Indebitarsi in
moneta estera è un presupposto per mettersi nei guai. Data la storia secolare
di paesi andati in crisi per la difficoltà di ripagare un debito in valuta
forte, sembrerebbe arduo contestare questa affermazione.
Tuttavia, quando
ne parlo con alcuni sostenitori delle politiche di bilancio pubblico “prudenti
e responsabili”, che nel 99,9% dei casi sono anche difensori dell’eurosistema
(quelli, insomma, che io chiamo euroausterici) riaffiora una (chiamiamola così)
controargomentazione.
Se quei paesi si
sono indebitati in moneta estera era perché “avevano evidentemente bisogno di
farlo”, perché la loro moneta “non vale niente”, perché “non la vuole nessuno”.
Un aspetto
curioso di questa affermazione è che gli euroausterici sono, di norma,
antistatalisti. A loro parere, lo Stato dovrebbe fare il meno possibile. Però,
curiosamente, questo Stato – che a loro avviso sbaglia quasi sempre – se si
indebita in moneta straniera lo fa invece per un qualche tipo di motivo
razionale (in realtà non ben precisato). Non è concepibile che, semplicemente, stia
commettendo un errore.
Eppure la storia
anche recente offre esempi che confutano totalmente queste “argomentazioni”.
Prendiamo l’Argentina.
Il suo esperimento di dollarizzazione – la convertibilidad,
ovvero l’impegno “irreversibile”, fissato addirittura nella Costituzione al cambio fisso perenne e imperituro 1:1 tra peso e dollaro - nonché l’assunzione
di enormi finanziamenti pubblici in valuta, ha prodotto, sul finire degli anni Novanta,
una spaventosa depressione economica.
Il risultato
finale è stato il default a fine 2001,
unitamente alla fine del cambio fisso con il dollaro.
Tutto questo era
inevitabile ? L’Argentina non poteva fare a meno di finanziarsi in valuta, come
sembrerebbero sostenere gli euroausterici ?
Pare proprio di
no. Tra il 2002 e il 2015 i governi che si sono avvicendati – peronisti, populisti,
brutti e cattivi – non hanno più emesso un centesimo di debito in moneta
straniera.
L’Argentina ha
risolto tutti i suoi problemi ? no, l’inflazione ad esempio è rimasta alta. Ma
sono comunque stati anni di recupero e di intensa crescita. E ovviamente non si
è verificato alcun default sul debito
pubblico in valuta (perché non ce n’era).
Poi che succede
? viene eletto presidente Macri, l’idolo del Fondo Monetario Internazionale.
Che per prima cosa “riacquista la fiducia dei mercati finanziari” ed emette
qualche decina di miliardi di debito in dollari.
In un paio d’anni,
che cosa capita ? l’Argentina ricade in una pesantissima crisi economica, e in
un nuovo default.
Dal che si
comprende: che il debito in valuta non è una necessità ma una scelta; che
assumerlo non risolve nessun problema; e che espone invece ad un mare di rischi
e ad un mare di guai.
E allora, perché
questo evidente errore viene comunque, non infrequentemente, commesso ?
Ad esempio, perché
un governo vuole finanziare (temporaneamente) alti deficit di saldi commerciali
esteri. Che equivalgono a quello che (a parole) gli euroausterici detestano:
indebitarsi per vivere al di sopra dei propri mezzi. Dura finché dura (di
solito poco) ma un politico spregiudicato, incompetente, o comunque interessato
solo al risultato di brevissimo termine può cadere, indubbiamente, in questa
tentazione.
Oppure
(spiegazione che non esclude l’altra) l’establishment
del paese può avere interesse (interesse proprio, non del paese) a vincolare i
propri concittadini a un sistema di controllo esterno. Per comprimere diritti e
redditi di alcuni ceti sociali (a partire dal costo del lavoro). Per forzare
processi di cessione del patrimonio pubblico, molto remunerativi per chi, dall’interno,
li gestisce. Per asservire, in generale, i propri concittadini a un sistema di
potere esterno di cui quell’establishment
costituisce il terminale.
Insomma, ci sono
alcune spiegazioni che fanno capire perché l’indebitamento in valuta estera
forte è un fenomeno ricorrente. Naturalmente spiegano anche molto bene che, se
si è interessati al benessere dei propri cittadini, se ne deve sfuggire come alla
peste (stavo per dire come al Covid19).
A modo loro,
devo dire, gli euroausterici sono coerenti. Plaudono alla decisione italiana di
essere entrati, e di restare, nell’euro. Per ragioni molto simili a quelle che
li portano a giustificare la scelta argentina dell’indebitamento in valuta
estera.
Plaudono a
scelte catastrofiche per i paesi e per chi ci vive. O quantomeno le ritengono “necessarie”.
E sono scelte che nascono dalle stesse motivazioni.
Dalle stesse inique,
antisociali, distruttive, folli motivazioni.