venerdì 24 luglio 2015

Riflessioni sulla manovra Renzi

Biagio Bossone e Marco Cattaneo


Renzi sa che in un’economia esangue, come quella italiana, soltanto uno stimolo fiscale forte può incidere su aspettative che, in assenza di segnali incisivi di svolta, restano improntate a pessimismo e impoverimento. Ha pertanto annunciato di voler operare un taglio di alcune tasse.   

Ma come finanziare questi tagli? Recuperare le coperture è impossibile se non tagliando la spesa pubblica (il che porta magari guadagni di efficienza – peraltro da dimostrare - ma sottrae impulso a quella stessa domanda che s’intende rilanciare) oppure ottenendo flessibilità sui conti pubblici da Bruxelles. Ma quest’opzione, pur se concessaci, aumenterebbe il debito, conseguenza non proprio desiderabile.   

Noi proponiamo una misura che consentirebbe un taglio fiscale across the board che si autofinanzierebbe attraverso la crescita. Proponiamo che lo Stato emetta certificati di credito fiscale (CCF) che conferiscono al portatore il diritto a una riduzione di tasse, tributi e ogni altra obbligazione a favore dello Stato, a partire da due anni dall’emissione dei titoli (vedremo perché) e pari al valore nominale dei titoli stessi. I CCF sono titoli trasferibili e possono essere scambiati in euro (verosimilmente con uno sconto sul valore nominale comparabile a quello applicato su uno zero-coupon a due anni). Coloro che vendono i CCF vogliono euro per poterli spenderli. Coloro che li comprano acquisiscono il diritto a una riduzione fiscale a scadenza (e dunque a risparmi futuri). Gli intermediari finanziari possono acquistare CCF a sconto da coloro che vogliono venderli e potranno o utilizzarli per riduzioni fiscali a scadenza o rivenderli a sconto inferiore e ricavarne un profitto.  

Lo Stato assegna CCF di nuova emissione a famiglie e imprese. Molte famiglie li convertiranno in euro e li spenderanno in consumi. Le imprese faranno altrettanto o troveranno vantaggioso approfittare del minor carico fiscale per ridurre i prezzi, recuperare competitività e migliorare l’export. In un’economia depressa, la spesa stimolata dalle emissioni di CCF avrà un effetto moltiplicativo su reddito e occupazione. Le prospettive di rischio creditizio miglioreranno e accresceranno l’incentivo per le banche a riprendere l’erogazione di prestito per nuove attività di produzione e investimenti. Il maggior output genererà nuovo gettito fiscale. Le nostre proiezioni mostrano che basta un moltiplicatore del reddito intorno a 0,8 (assai più basso delle stime prevalenti) per far sì che nei due anni di differimento previsti per la scadenza dei CCF lo Stato incasserà introiti sufficienti a coprire il costo della riduzione fiscale, senza incremento del rapporto deficit pubblico / PIL.

L’emissione di CCF non comporta violazioni delle regole dell’euro. I CCF non sono uno strumento di debito, non costituiscono un trasferimento di reddito e non sono una valuta che lo Stato emette per sostituire l’euro. Permettono al settore privato di monetizzare e spendere oggi i tagli fiscali previsti a due anni e consentono tempo sufficiente affinché il prodotto nazionale cresca e generi introiti fiscali per evitare deficit.

Le emissioni possono inoltre essere accompagnate da clausole di salvaguardia da attivare nel caso in cui la crescita dell’output generi meno introiti fiscali del previsto:

Lo Stato può annunciare un impegno a finanziare in CCF una quota (presumibilmente piccola) delle sue spese, e/o

ai contribuenti lo Stato può assegnare nuovi CCF a fronte di nuove tasse (ciò sarebbe equivalente a sostituire aumenti delle tasse con dei swap forzosi CCF-euro), e/o

lo Stato può incentivare i possessori a ritardare l’utilizzo per sconto fiscale dei CCF giunti a scadenza attraverso il riconoscimento di un aumento del valore facciale dei titoli in loro possesso (il che è equivalente a riconoscere un interesse sotto forma di nuovi  CCF), e/o

lo Stato può raccogliere capitali in euro dal mercato collocando CCF con scadenze più lunghe al posto dei tradizionali titoli di debito.

Se adottate, queste clausole avrebbero effetti enormemente meno pro-ciclici di quelli che impone la UE per assicurare gli obiettivi di bilancio.

Con i CCF lo Stato, sostanzialmente:

Uno, promette a cittadini e imprese un ampio taglio delle tasse distribuito sull'arco di due anni;

Due, incorpora questa promesse in titoli che cittadini e imprese nel frattempo possono scontare e monetizzare oggi stesso per spenderle;

Tre, conta che nei due anni previsti la nuova spesa genererà output e gettito fiscale sufficiente per coprire il costo della riduzione fiscale.

In altri termini, con i CCF lo Stato effettua una forma di ‘deficit spending’ che prevede uno spending (da parte del settore privato) immediato e un deficit (del settore pubblico) ritardato che peraltro si auto-riassorbirà per effetto del moltiplicatore della spesa. Lo Stato fa ciò emettendo titoli sui quali non può fare essere, in nessuna circostanza, costretto al default.

Si tratterebbe di una grande manovra di stimolo della domanda indotto dallo Stato, con effetti moltiplicativi sul reddito e sull’occupazione.

15 commenti:

  1. Gentile Dott. Cattaneo,

    Ormai non ci sono più dubbi sulle intenzioni di chi sta al governo da noi come in grecia e nel resto dell'europa.
    Dalla vicenda di Tzipras a Renzi l'evidenza pare quella di un annientamento premeditato delle economie del Sud Europa. Le soluzioni ci sono e sono note, fino alla più drastica e traumatica uscita unilaterale dalla moneta unica. Purtroppo la direzione presa è sempre quella diametralmente opposta. Fare un referendum e disattenderlo subito dopo con un programma peggiorativo rispetto alle premesse non ha bisogno di parole. Renzi non ha intenzione (e non può) abbassare le tasse, l'unica cosa che può fare è spostare i soldi da una parte all'altra e ridurli ancora un po'. Se non si dice la verità, se non si ha intenzione di spiegare come stanno davvero le cose, come ha fatto lei nel suo libro, non si ha intenzione ne' di risolvere i problemi ne' tanto meno di cambiare direzione.

    Stefano

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    1. Capisco lo sconforto, ma messo di fronte a queste considerazioni mi viene sempre da citare il Buddha: "L'unica costante e' il cambiamento..."

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  2. x stefano
    per quale motivo spostare i soldi deve essere sbagliato? è difficile e forse impossibile ma non sbagliato in principio. redistribuire senza stampare soldi o debito è una cosa giusta. chi non ha pagato mai la crisi perde qualcosa a favore di chi l'ha pagata sempre. è ovvio che la crisi non deriva solo da questo ma da fattori ben più importanti che saranno risolti solo con devastanti crisi economiche che scoppieranno in futuro ma intanto redistribuire un po' risorse e diritti serve a impedire estremismi inutili. è vero che nessuno ci riesce ma non significa che sia sbagliato. ad esempio i ccf di cattaneo vengono distribuiti senza tenere conto delle ricchezze personali ma solo della situazione personale o aziendale ufficiale. ma sappiamo che ciò non è dimostrazione di ricchezza o povertà reale.

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    1. Credo che Stefano intendesse - ed è la mia opinione, evidentemente - che da questa crisi si esce solo con interventi di espansione del potere d'acquisto. La redistribuzione risolve poco o nulla. Più nulla che poco.

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    2. se espandi il potere di acquisto devi espandere la produzione allargando il mercato e non allargando i produttori attuali. e per evitare sbilanci è ovvio che le aziende nazionali e straniere si accordino. ma questo è possibile solo con la nascita di azionariati e quotazioni e la fine delle aziende statali o padronali. i cittadini saranno cioè azionisti dell'economia. cosa che le economie nazionali non vogliono fare creando appunto gli squilibri la cui soluzione è solo l'austerità e il taglio del debito per tenere a stecchetto le nazioni più povere che devono consumare solo le quantità che quelle più ricche decidono per loro.

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  3. Purtroppo il taglio delle tasse (imu sulla prima casa) avverrà con l'aumento delle tasse (rivalutazione delle rendite catastali). Renzi non si metterà mai contro l'Europa, non ne ha né il coraggio né l'intelligenza.

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  4. Renzi non si metterà mai contro l'Europa, non ne ha né il coraggio né l'intelligenza.

    Cit. anonimo

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    non ne ha neanche la volontà...(è uno di loro ..anche se in veste da cameriere )

    Shardan

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  5. x shardan
    non è vero, può benissimo tagliare le tasse da una parte e alzarle dall'altra. quello
    che conta per l'europa e per lo stato italiano non è la tassazione singola ma la pressione fiscale totale. ma quelle sulla casa sono tasse certe e quindi difficili da togliere. il problema più grave non è tanto la tassazione (comunque grave) ma il fatto che i risparmi degli italiani si stanno consumando non per investimenti nell'economia reale e consumi bensì per consentire ad una parte privilegiata della società di milioni e milioni di persone di continuare ad avere il tenore di vita che sempre ha avuto. questa spaccatura è pericolosa. è un esproprio che porterà all'estremismo sociale se non viene fermato e risolto

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    1. OPPURE ABBASSANDO LE TASSE MA ALZANDO LE RENDITE

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  6. Egregio dott. Cattaneo è ovvio che la domanda implicita posta a Renzi più che retorica è tautologica.
    Ora, pur nell'evidenza del fatto che gli intellettuali non sono assolutamenti obbligati, neanche moralmente, a servire il popolo, potrebbero però quantomeno informarlo, anche solo allo scopo di conquistare una certa notorietà, che il basic income non solo non costa 17 o 35 mld come le più strampalate previsioni ci informano ma, se distribuito con idonei strumenti, poterebbe risanare la nostra economia restituendoci tutti i posti di lavoro persi, e forse anche di più, a costo zero. Li dove, contemporaneamente, i ccf , ottimizzandone il percorso, potrebbero essere utilizzati per i pagamenti dei lavori pubblici prioducendo risorse per il riassetto del territorio, il risanamento degli edifici scolastici, l'incentivazione delle energie alternative e via discorrendo.
    Ps: il riferimento alla ricerca di notorietà è puramente ironico...non se ne abbia a male :-)

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    1. No problem :) ... Dalla notorietà non sono un gran che attratto. Se non nella misura in cui può essere utile per promuovere qualche idea valida.

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  7. .... devo ammettere che nonostante i diversi approcci da me tentati non sono ancora riuscito ad ottenere, ohibò, una sua chiara opinione sul reddito minimo, neanche se finanziato dal credito fiscale....

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    1. Non l'ha ottenuta perché è un tema su cui sono sostanzialmente neutrale, perlomeno se viene presentato come alternativa tra reddito di cittadinanza e programmi di lavoro garantito: alternativa dalle conseguenze molto meno differenti di quanto si pensi, come spiegavo qui.
      Ciò detto, una possibile applicazione dei CCF è sicuramente il finanziamento, parziale o totale, di (tra le varie altre cose) programmi di reddito di cittadinanza. E l'abbiamo detto in molte occasioni.

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  8. Quanta economia controlla lo Stato italiano dopo l'era delle privatizzazioni? Mi piacerebbe che venisse sfatato il luogo comune per cui viviamo in uno Stato comunista.
    Lorenzo Zanellato.

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    1. Non ho sottomano dati aggiornati. Non credo più del 10% del PIL. Certo, sono poi in larga misure pubbliche - ma come in tutti gli altri paesi europei - una serie di funzioni: sanità, difesa, ordine pubblico, istruzione ecc.

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