Il Decreto
“Rilancio” ha introdotto vari meccanismi di assegnazione di crediti d’imposta,
cedibili ai fornitori o, in alternativa, negoziabili contro euro sul mercato
finanziario. E di altre ancora si sta parlando.
Si va dall’Ecobonus
110% per le ristrutturazioni immobiliari, al Bonus Turismo, a indennizzi per
affitti e canoni pagati da attività commerciali che hanno ridotto il fatturato
nel periodo più acuto dell’emergenza Covid.
Non è ancora un
vero e proprio “progetto CCF”. Le dimensioni sono limitate, e vanno messi a
punto i meccanismi di cessione e circolazione dei crediti d’imposta.
Però sono “teste
di ponte” molto significative. Vanno estese, potenziate, migliorate sul piano
operativo. Ma ci sono, e costituiscono un importantissimo passo in avanti.
Idee collegate
alla Moneta Fiscale e ai Certificati di Compensazione Fiscale stanno a loro
volta facendosi strada, per il tramite di una pattuglia di parlamentari M5S,
nell’ambito della maggioranza di governo.
In primo luogo,
la possibilità di creare una piattaforma informatica di scambio dei crediti
fiscali (il SIRE di Fabio Conditi).
Da segnalare
anche l’idea dei conti fiscali di risparmio, proposta da Giovanni Zibordi
riprendendo un’idea di John Cochrane. Conti presso il Ministero dell’Economia
su cui i privati cittadini possono depositare euro, con una remunerazione per
esempio dell’1% (competitiva, quindi, rispetto allo zero che offrono
attualmente i normali conti bancari).
Con i conti
fiscali di risparmio, il Tesoro può fare raccolta senza passare tramite il
collocamento di titoli sul mercato, evitando in particolare di piazzare BTP su
cui le istituzioni finanziarie fanno trading e alimentano la volatilità di
prezzi e spread (con i connessi effetti di panico, spesso e volentieri
enfatizzato e strumentalizzato dai media e da chi li controlla).
Come dice il
nome, i conti fiscali di risparmio possono essere anche utilizzati per
effettuare pagamenti di tasse o comunque per soddisfare qualsiasi obbligazione
finanziaria nei confronti della pubblica amministrazione. Il che li rende
maggiormente tutelati rispetto a un titolo che promette semplicemente di essere
rimborsato in euro (senza ulteriori possibili utilizzi).
E’ un paradosso
che questi strumenti siano in corso di valutazione, e almeno in alcuni casi
anche di introduzione, da parte di un governo pro-UE. Ma non mi stupisce: ho
sempre pensato – e la proposta CCF nasce appunto da questa riflessione – che la
rottura dell’euro sia troppo complessa e controversa, sul piano tanto operativo
quanto politico, per avere significative possibilità di essere realizzata.
In altri
termini, dubito che esistano le condizioni per vincere un confronto “muro
contro muro” con la UE e con l’eurosistema.
C’è invece la
possibilità di adottare una posizione di “fermezza costruttiva”: abbiamo
identificato che cosa non funziona, ma sappiamo anche come correggerlo, senza
passare tramite una deflagrazione. E lo faremo.
E senza passare
tramite strumenti – il MES, il Recovery Fund – da cui (si è capito benissimo)
non arriverà nulla di concreto, se non spiccioli con vincoli e condizionamenti
che produrranno più danni di quanto possano valere gli (eventuali) benefici finanziari.
La “fermezza
costruttiva” verrà adottata – si spera - in misura adeguata proprio perché i
paurosi effetti economici della crisi sanitaria non possono, altrimenti, essere
superati.
La “fermezza
costruttiva” è quella che è mancata alla Lega nel periodo del governo
gialloverde.
La Lega, di
conseguenza, si è mosso in modo ambiguo e confuso (o percepito all’esterno come
tale: ma è quello che conta).
Claudio Borghi,
per esempio, ha lasciato intendere (prima delle elezioni del marzo 2018) che i
Minibot (una forma di moneta fiscale) fossero un passo verso la rottura
dell’euro. Poi (maggio 2019) la proposta è venuto alla luce ma è stata
presentata come un mezzo per rimborsare i crediti verso fornitori della
Pubblica Amministrazione, tra l’altro con un limite di 25.000 euro a posizione.
Era evidente che
posta così la proposta Minibot risolveva poco o nulla, il che lasciava supporre
che fosse un passo verso qualcos’altro. Troppo facile, a quel punto, spararle
contro: “la Lega prepara il break-up”.
Le valenze di un
programma di emissioni fiat, come i CCF, sono di ben altra portata. Si crea potere
d’acquisto supplementare e lo si distribuisce; non ci si limita ad anticipare
(una tantum, tra l’altro) l’effetto finanziario del pagamento di crediti già
esistenti.
E nello stesso
tempo, il progetto CCF spiega dettagliatamente come le disfunzioni dell’euro ne
risultino superate, senza passare tramite la deflagrazione del sistema.
Preferireste
lasciarvi completamente l’euro alle spalle ? le preferenze sono una cosa, la
costruzione del consenso politico è un’altra e deve tener conto degli interessi
in gioco e delle oggettive difficoltà tecniche.
Se no si fa
battage mediatico, che magari ha la sua funzione, magari aiuta a prendere voti
in campagna elettorale, ma di per sé non risolve nessun problema.