Non riesco a pensare a un concetto economico, anzi a un concetto in generale, che sia allo stesso tempo così ovvio, così evidente, eppure così frainteso, come la natura del debito pubblico in moneta sovrana.
Il “debito” pubblico in moneta sovrana non è debito, nel senso di un’obbligazione che possa generare un fenomeno di insolvenza da parte dello Stato emittente.
E’ un deposito monetario, con un vincolo di scadenza,, presso il ministero del tesoro.
Che il “debito” pubblico in moneta sovrana possa costituire un peso, un vincolo, una limitazione, un macigno che incombe sulle future generazioni, uno strumento di pressione se non di ricatto in mano a creditori, operatori finanziari, potenze straniere, è un’affermazione priva di qualsiasi logica e di qualsiasi fondamento.
Eppure la "necessità" di limitare le dimensioni relative
e assolute del “debito” pubblico è un vincolo alle decisioni di politica
economica. Con effetti deleteri su crescita, occupazione e benessere
collettivo.
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