivazione. Sono, in pratica, diritti di sgravio fiscale, utilizzabili a partire da una data prestabilita (per esempio, due anni dopo l’emissione).
I CCF sono un diritto patrimoniale con un valore certo a scadenza. Il soggetto ricevente potrebbe cederli sul mercato finanziario, convertendoli quindi in euro, con uno sconto finanziario probabilmente non molto diverso da quello di un titolo di Stato di pari scadenza.
I CCF verrebbero emessi per effettuare azioni di integrazione dei redditi e di stimolo del domanda. Per esempio, un dipendente con una retribuzione netta di 1.000 euro mensili continuerebbe a ricevere gli stessi 1.000 euro più CCF per un valore facciale di 100.
Nello stesso tempo, un’azienda che paga ogni mese 2.000 euro di costi lordi (stipendio netto, imposte e contributi) a un dipendente, si vedrebbe attribuire CCF per un valore facciale di 200, il che comporta una riduzione del costo azienda effettivo.
Una quota di CCF potrebbe anche essere utilizzata per azioni di spesa pubblica, quali interventi umanitari e programmi di garanzia dell’occupazione.
La via IOU con ogni probabilità avrebbe l’effetto ipotizzato da vari economisti e commentatori – tra gli altri, Costas Lapavitsas, Jacques Sapir, e Frances Coppola – che la vedono come una soluzione temporanea, che porta all’uscita dall’euro.
I motivi sono due. Da un lato, il governo greco emetterebbe nuovi titoli di debito denominati in euro, senza che si capisca come potrebbe onorarli (tenuto conto che già non è in grado di pagare il debito attuale). Dall’altro, sostituire pagamenti in euro per stipendi e pensioni con erogazioni di IOU è una chiara indicazione che la Grecia non è in grado di rimanere nell’Eurozona. Con ogni probabilità, quindi, la via IOU porterebbe rapidamente all’uscita.
La via CCF è basata su un’idea molto differente. La Grecia si dà l’obiettivo di ottenere un appropriato saldo tra incassi governativi in euro e pagamenti governativi in euro. Nello stesso tempo, per espandere la domanda ed avviare una forte ripresa economica, introduce uno strumento di supporto. I CCF, sotto la condizione di non emetterne una quantità eccessivamente alta rispetto al PIL e alle entrate fiscali greche, avrebbero un valore significativo e sarebbero cedibili contro euro con uno sconto non elevato rispetto al valore facciale.
La via CCF è rivolta a creare le condizioni per rimanere nell’Eurozona, e, nello stesso tempo, per stimolare la domanda, accrescere il potere d’acquisto dei cittadini, ridurre i costi di lavoro interni e produrre la risalita del PIL. In questo modo si ottengono anche le maggiori entrate fiscali che compenserebbero la riduzione degli incassi altrimenti prodotta dall’utilizzo dei CCF (via via che questi giungono a scadenza).
Rimane il problema delle imminenti rate di rimborso su alcuni debiti greci verso la BCE, il FMI e i partner dell’Eurozona. La Grecia dovrebbe annunciare contemporaneamente un pacchetto di interventi basato su (i) l’introduzione dei CCF (ii) l’impegno a raggiungere un surplus di bilancio pubblico primario (incassi pubblici in euro meno pagamenti pubblici in euro, erogazioni di CCF escluse) per esempio dell’1% del PIL nel 2015 e del 3% successivamente, e (iii) una modifica del piano di rimborso dei debiti, che potrebbe limitarsi a posporre le scadenze 2015 ripartendole sul periodo 2016-2018.
Si potrebbe immaginare una reazione negativa di BCE e UE a un annuncio di questo tipo, con azioni quali la sospensione del programma ELA (Emergency Liquidity Assistance) al settore bancario greco. Ma, a parte la dubbia legittimità di un’azione di questo tipo alla luce dei trattati, questo provocherebbe l’uscita della Grecia dall’euro: esattamente quanto BCE e UE desiderano evitare. Sarebbe da parte loro molto poco saggio, ed appare, di conseguenza, improbabile.

lunedì 20 aprile 2015

Greek parallel currency: how to do it properly



According to several recent media reports, both the Greek government and the ECB are taking into consideration the possibility (for Greece) to issue a parallel domestic currency (PDC) to pay governmental expenditures, including civil servants salaries, pensions etc. This could happen in the coming weeks as Greece faces a severe shortage of euros.
It is important to stress that the introduction of a Greek PDC could take place in at least two ways, with deeply different implications.
The first avenue would be for Greece to issue IOUs, ie promises to pay to the bearer euros upon a future time expiration. Basically they would be euro denominated debt obligation, issued to pay salaries, pensions etc. in IOUs instead of in euro.
The second avenue would be to issue Tax Credit Certificates (TCC) which entitles the bearer to settle future tax obligations, and to use them to supplement payments and to implement new demand support actions. The Greek government could, for instance:
increase net monthly salaries by paying eg 1.000 euros plus 100 TCC instead of just 1.000 euros;
reduce actual gross labor costs by giving eg 200 TCC to each domestic employer which pays a salary (gross of taxes and social costs) of 2.000 euros;
partially fund humanitarian actions, job guarantee programs etc.
The first avenue is likely to trigger the effect envisaged by Costas Lapavitsas, Jacques Sapir, Frances Coppola and many others. In Lapavitsas words: “This is not a sustainable arrangement. It’s only a stopgap measure. And, at the end of the line, it’s a stopgap towards the exit, basically. It needs to be understood as such. So yes, I’m in favor of it… But be under no illusion that this could be a permanent, stable solution”.
The reason why the IOU avenue is not a permanent one is twofold: (i) the Greek government would be issuing additional euro-denominated debt obligations without any hint on how it will be able to reimburse them, and (ii) replacing euro payments for salaries and pensions with IOU disbursements would clearly indicate to the general public that Greece cannot stay in the Eurozone.
The second avenue, the TCC one, is based on a very different idea: Greece aims at attaining a proper balance between euro governmental payments and euro governmental receipts. In addition, to expand demand and trigger a strong economic recovery, it introduces a supporting tool. As long as the total amount of circulating TCC is not too large as a percentage of GDP and of gross governmental receipts, TCC will be valuable, will be accepted by the general public and will trade at not too high a discount vis-à-vis the euro.
So what has to be done is going along the TCC avenue, clearly stating that it aims at allowing Greece to stay in the Eurozone, while implementing demand support actions to increase citizens’ purchasing power, to reduce domestic labor costs, and to strongly increase GDP. This would also generate, in due course, higher gross tax receipts (which will offset TCC being used to settle future taxes).
If, as appears to be the case, Greece has problems in repaying short-term debt installments to the ECB, to the IMF and to Eurozone partners, it should unilaterally announce (i) the implementation of the TCC program (ii) a commitment to generate a euro primary surplus (euro receipts less euro payments, TCC disbursements not included) say of 1% of GDP in 2015 and 3% starting from 2016, and (iii) a proposal for a new repayment schedule, which would presumably include spreading 2015 debt repayments over eg the 2016-2018 timeframe. 
The ECB and the EU could react negatively to such an announcement, taking actions such as the suspension of the Emergency Liquidity Assistance to the Greek banking sector, which would precipitate the Grexit. On the other hand, this would precisely cause the outcome that everybody wants to avoid. It would be unwise and, in my opinion, it is unlikely to happen.