venerdì 10 luglio 2015

Titoli fiscali per iniziative di sviluppo via Cassa Depositi e Prestiti


In base a un’idea di Enrico Grazzini, stiamo riflettendo sulla possibilità di utilizzare uno strumento finanziario, fondato sul concetto di Moneta Fiscale, per attuare programmi d’investimento in opere e lavori di pubblica utilità, finanziare attività di ricerca e, in generale, attivare azioni di politica industriale.

La proposta potrebbe coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ed essere formulata nei seguenti termini.

 

La Stato italiano emette Certificati di Credito Fiscale (CCF) per un importo, ad esempio, di 30 miliardi, esercitabili per ridurre pagamenti altrimenti dovuti alla pubblica amministrazione a partire da due anni dopo la loro emissione. Per il momento, non le assegna o colloca a nessuno: restano in possesso dello Stato medesimo.

Contemporaneamente, la CDP attiva una serie di azioni di politica industriale, sinteticamente definite come sopra, offrendo in pagamento obbligazioni (le “Obbligazioni CDP”) per pari importo. Diventano quindi Obbligazionisti CDP una serie di soggetti (principalmente aziende) che sviluppano commesse, attività di ricerca, eccetera, per conto della CDP.

La durata delle Obbligazioni CDP è medio-lunga, ma il titolare ha la facoltà – anche in questo caso, due anni dopo l’emissione delle obbligazioni – di convertirle nei CCF appositamente emessi dallo Stato.

Nel momento in cui la conversione si verifica, la Stato permuta i CCF a fronte di un credito a lungo termine verso la CDP. Quindi la CDP riceve i CCF e li attribuisce agli obbligazionisti, e il debito della CDP si estingue.

Gli (ex-)Obbligazionisti CDP diventano titolari dei CCF.

Lo Stato diventa creditore della CDP, per il controvalore dei CCF convertiti: fino, quindi, a un massimo di 30 miliardi.

 

In sintesi:

 

La situazione di partenza è:

Emissione di 30 miliardi di CCF da parte dello Stato, al servizio della conversione delle Obbligazioni CDP.

 

Lo sviluppo delle azioni di politica industriale implica che:

La CDP mette in atto investimenti e opere di pubblica utilità, attività di ricerca, promuove l’avvio di attività imprenditoriali ecc., acquisendo la titolarità dei relativi Beni e Partecipazioni.

Le controparti (principalmente aziende) che sviluppano tali attività ricevono Obbligazioni CDP a compenso (parziale o totale) delle loro prestazioni.

 

La situazione dopo la conversione delle obbligazioni in CCF (ipotizzando che avvenga per il totale di 30 miliardi) è:

I titolari delle Obbligazioni CDP diventano titolari dei CCF.

Lo Stato diventa creditore a lungo termine, per 30 miliardi, verso la CDP.

La CDP non è più indebitata verso gli Obbligazionisti CDP, ma verso lo Stato.

La CDP mantiene la titolarità dei sopracitati Beni e Partecipazioni, che gestisce nel tempo anche al fine di pagare capitale e interessi sul debito a lungo termine verso lo Stato.

 

Lo sviluppo delle politiche industriali attivate dalla CDP comporta una considerevole crescita di PIL e occupazione, produce maggiori entrate fiscali e consente allo Stato di ridurre il rapporto debito pubblico / PIL, più che compensando la riduzione di gettito dovuta (a parità di condizioni) all’utilizzo dei CCF.

17 commenti:

  1. non potete usare la cdp come collaterale dei ccf perché ciò porterebbe al bank run sulla cdp stessa.

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    1. Guardi che in questa ipotesi è il contrario. Sono i CCF ad essere il collaterale (il sottostante, in quanto c'è un diritto di conversione) dell'obbligazione CDP.

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    2. purtroppo no. i ccf non valgono nulla in quanto nessuno sa a quanto ammonteranno le tasse dopo due anni. mentre la cdp può essere espropriata appunto dei suoi asset ovvero il risparmio degli italiani in euro. i ccf sono moneta e non un titolo e quindi non possono essere un sottostante. sono credito di tasse. il vostro scopo è appunto creare il casus belli per espropriare gli euro della cdp e questo porta ovviamente al ritiro dei risparmi.

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    3. Non c'è bisogno di sapere a quanto ammonteranno le tasse tra due anni. Basta sapere che sono larghissimamente capienti - e lo sono - rispetto ai CCF in circolazione.

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    4. purtroppo no, lo stato può anche alzare le tasse o peggio fare default e quindi gli asset della cdp verrebbero confiscati. se lo scopo non sono tali asset allora potevate fare una società veicolo con partecipazioni anche della cdp e senza usare il suo bilancio per emettere appunto i bond.

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    5. Se lo stato alza le tasse la copertura dei CCF e' ancora più elevata. Non che sia raccomandabile, e men che meno necessario, peraltro.

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    6. non funziona. successe la stessa cosa con la AIG in america. era diventata la cassaforte finale senza saperlo. se usate il bilancio cdp in questo create il panico.

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    7. L'AIG con i crediti fiscali non c'entrava proprio niente.

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    8. ma coi dollari sì. così come gli euro della cdp. altrimenti non si spiega perché volte usare il suo bilancio.

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    9. Solo perché sembra esserci una volontà politica di affidare alla CDP un ruolo di coordinamento della politica industriale. Ma tutto quello che proponiamo funziona altrettanto bene anche senza coinvolgerla.

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    10. come fa a funzionare lo stesso senza se avete proposto che la cdp emetta dei bond?

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    11. I bond possono anche essere emessi dal ministero dell'economia.

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    12. è un cortocircuito. non potete unire polo positivo e polo negativo.

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  2. la proposta grazzini non parla di ccf ma solo di obbligazioni cdp.

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    1. Lo schema descritto nel post li prevede.

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  3. il punto cruciale dove casca l'asino è quando cattaneo dice che alla fine lo stato diventa creditore di 30 miliardi verso la cdp. 30 miliardi di cosa? pere? mele? euro? è ovvio che si scatena il bank run alle poste.

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    1. 30 miliardi di euro, a fronte dei quali CDP detiene investimenti in attività e participazioni industriali.

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