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martedì 21 aprile 2026

Debito pubblico, ovvietà e fraintendimenti

 

Non riesco a pensare a un concetto economico, anzi a un concetto in generale, che sia allo stesso tempo così ovvio, così evidente, eppure così frainteso, come la natura del debito pubblico in moneta sovrana.

Il “debito” pubblico in moneta sovrana non è debito, nel senso di un’obbligazione che possa generare un fenomeno di insolvenza da parte dello Stato emittente.

E’ un deposito monetario, con un vincolo di scadenza, presso il ministero del tesoro.

Che il “debito” pubblico in moneta sovrana possa costituire un peso, un vincolo, una limitazione, un macigno che incombe sulle future generazioni, uno strumento di pressione se non di ricatto in mano a creditori, operatori finanziari, potenze straniere, è un’affermazione priva di qualsiasi logica e di qualsiasi fondamento.

Eppure la "necessità" di limitare le dimensioni relative e assolute del “debito” pubblico è un vincolo alle decisioni di politica economica. Con effetti deleteri su crescita, occupazione e benessere collettivo.

venerdì 20 marzo 2026

Domanda da fare a Bruxelles (che non risponderà)

 

Ma perché la UE, dove il rapporto debito pubblico / PIL è nettamente inferiore agli USA e ancora più nettamente inferiore al Giappone,

perché la UE ritiene essere assolutamente fondamentale dotarsi di regole fiscali finalizzate a contenere il sopramenzionato rapporto, calmierando spesa e deficit,

regole che non esistono negli USA, non esistono in Giappone, non esistono neanche in Cina o in India, non esistono in nessun altro posto?

giovedì 26 febbraio 2026

L’economia si risana se


Presupposto non sufficiente, ma necessario e indispensabile, per riavviare la crescita economica è che l’opinione pubblica – la maggioranza, quanto meno - comprenda due cose.

La prima: la gestione della moneta deve essere affidata a organismi soggetti a controllo democratico, non a entità “autonome” e “indipendenti” (da chi?).

La seconda: il debito pubblico è ricchezza di chi lo possiede, non impoverimento dello Stato che lo emette, né tantomeno della collettività.

Se certe scelte deleterie di politica economica continuano a essere adottate, è in larga misura dovuto alla diffusa incomprensione di questi due concetti.

venerdì 23 gennaio 2026

Finanza pubblica, quello che non si comprende

 

Le regole fiscali dell’Unione Europea uccidono la crescita dell’economia. Il debito pubblico è ricchezza finanziaria privata, adottare politiche economiche che puntano a contenerlo nella presunzione di “arricchire il paese riducendone il debito” è la non soluzione di un non problema.

L’alto debito pubblico italiano non avrebbe mai creato nessuna difficoltà se l’avessimo lasciato in lire. E non esiste nessun “onere sulle future generazioni”. Le future generazioni erediteranno il CREDITO, non il debito.

Il (cosiddetto) debito pubblico se emesso in moneta propria è rifinanziabile all’infinito. In effetti è una forma di emissione monetaria. L’unica cosa di cui preoccuparsi è che l’inflazione rimanga stabile e moderata.

venerdì 9 gennaio 2026

Il non problema del debito pubblico

 

Uno Stato che emette la propria moneta non ha nessuna necessità di emettere titoli di debito pubblico per “finanziare il deficit”. Crea moneta e la spende. Se decide di emettere debito, è solo per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario che viene AUTOMATICAMENTE generato dal deficit pubblico.

Il risparmio finanziario viene automaticamente generato dal deficit pubblico perché nel momento in cui il settore pubblico spende più di quanto preleva in tasse, il settore privato AUMENTA le proprie disponibilità finanziarie.

Il limite al deficit pubblico esiste ma non è un parametro numerico: è l’inflazione che si produce se l’immissione di potere d’acquisto nell’economia (che il deficit necessariamente mette in atto) attiva domanda di beni e servizi eccedente la capacità del sistema economico di produrle.

I mercati finanziari non hanno nessun potere di condizionare i livelli massimi di deficit pubblico che lo Stato decide di mettere in atto, SALVO NEL CASO IN CUI lo Stato scelga di NON emettere moneta e di utilizzare, quindi, moneta emessa da terzi.

martedì 6 gennaio 2026

Interessi e spesa pubblica

 

Tra le quotidiane geremiadi di cui si dilettano i commentatori economici attivi sui principali media cartacei, una delle più ricorrenti è che non si può andare avanti con questi livelli di debito pubblico perché l’Italia “spende più in interessi che in istruzione” “quasi come per la sanità” “più che per gli investimenti in infrastrutture” e varianti sul tema.

A nessuno dei suddetti commentatori viene in mente che esiste un sistema semplicissimo per ridurre gli interessi pagati sul debito.

E’ smettere di emettere debito.

Uno Stato che controlla e gestisce la propria moneta attua la spesa pubblica semplicemente creandola (la moneta) e spendendola.

La moneta che entra in circolazione rimane, per quanti passaggi faccia, nelle tasche di qualcuno. Si crea risparmio finanziario privato. Lo Stato può ma non deve, PUO’ MA NON DEVE, PUO’ MA NON DEVE, offrire ai detentori di questo risparmio la possibilità di investirlo in titolo di debito pubblico.

La spesa per interessi, in altri termini, esiste perché lo Stato ha deciso di farla esistere. Non perché ce ne sia una necessità tecnica o economica.

La spesa per interessi esiste perché lo Stato ha deciso di non esercitare la propria funzione di emittente monetario.

Se vogliamo eliminare gli interessi sul debito pubblico, questa è la via. Tornare a esercitare quella funzione.

Il resto sono fandonie.

domenica 14 dicembre 2025

Moneta e debito pubblico

 

Elaborazione su spunti di Giovanni Piva

Al momento della sua formazione, uno Stato acquisisce il diritto a creare moneta. La moneta è un monopolio dello Stato medesimo.

I soggetti privati non creano moneta, con l’eccezione delle banche commerciali, che tuttavia creano moneta erogando finanziamenti ma nello stesso tempo contraggono passività nei confronti dei depositanti. Questo, in quanto all'erogazione di ogni finanziamento corrisponde la formazione di un deposito nel sistema bancario. E le banche commerciali possono garantire integralmente i depositi solo grazie all’accesso al rifinanziamento della banca centrale (BC), e fintantoché dispongono di questo accesso.

Gli organismi statali che presiedono alla gestione del monopolio monetario sono il Ministero dell’Economia (ME) e la BC. Non esiste una ragione logica o tecnica per la quale le due entità debbano essere separate. E’ un assetto istituzionale che gli Stati si sono dati, ma le due entità potrebbero benissimo essere accorpate.

Il ME immette moneta nell’economia mediante il deficit pubblico, cioè mediante l’eccesso di spesa rispetto al prelievo fiscale. Nella prassi (anche se non è, neanche in questo caso, una necessità) la creazione di moneta conseguente al deficit pubblico viene attivata mediante una sorta di “gimcana”. Il ME emette titoli che vengono sottoscritti da banche commerciali, le quali ottengono la moneta mediante finanziamenti erogati dalla BC contro garanzia dei titoli stessi.

L’alternativa è che il ME utilizzi uno scoperto di conto corrente, cioè una linea di credito presso la BC. Questo avviene negli USA mentre è proibito nell’Eurozona, perché gli Stati dell'Eurozona hanno rinunciato a esercitare l'emissione monetaria e a esserne monopolisti.

Quando il ME attua un deficit pubblico, si viene a determinare un surplus per il settore privato. Famiglie e imprese si ritrovano con attività finanziarie corrispondenti alle passività finanziarie dello Stato.

Queste passività statali, peraltro, se emesse nella moneta di cui lo Stato è monopolista, sono in sostanza una finzione. Lo Stato non può essere forzato all’insolvenza su queste passività. L’unica preoccupazione è che l’immissione di moneta nel settore privato non stimoli domanda eccedente la capacità produttiva del sistema economico, generando inflazione invece di produzione e occupazione.

Il surplus del settore privato può essere impiegato in titoli emessi dallo Stato, ma questa emissione non ha lo scopo di finanziare lo Stato medesimo. E’ una forma di impiego per il risparmio finanziario che SI E’ GIA’ FORMATO nel settore privato come conseguenza del deficit pubblico. E’ solo uno spostamento del risparmio finanziario da un conto corrente a un conto titoli. E’ come travasare un litro d’acqua da un bottiglia di plastica a una bottiglia di vetro.

I titoli di Stato giungono periodicamente a scadenza e ne vengono emessi di nuovi. Se i nuovi non venissero, in tutto o in parte, sottoscritti, la BC potrebbe in qualsiasi momento acquistarli. L’”acqua” in circolazione resterebbe la stessa, cambierebbe solo il contenitore.

Il debito pubblico diventa un vero debito solo nel caso in cui i titoli vengano emessi in una moneta di cui lo Stato non ha il monopolio di emissione. Come nell’Eurozona.

 

sabato 29 novembre 2025

Finanza pubblica, sproloqui e come contrastarli

 

A tutti quelli che sproloquiano sul “deficit pubblico che impoverisce il paese” e sul “debito pubblico che incombe sulle future generazioni”, fate notare che

Ogni volta che si forma un deficit nei conti pubblici, significa che sono stati immessi nel settore privato dell’economia più soldi di quanti se ne siano prelevati con le tasse.

Ogni volta che il debito pubblico si incrementa, significa che il settore privato dell’economia si trova a detenere una maggior quantità di risparmio finanziario, sotto forma (in genere) di titoli di Stato.

Quindi: 

il cosiddetto “risanamento dei conti pubblici” significa prelevare risorse finanziarie dal settore privato e ridurre il risparmio finanziario detenuto dal settore privato.

domenica 19 ottobre 2025

Il problema del debito pubblico in moneta estera

 

Il debito pubblico in moneta sovrana non è un problema, il debito pubblico in moneta estera può esserlo: perché la moneta sovrana può essere liberamente emessa dallo Stato debitore, la moneta estera no.

Dovrebbe essere un concetto ovvio, eppure paradossalmente viene contestato da alcuni sostenitori della MMT (che però IMHO la MMT non l’hanno capita fino in fondo) e, allo stesso tempo, da alcuni euroausterici.

I sedicenti MMTers dicono: debito in moneta sovrana o in moneta estera non fa differenza perché lo Stato debitore può sempre “utilizzare il cambio”. Altrimenti detto, può (nel secondo caso) emettere moneta propria, cambiarla nella moneta estera ed estinguere il debito. Non è un problema, perché non ha limiti all’emissione della moneta sovrana, giusto ?

Gli euroausterici partono dalla medesima riflessione per arrivare alla conclusione opposta. Il debitore può emettere moneta sovrana, usarla per comprare moneta estera ed estinguere il debito, quindi il debito pubblico non dovrebbe essere mai un problema. Ma nella realtà non è così. L’Argentina non è mai stata in grado di emettere pesos per comprare dollari in misura sufficiente ad estinguere il debito, e da decenni passa da un default all’altro sul debito in dollari. Quindi, ne deducono certi euroausterici, disporre di una moneta sovrana non elimina il problema del debito pubblico. Per cui il debito è debito, ed è un potenziale problema a prescindere dalla moneta di denominazione.

Elaborando su un concetto suggeritomi da Giovanni Piva, si arriva a identificare l’errore insito in queste argomentazioni. E ci si arriva riflettendo su un caso limite. Se fosse sempre possibile cambiare moneta sovrana per acquistare moneta estera, uno Stato potrebbe produrre ZERO PIL, indebitarsi in moneta estera per finanziare tutta la spesa interna (consumi, investimenti, spesa privata, spesa pubblica, qualsiasi cosa) ed emettere moneta propria per – dopo averla cambiata – estinguere il debito.

Ovviamente non è così, perché la moneta di uno Stato che non produce nulla non vale nulla.

Sempre ovviamente, uno Stato che non produce nulla non esiste. Ma è chiaro che senza arrivare al caso limite, può esistere uno Stato che si indebita in moneta estera in misura eccessiva rispetto al suo potenziale produttivo. E quello Stato NON può utilizzare il cambio per risolvere il problema. Semplicemente, il tentativo di cambiare moneta sovrana in moneta estera in quantità sufficiente fa crollare il cambio a livelli tali da rendere la manovra impossibile.

Per cui: no, il debito in moneta sovrana non è un problema – non è neanche vero debito. Mentre sì, il debito in moneta estera è debito, e può essere un guaio. E il motivo è che lo Stato ha pieno controllo sulla quantità di moneta sovrana emessa, ma non ha controllo sulla moneta estera che qualcun altro sarà disposto a scambiare con la sua moneta sovrana: non ha controllo né sulla quantità né sulle condizioni.

 

lunedì 13 ottobre 2025

La finanziarizzazione non è invincibile

 

Consiglio la lettura di un libro pubblicato da pochi mesi, “Prima che tutto crolli” di Luciano Balbo (Longanesi 2025). Contiene parecchie considerazioni illuminanti e centrate sulla finanziarizzazione delle economie, cioè sul predominio dell’establishment finanziario rispetto al sistema produttivo e al sistema economico, sugli effetti negativi che ha prodotto riguardo a diseguaglianze e concentrazione della ricchezza, sul rischio che prima o poi (più prima che poi) inneschi una crisi sistemica.

Consiglio la lettura ma siccome sono un noto rompiscatole (!) segnalo il suo principale (s’intende a mio parere) difetto. Una carenza di interpretazione  di alcuni temi macroeconomici, che conduce l’autore a pensare che gli Stati dipendano necessariamente dai mercati finanziari per sostenere i deficit e i debiti pubblici e che la mobilità dei capitali sottragga ai singoli governi la capacità di contrastarli (“se no scappano altrove”).

Per la verità qualche sentore che le cose non stiano esattamente così Balbo ce l’ha: cita la MMT commentando grossomodo che sembrano degli eretici ma forse, probabilmente, hanno delle ragioni. Ma è solo un sentore.

I fatti che, rispetto all’interessante esposizione di Balbo, vanno meglio compresi sono IMHO i seguenti (ben noti ai lettori di questo blog…).

UNO: il deficit pubblico non è un impoverimento del paese che lo genera ma un normale strumento di immissione del potere d’acquisto finanziario, che deve crescere di pari passo con lo sviluppo del PIL nominale.

DUE: in assenza di deficit pubblico in moneta sovrana, il potere d’acquisto finanziario cresce solo per il canale privato, il che è appunto un’importante causa della finanziarizzazione di cui Balbo denuncia gli eccessi.

TRE: se lo Stato emette la sua moneta, non c’è alcun bisogno di emettere debito per “finanziare il deficit”. Il deficit pubblico genera automaticamente risparmio privato e l’emissione di debito pubblico è un’opportunità (non una necessità) che viene offerta al settore privato per impiegare il risparmio generato dal deficit.

QUATTRO: se lo Stato controlla l’emissione monetaria, non c’è alcun bisogno di preoccuparsi che gli investitori istituzionali “scappino” rendendo impossibile finanziare la spesa pubblica eccedente le tasse (cioè il deficit).

CINQUE: l’emissione monetaria che si produce nel momento in cui si genera deficit pubblico non è necessariamente inflazionistica. Non lo è se rimette in moto capacità produttiva inutilizzata. Non lo è se viene destinata a ridurre imposte indirette quali IVA e accise (imposte regressive, peraltro).

Molti dei problemi denunciati da Balbo si risolvono restituendo agli Stati il pieno controllo dell’emissione monetaria, e vincolando i governi ad attuare politiche di piena occupazione, e di contenimento dell’inflazione mediante riduzione delle imposte regressive sui consumi (non mediante contrazione della domanda).

Quello che dal libro di Balbo non emerge con sufficiente chiarezza è che un potentissimo fattore di crescita patologica della finanziarizzazione è proprio il dogma dell’indipendenza delle banche centrali. Che in effetti vanno abolite: l’emissione monetaria deve essere gestita direttamente dal ministero dell’economia.

Difficile, politicamente, ottenere tutto questo ? gli interessi costituiti contrari sono fortissimi ? certo che sì. Ma difficile è tutto quello che va nella direzione di  diminuire la presa dell’establishment finanziario su politica ed economia.

Difficile, ma non impossibile. Servono però idee molto chiare su cosa è essenziale ottenere.

 

mercoledì 23 luglio 2025

Il novanta per cento non capisce ?

 

Un altro, ennesimo luogo comune: “il 90% delle persone non capisce quello che non va, lì sta il problema”.

No, il 90% è probabilmente una stima eccessiva.

Penso che la consapevolezza dei meccanismi di manipolazione sia più alta del 10%. Ad esempio, riguardo alle bugie che si raccontano sull’euro e sul debito pubblico.

Il problema non è quello.

Il problema è che qualcuno effettivamente non capisce, qualcuno non sa che farci, qualcuno non pensa nemmeno che sia possibile farci qualcosa, qualcun altro ancora è semplicemente troppo impegnato a seguire i fatti suoi (e a evitare che escano di controllo).

E così le cose vanno avanti. Per inerzia. Nella direzione sbagliata, ma è una direzione molto difficile da modificare.

Non impossibile, beninteso. Ma i tempi sono lunghi e incerti.

martedì 1 luglio 2025

Il problema inesistente

 

Non passa giorno che non si legga un articolo, un tweet, un post, con contenuti grosso modo simili a questo (qui riferiti agli USA, ma potrebbe essere qualsiasi altro paese).


Già, perché nessun partito politico “affronta il problema” ?

Risposta: perché il problema NON ESISTE.

Il debito pubblico è semplicemente una forma di impiego, offerta alla collettività, del risparmio finanziario privato.

E in un’economia che si sviluppa, dove le grandezze monetarie e finanziarie aumentano di dimensione nel tempo (per effetto della crescita reale e dell’inflazione, poca o tanta che sia) è ASSOLUTAMENTE NORMALE CHE AUMENTI ANCHE LA DIMENSIONE DEL DEBITO PUBBLICO.

Al mondo ci sono molti problemi veri.

Quello del debito pubblico è un problema inventato.

martedì 27 maggio 2025

Il rating del debito pubblico è importante ?

 

Si ritiene comunemente che il rating del debito pubblico sia importante perché da quello dipende il costo che il paese sostiene per finanziarsi.

Beh, non è così.

Il rating influenza il costo del debito IN MONETA STRANIERA, o comunque il costo di un debito NON SOSTENUTO DA UN PROPRIO ISTITUTO DI EMISSIONE.

Se il debito è espresso in una moneta emessa da un soggetto sotto il pieno controllo del governo, il costo del debito dipende esclusivamente da quanto il governo medesimo decide di riconoscere ai titolari del debito stesso. In Giappone il costo è stato prossimo o pari a zero per decenni.

Tutto ciò, fermo restando che uno Stato che emette la propria moneta non ha alcun bisogno di emettere debito per finanziare le proprie attività. Naturalmente se esagera rischia di creare inflazione; ma in quest’ultimo caso, ciò avviene sia che si emettano, sia che non si emettano, titoli di debito.

giovedì 8 maggio 2025

Il cosiddetto debito pubblico

 

Il cosiddetto “debito pubblico” espresso in moneta propria, cioè in moneta emessa dallo Stato, NON E’ DEBITO. E’ un deposito vincolato, con un termine di scadenza per il suo rimborso, presso il ministero dell’economia dello Stato emittente.

Il deposito può (non necessariamente deve) essere cartolarizzato mediante emissione di titoli di Stato. Questo ovviamente ne agevola la trasferibilità. Ma rimane un deposito monetario.

E se è un deposito monetario in moneta di Stato, non esiste che possa creare un problema di insolvenza. Può creare un problema di inflazione. MA NON UN RISCHIO DI CREDITO.

Il rischio di insolvenza sul cosiddetto “debito pubblico” esiste se, e solo se, il debito è emesso in moneta NON DI STATO. In pratica, se è emesso in moneta straniera… o in moneta emessa da una banca centrale NON controllata dallo Stato.

giovedì 13 febbraio 2025

Il debito pubblico è MONETA IN CIRCOLAZIONE


Vediamo se è più chiaro così. NON HA SENSO ridurre il debito pubblico, non ha senso parlare di “risanare il debito pubblico”, perché il debito pubblico non è altro che una forma assunta dagli strumenti di pagamento e scambio in circolazione nell’economia. E’ MONETA, e la quantità di moneta in circolazione DEVE aumentare via via che l’economia si espande.






martedì 4 febbraio 2025

Quanto dura la caccia alle streghe

 

Giusto un mesetto fa, citando e parafrasando Voltaire, vi dicevo che, come le streghe sono scomparse quando abbiamo smesso di bruciarle, così il problema del debito pubblico scomparirà quando capiremo che è inventato.

Se questa è un’affermazione che può indurre all’ottimismo, un po’ meno lo è la considerazione che la follia della caccia alle streghe alla fine si è esaurita, ma dopo essere durata all’incirca tre secoli, dal 1450 al 1750.

En passant, osserva Alessandro Barbero che quel periodo non è ricompreso “nei secoli bui del medioevo” (che bui a suo parere non sono stati affatto, ma questa è un’altra faccenda). Sono stati i tre secoli successivi all’inizio dell’età moderna.

La follia del considerare il debito pubblico un problema, per non dire il problema fondamentale dell’economia, verrà quindi meno: sicuramente. Però non c’è da giurare che scompaia in fretta.

Però riflettendoci… anche la superstizione del debito pubblico dura da parecchio tempo. Qualcosa come tre secoli, appunto. Si può anche sperare, è lecito, che politici ed opinione pubblica siano sul punto di aprire gli occhi.

Prima o poi deve succedere. I tempi non sono prevedibili. Ma potremmo anche essere alla fine dei tre secoli di oscurità.

sabato 1 febbraio 2025

Debito pubblico in lire, ma quanto mi costi ?

 Spesso anche interlocutori convinti che abbandonare la lira sia stato in errore affermano "certo però che ritornandoci il debito pubblico costerebbe molto di più...".

Lasciamo parlare John Maynard Keynes.



domenica 19 gennaio 2025

Annullare il debito pubblico ? no

 

Il debito pubblico non va annullato. Il debito pubblico è un falso problema. Il debito potenzialmente problematico è quello in moneta straniera. Il debito in moneta nazionale è una semplice e utile forma di impiego del risparmio privato che si crea automaticamente quanto lo Stato introduce moneta nell’economia mediante il deficit pubblico.

L’Italia non deve annullare il debito pubblico in euro. Deve tornare a emettere la sua moneta nazionale – per esempio, moneta fiscale – e introdurre QUELLA nell’economia tramite i deficit pubblici.

Tenuto conto della crescita reale dell’economia e di un minimo di inflazione, l’incidenza del debito pubblico in moneta straniera – L’UNICO che può rappresentare un problema – comincerà gradualmente a calare. Smetterà in poco tempo dall’essere percepito come un rischio e come un vincolo, e in un periodo di tempo non lungo diventerà completamente irrilevante.

sabato 4 gennaio 2025

Voltaire, le streghe e il debito pubblico

 

Voltaire scrisse che le streghe hanno smesso di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle.

Allo stesso modo, il debito pubblico cesserà di essere considerato un problema quando smetteremo di alambiccarci su come risolverlo.

Perché NON è un problema.

Per uno Stato, il rischio di insolvenza sul debito pubblico esiste, in forma più o meno accentuata, se si rinuncia a utilizzare la propria moneta, o comunque se si decide di emettere debito in moneta straniera.

Ma nessuna di queste due cose è necessaria, e nemmeno utile.

Uno Stato può emettere moneta, tramite l'eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate fiscali, quindi tramite il deficit pubblico.

E questa emissione corrisponde a un incremento del risparmio finanziario a disposizione del settore privato.

Non c’è necessità di emettere debito pubblico per “finanziare il deficit”.

Se viene offerta la possibilità di investire in debito pubblico, è per fornire al settore privato una forma di impiego del risparmio GENERATO dal deficit pubblico.

Il deficit pubblico prodotto tramite l’utilizzo moneta nazionale va “dosato” in modo corretto per non creare eccessi di inflazione. Ma non comporta alcun rischio di insolvenza.

La rinuncia a utilizzare la propria moneta crea invece un pericolo di default che altrimenti non esisterebbe.

La soluzione non è “ridurre il debito pubblico”. E’ tornare a utilizzare la propria moneta.

La soluzione non è bruciare le streghe. E’ capire che non esistono.