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sabato 29 novembre 2025

Finanza pubblica, sproloqui e come contrastarli

 

A tutti quelli che sproloquiano sul “deficit pubblico che impoverisce il paese” e sul “debito pubblico che incombe sulle future generazioni”, fate notare che

Ogni volta che si forma un deficit nei conti pubblici, significa che sono stati immessi nel settore privato dell’economia più soldi di quanti se ne siano prelevati con le tasse.

Ogni volta che il debito pubblico si incrementa, significa che il settore privato dell’economia si trova a detenere una maggior quantità di risparmio finanziario, sotto forma (in genere) di titoli di Stato.

Quindi: 

il cosiddetto “risanamento dei conti pubblici” significa prelevare risorse finanziarie dal settore privato e ridurre il risparmio finanziario detenuto dal settore privato.

domenica 24 novembre 2024

E’ dura, ma proviamoci

 

Per vincere la battaglia contro l’austerità, la cosa forse più importante è persuadere una fascia sempre più ampia dell’opinione pubblica che i luoghi comuni sulla finanza pubblica sono privi di qualsiasi senso.

La normalità per uno Stato è avere il bilancio in deficit, non in pareggio. Il deficit pubblico è una fisiologia, non una patologia. Il deficit pubblico è il modo più efficiente per immettere mezzi finanziari nell’economia: e se l’economia cresce, anche i mezzi finanziari devono aumentare, di pari passo.

Il debito pubblico non è uno strumento di cui uno Stato che emette moneta abbia bisogno per finanziare il deficit. Il deficit pubblico genera risparmio privato: non ha necessità di “essere finanziato”. E se lo Stato emette la sua moneta, non ha bisogno di prenderla a prestito DA NESSUNO. DOPO che l’ha messa in circolazione, aumentando il risparmio finanziario privato, PUO’ (ma non è obbligato a) offrire, per esempio, titoli di Stato come mezzo per impiegare il risparmio finanziario medesimo.

Sono concetti in realtà semplici, ma controintuitivi. Vengono denegati anche da persone (che dovrebbero essere) acculturate in materia di economia e di finanza. A volte queste persone sono in malafede, ma a volte no.

Portare la maggioranza dell’opinione pubblica a comprendere questi temi sarebbe un passo in avanti enorme verso il superamento delle scellerate politiche di austerità, di restrizione finanziaria immotivata.

Non è facile, perché giornaloni e TV raccontano il contrario, propagandano fandonie. Non è facile ma è importantissimo. Mettiamocela tutta. Oggi molte persone in più hanno capito. Si può fare.

mercoledì 14 agosto 2024

Debito pubblico, il grande equivoco

 

Il grande, gigantesco equivoco, quando si parla di finanza pubblica, è pensare che il debito sia un mezzo per finanziare le attività dello Stato.

Non è nulla di tutto questo.

I punti essenziali da comprendere sono i seguenti.

I mezzi di pagamento in circolazione, in un’economia in sviluppo, DEVONO aumentare.

Il deficit pubblico provvede a garantire che questo aumento si verifichi. Deficit vuol dire che le spese pubbliche superano le entrate fiscali: rimane un delta, che PER DEFINIZIONE resta in possesso del settore privato. Questo delta incrementa la disponibilità di potere d’acquisto del settore privato medesimo. E incrementa il suo risparmio finanziario.

Emettere debito pubblico quindi NON SERVE A FINANZIARE IL DEFICIT. Uno Stato che emette la sua moneta non ha NESSUN bisogno di emettere debito. Il deficit si finanzia da sé.

Il debito pubblico è semplicemente uno strumento di impiego del risparmio privato che si FORMA AUTOMATICAMENTE in conseguenza dei deficit pubblici. Non è indispensabile emetterlo.

Può essere un servizio utile offerto alla collettività.

Ma quanto sentite dire che lo Stato deve “garantirsi la benevolenza dei mercati”, che è “soggetto al giudizio degli investitori”, sappiatelo: è UNA SPUDORATA MENZOGNA.

 

lunedì 12 agosto 2024

Euroausterici e finanza pubblica

 

Gli euroausterici, compresi quelli un buona fede, hanno in testa parecchie idee sballate (viene da dire SOLO idee sballate) in merito a deficit e debito pubblico. Questa non è una novità.

Uno dei loro leitmotiv è che è (sarebbe) “una cretinata” affermare che il debito pubblico è credito dei privati che lo possiedono.

Se gli si dice “bene regalami i tuoi BTP, visto che non è credito, quindi non è un’attività finanziaria, non ha un valore, sarai felice di sgravartene e io da parte mia con piacere ti solleverò da questo fastidio” – se gli si dice QUESTO non sanno più cosa rispondere e non rimane loro che sviare il discorso.

Una maniera tipica di sviarlo è l’affermazione (in realtà ben poco attinente con la precedente, ma transeat) che “i titoli di Stato sono solo di chi li possiede mentre il debito pubblico è di tutti”. Ma questo sconclusionato tentativo di replica non tiene conto di parecchie cose.

Per iniziare, il debito pubblico, ovvero i titoli di Stato, non li possiedono tutti nella stessa misura, ma anche le tasse non le pagano tutti nella stessa misura. Un nullatenente paga molto poco, e peraltro non possiede neanche titoli, e non percepisce interessi. Chi possiede molti titoli e percepisce molti interessi di sicuro paga anche molte più tasse di un nullatenente.

Ancora più importante, uno stato che emette moneta può tranquillamente decidere di non emettere debito pubblico. Collocare titoli offrendo una remunerazione è una pura scelta politica. Se stampi moneta, la tua spesa può eccedere la tassazione senza alcun bisogno di emettere titoli.

Inoltre, e forse è l’argomento più importante su questo tema, TUTTE le ripartizioni delle spese e delle tasse sono scelte politiche. Possono essere scorrette, possono essere discutibili, possono essere inique: ma questo non ha niente a che vedere con il fatto che “serve debito e serve pagare interessi per finanziare il deficit”. Il deficit, se lo stato emette moneta, si finanzia da solo.

La sintesi della situazione, che agli euroausterici sfugge completamente (se poi fanno finta sono ottimi attori) è la seguente.

Uno stato che emette moneta non ha bisogno di emettere debito né di pagare interessi.

Se lo fa, è per motivi di opportunità politica. Magari giusti, magari sbagliati. Che però non hanno nulla a che vedere con una condizione di necessità.

Siccome un’economia che cresce ha bisogno che le attività finanziarie in circolazione aumentino nel tempo, è perfettamente normale che il bilancio dello stato sia in deficit, perché deficit significa eccesso di spesa pubblica rispetto alle tasse, e questo deficit rimane in tasca al settore privato realizzando, appunto, il fisiologico incremento di circolazione dei mezzi di pagamento.

Il deficit è a sua volta la differenza tra spese e tasse. La ripartizione delle spese e delle tasse è anch’essa una decisione politica. Che può essere iniqua o criticabile: ma a prescindere che le spese superino le tasse – quindi che esista un deficit – piuttosto che no.

E SOPRATTUTTO: non esiste nessun motivo per affermare che il deficit o il debito vadano ridotti perché creano problemi di “solvibilità” (a meno che non siano finanziati in moneta straniera) o di “equità intergenerazionale” (“il debito sulla testa dei nostri figli”). Se creano un problema, è legato all’inflazione. Nient’altro.

E INFINE: SI’, il debito pubblico corrisponde, CENTESIMO PER CENTESIMO, a credito privato. A valore di chi possiede i titoli. Se c’è una cosa certa, quando si parla di finanza pubblica, è questa.

 

mercoledì 10 luglio 2024

Il disastro Giorgetti

 

Come si fa a risollevare il paese se il ministro dell’economia infila una serie di sfondoni come quelli inanellati da Giorgetti e puntualmente riportati dal Sole 24 Ore odierno (pagina 2, articolo sull’assemblea ABI di ieri) ? e come si fa a ritenere la Lega un partito euroscettico e antiausterità, se uno dei suoi principali esponenti si esprime in questi termini ?

“Il ritorno al pareggio del bilancio pubblico al netto dei costi del debito pregresso” è “un dovere morale per le prossime generazioni” prima ancora di essere “un obiettivo politico” o un vincolo comunitario, anche per “uscire dalla condizione di paese ad alto debito perennemente sotto esame”.

Questo ha dichiarato l’ineffabile ministro.

Neanche quattro righe, che contengono però tre autentiche bestialità.

UNO, non c’è nulla di “morale” nel pareggio del bilancio pubblico. Il deficit, cioè l’eccesso di spesa pubblica rispetto alle tasse, è il principale canale tramite il quale lo Stato immette nell’economia mezzi di pagamento, che sono anche unità di potere d’acquisto. E questi mezzi DEVONO crescere nel tempo, perché l’economia e i suoi valori monetari nel tempo CRESCONO. Da cui: la condizione NORMALE del bilancio pubblico è IL DEFICIT, NON IL PAREGGIO. E infatti, salvo rare e transitorie eccezioni, i bilanci pubblici di tutti gli Stati sono in deficit.

DUE, ma se avesse ragione Giorgetti, cioè se il pareggio di bilancio fosse un “dovere morale”, perché allora parlare di pareggio “al netto dei costi del debito pregresso”, cioè esclusi gli interessi ? Gli interessi sul debito pubblico sono una forma di spesa “più morale” rispetto, per esempio, alla spesa per la sanità, per l’istruzione, per le infrastrutture pubbliche ?

TRE, vogliamo capire una volta per tutte che l’Italia NON è un “paese ad alto debito” ? l’Italia è un paese CREDITORE NETTO SULL’ESTERO. Le attività finanziarie e patrimoniali possedute da residenti italiani all’estero sono SUPERIORI ai beni italiani detenuti da stranieri. Quello che è alto è il debito della pubblica amministrazione, che NON è debito del paese, perché in misura preponderante è detenuto da italiani. E (questo spero che lo capisca anche Giorgetti) i cittadini italiani fanno parte del paese tanto quanto la sua pubblica amministrazione.

Un ministro dell’economia che non fa altro se non rifriggere stantii e logori luoghi comuni, smentiti mille volte sia in teoria che in pratica. Come del resto i suoi predecessori. Ma anche peggio.

 

lunedì 3 giugno 2024

Finanza pubblica: il dibattito non è serio

 

La grande maggioranza degli articoli riguardanti la politica economica sono, semplicemente, privi di qualsiasi serietà e quindi di qualsiasi interesse. Idem per i dibattiti da talk-show.

E il motivo è semplice. Articoli e dibattiti prendono le mosse dall’assunto che il problema principale dell’economia italiana (e di molti altri paesi) sia la finanza pubblica.

Beh, è un’impostura totale.

Il mondo è in regime di moneta fiat dal 1971. La moneta è un bene che gli stati possono produrre liberamente.

Quindi è una falsità smaccata sostenere che la finanza pubblica possa essere un problema.

L’inflazione può essere un problema. Le diseguaglianze possono essere un problema. La carenza di investimenti può essere un problema. La produttività può essere un problema. L’inadeguatezza dei servizi pubblici può essere un problema.

Ma gli approfondimenti su questi temi finiscono per non proporre soluzioni, o per identificare ben che vada palliativi inadeguati quando non risibili, perché “mancano i soldi”.

Il dibattito non è serio perché assume l’esistenza di un vincolo che è in realtà completamente inventato, e assumendolo impedisce di dire cosa sensate praticamente su tutto il resto.

sabato 18 maggio 2024

I vincoli inesistenti della finanza pubblica giapponese

 

La bestia nera degli euroausterici, il Giappone, vive tranquillo e non ha nessun problema di finanza pubblica con il suo debito / PIL al 260%. Perché ? ma perché è debito in yen, che è la moneta sovrana giapponese.

Qualcuno cerca, nonostante ciò, di favoleggiare che in realtà il Giappone ha un potenziale problema, perché “è obbligato a tenere i tassi a zero”. Altrimenti la spesa per interessi “andrebbe fuori controllo”.

Non si capisce perché “uscirebbe di controllo”, dato che gli interessi su un debito in yen sono anche loro moneta sovrana, emessa dallo stato giapponese.

In realtà il Giappone potrebbe benissimo riconoscere tassi d’interessi più alti sui titoli di Stato. Semplicemente non lo vuole fare, non vuole riconoscere questo tipo di rendimento ai suoi rentiers.

Questo, insistono gli euroausterici, ha però come conseguenza l’indebolimento dello yen sul mercato dei cambi, che a loro dire “non può proseguire all’infinito” e quindi costringerebbe prima o poi il Giappone ad abbandonare la politica dei tassi zero, o quasi, sul debito pubblico.

Indebolimento dovuto per inciso al fatto che i tassi sul dollaro, sull’euro, eccetera, non sono a zero (non più) ma stanno al 3% o al 4%.

Sfugge però che questo indebolimento del cambio non crea nessuna difficoltà al Giappone, in quanto non ha avuto alcun impatto di maggior inflazione. Anzi, l’inflazione giapponese non ha neanche sofferto, se non in minima parte, dell’incremento subito in Occidente con la fine dei lockdown e con il conflitto ucraino.

Il cambio debole dello yen al contrario ha prodotto due notevolissimi vantaggi alle aziende e agli investitori: ha reso le aziende più competitive, e ha aumentato il valore degli investimenti esteri detenuti da residenti giapponesi.

Il debito pubblico giapponese è assolutamente un non problema, e la sua politica dei tassi non soffre di alcun vincolo. Questa è la realtà che gli euroausterici non vogliono accettare. Normale: hanno un modello di analisi sbagliato e ci hanno costruito troppi castelli in aria, per troppi anni, per abbandonarlo.

sabato 20 aprile 2024

Le due più grandi bugie della finanza pubblica

 

In materia di deficit e di debito pubblico, le bugie e le mistificazioni che tocca leggere e ascoltare sono innumerevoli. Fare una classifica delle più fuorvianti, ignobili e spudorate è un compito arduo.

Però ce ne sono due che si stagliano sopra le altre.

La prima è che l’austerità riduca il debito pubblico di un paese, in rapporto al suo PIL. Austerità è quando una combinazione di politiche fiscali restrittive – tagli di spesa e aumenti di tasse – costringe l’economia del paese in questione a lavorare al di sotto delle sue capacità, quindi a contrarre produzione e occupazione.

L’effetto SICURO è che aumentano povertà, disoccupazione, precarietà e disagio sociale.

L’effetto TOTALMENTE ALEATORIO è che il debito / PIL cali. I presunti “risparmi” sono compensati, almeno in parte ma forse anche più che proporzionalmente, dalla diminuzione del gettito fiscale dovuta ai bassi livelli di attività economica. E il denominatore del rapporto diminuisce.

L’altra macrobugia è che il paese si impoverisca se il debito pubblico sale, e che si arricchisca se scende. Il debito pubblico è uno strumento messo a disposizione di famiglie e aziende per impiegare il proprio risparmio finanziario. A parità di altre condizioni, meno debito pubblico significa meno risparmio finanziario privato. Che significa meno ricchezza, non più ricchezza.

Dovrebbero essere ovvietà. E invece…

sabato 16 marzo 2024

Finanza bancaria e finanza pubblica

 

Una banca non ha bisogno di raccogliere depositi per erogare finanziamenti. Non presta i soldi che “ha raccolto prima”. Nel momento in cui eroga un finanziamento, automaticamente crea un deposito che è nella disponibilità del soggetto che ha ricevuto il prestito. Accendo un mutuo per 100.000 euro, la banca crea 100.000 euro di depositi di cui io sono il titolare, io prendo i 100.000 euro e compro l’immobile.

Certo, la banca ha questo punto ha 100.000 euro all’attivo e 100.000 al passivo. Il deposito bancario è infatti una passività della banca. Questo può diventare un problema per la banca se si trova a corto di liquidità, se il titolare del deposito ne richiede l’estinzione, e se la banca non ha accesso al rifinanziamento presso la Banca Centrale. Ma questa è una situazione del tutto anomala. Normalmente, questo problema per la banca non sussiste.

Il punto da sottolineare, come dicevo prima, è che la banca crea depositi quando eroga i finanziamenti. Non ha bisogno di raccogliere per poi finanziare.

Allo stesso modo, uno Stato che emette moneta non ha bisogno di raccogliere soldi per poi spendere. Crea moneta, la spende e l’atto di spesa immette automaticamente risparmio nel sistema economico: la moneta messa in circolazione è risparmio di chi la riceve. L’emissione di titoli di Stato è un’opportunità offerta al titolare del risparmio per impiegarlo. Non è necessaria per “finanziare la spesa”.

L’emissione di debito pubblico per finanziare la spesa è necessaria solo se lo Stato spende una forma di moneta che non emette. E’ necessaria per lo Stato italiano perché spende euro, e solo per quello. Non sarebbe necessaria, e non era necessaria, quando lo Stato spendeva lire.

domenica 1 ottobre 2023

Risanare la finanza pubblica ?

 

Chi parla di “risanare la finanza pubblica” di regola non sa che cosa dice.

Il “risanamento” si dovrebbe tradurre in una riduzione del deficit pubblico e del debito pubblico, in valore assoluto oppure in rapporto al PIL.

In realtà il deficit pubblico è il canale tramite il quale il settore pubblico genera potere d’acquisto e lo immette nel settore privato.

E il debito pubblico è uno strumento messo a disposizione del settore privato per impiegare il risparmio che AUTOMATICAMENTE si genera nel settore privato stesso per effetto del deficit pubblico. Perché i soldi, una volta immessi nell’economia, finiscono in tasca a qualcuno. Anche se chi li riceve li spende: la spesa di qualcuno è reddito di qualcun altro.

Naturalmente il deficit pubblico può, in determinati contesti, essere eccessivo. Per esempio quando l’eccesso di domanda per beni e servizi produce inflazione. Oppure scompensi nei conti esteri.

Ma allora il termine da usare è regolazione della domanda, NON risanamento della finanza pubblica.

La frase “risanamento della finanza pubblica” andrebbe bandita dal gergo degli economisti e dei commentatori economici. Di per sé il “risanamento della finanza pubblica” è AMMALORAMENTO DELLA FINANZA PRIVATA. Meno deficit e meno debito pubblico vuol dire meno reddito e meno risparmio privato.