martedì 27 gennaio 2026

Eurolirici e modello sociale europeo

 

Se metti sotto il naso a un eurolirico i catastrofici risultati della gestione economica UE-euro, spesso lo vedi arroccarsi in difesa con l’affermazione che “sì va bene però l’Europa è, rimane, un posto migliore dove vivere rispetto agli USA perché abbiamo il welfare, la sanità pubblica, l’istruzione universitaria accessibile a tutti”.

Tutte cose vere.

Solo che sono anche tutte cose che da questa parte dell’Atlantico sono state realizzate PRIMA di Maastricht e PRIMA dell’euro.

Da allora in poi, si è invece andati nella direzione di “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”, per usare la nota espressione di Tommaso Padoa-Schioppa.

Espressione della quale ho sempre trovato rimarchevole il contrasto tra la soavità della forma e la sociopatia del contenuto.

Gli eurocrati hanno fatto parecchia strada verso il raggiungimento dell’obiettivo delineato da TPS. Certo, non ci sono ancora riusciti del tutto.

Però la direzione è quella, e seguirla non ha creato benefici in qualche modo compensativi in termini di crescita economica. Al contrario, ha fatto perdere terreno rispetto agli USA e al resto del mondo ANCHE sul piano della produttività e dello sviluppo.

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