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giovedì 2 aprile 2015

Doppia circolazione monetaria in Grecia: ci siamo vicini ?


Questo articolo, pubblicato da Reuters pochi giorni fa, dà sostegno all’ipotesi che l’introduzione di una moneta nazionale greca destinata non a rimpiazzare, ma ad affiancare l’euro potrebbe verificarsi nell’arco delle prossime – poche – settimane.

Nulla ancora trapela, tuttavia, in merito ad alcuni dettagli essenziali. In particolare, si tratterà di obbligazioni che lo stato greco promette di rimborsare in euro, o di una vera e propria forma di moneta fiscale – utilizzabile per pagamenti di tasse, imposte, contributi ed altre forme di obbligazioni finanziarie dovute alla pubblica amministrazione greca ?

In altri termini, saranno patacones o saranno CCF ?

E’ un punto chiave perché la capacità futura dello stato greco di rimborsare rilevanti importi di obbligazioni denominate in euro è altamente dubbia.

L’accettazione da parte dello stato a compensazione di tasse ed altri oneri ad esso dovuti è invece un impegno di legge, che lo stato stesso è sempre in grado di onorare.

E’ quindi plausibile che il patacones greco (se venisse introdotto in quella forma) varrebbe poco o nulla e che la sua introduzione non risolverebbe i problemi attuali dell’economia greca (come, ai tempi, non risolse quelli causati all'Argentina dal cambio fisso con il dollaro). I CCF, se ben strutturati, avrebbero al contrario un’efficacia molto più elevata.

Altro tema: come reagiranno UE e BCE ? adotteranno provvedimenti “rabbiosi”, quali l’interruzione della fornitura di liquidità (in euro) alle banche greche, tagliando o azzerando l’Emergency Liquidity Assistance (ammesso che esista una motivazione tecnico-legale che consenta di farlo ?). La conseguenza sarebbe la fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona, unita a un massiccio default, e alla trasformazione della moneta parallela in moneta nazionale esclusiva.

O faranno buon viso a cattivo gioco, rendendosi conto che una sistema di monete parallele ben concepito è proprio la strada per avviare, finalmente, la ripresa dell’economia greca, per sgombrare il campo dai timori di una Grexit deflagrante, e anche per migliorare le possibilità di recupero dei crediti di BCE, FMI e stati dell’Eurozona ?
 
La razionalità tecnico-economica farebbe propendere nettamente per la seconda ipotesi. Ma in realtà si tratta di una decisione squisitamente politica. Non faccio previsioni. Mi sento comunque di affermare che, in entrambi gli scenari, i greci hanno molto da guadagnare e pressoché nulla da perdere.

venerdì 19 dicembre 2014

Patacones argentini: precursori dei CCF ? non proprio


Un interlocutore mi ha rammentato qualche giorno fa che in Argentina, durante la crisi che porto al default e alla svalutazione a fine 2001, i governi provinciali misero in circolazione i cosiddetti “patacones”, titoli in qualche modo simili ai CCF. Che non furono sufficienti, tuttavia, a risolvere la crisi economica e a evitare l’uscita dal “currency board”.

E’ un tema su cui vale la pena di soffermarsi.

I “patacones” furono, effettivamente, emessi da alcuni governi provinciali, non dal governo centrale argentino (il nome infatti deriva da “Patagonia”, e in spagnolo non significa quello che a un italiano viene intuitivo pensare…). Inizialmente, erano titoli obbligazionari che gli emittenti si impegnavano a pagare in pesos, convertibili 1:1 in dollari: erano quindi titoli di debito, a tutti gli effetti.

Naturalmente la possibilità che gli emittenti fossero realmente in grado di rimborsare i titoli in "pesos convertibili" era bassa in partenza e, con l’aggravarsi della crisi, non poteva che peggiorare. A un certo punto, quindi, i “patacones” furono trasformati in veri e propri “CCF locali”, cioè resi utilizzabili per pagare tasse e imposte dovute ai vari governi provinciali emittenti: non, tuttavia, ogni forma di pagamento verso il settore pubblico nazionale (contrariamente alla “Moneta Fiscale” della nostra proposta).

Inoltre, la dimensione totale delle emissioni fu troppo modesta per produrre una ripresa della domanda sufficiente a incidere sulla gravissima spirale deflattiva-depressiva del paese. Nella maggior parte dei casi, non servirono in realtà nemmeno ad attuare politiche espansive, ma solo a sostituire pagamenti già dovuti (saldandoli in “patacones” e non in pesos).

I “patacones” non incisero significativamente nemmeno sul gap di competitività delle produzioni domestiche argentine rispetto alla concorrenza internazionale (dovuto al cambio fisso con il dollaro). Non ricordo in realtà che ci sia stato nemmeno un tentativo di intervenire su quest’ultimo punto agendo sul cuneo fiscale. D’altra parte il gap di competitività era ben più pesante rispetto a quello attuale italiano: come provato dal fatto che, dopo la rottura della parità, la svalutazione del peso contro dollaro fu di 2-3 volte, non certo del 20-30% che si ipotizza per l’Italia in caso di breakup dell’euro.

Il nostro progetto “Moneta Fiscale” nasce su presupposti ben diversi grazie (i) alla totale utilizzabilità dei CCF a fronte di qualsiasi tipo di pagamento verso il settore pubblico nazionale, definito nel senso più ampio del termine (ii) alle dimensioni delle emissioni e quindi del connesso effetto espansivo sulla domanda, adeguate a colmare l’attuale output gap italiano; e (iii) all’impiego di una quota di CCF per ridurre l’impatto del cuneo fiscale, in misura coerente con il necessario recupero di competitività delle aziende italiane.

Probabilmente, la situazione argentina del 2001 era troppo deteriorata e distorta per essere risolta in modo diverso che per il tramite di una combinazione di default e svalutazione. Ma (per fortuna !) l’Italia è ancora ben lontana da quella situazione.