Dopo che l’ineffabile tandem Draghi – Giorgetti ha affossato il Superbonus, di Moneta Fiscale si è parlato poco. Ma il tema tornerà di attualità. Per la semplice ragione che l’eurogovernance economica continua a essere completamente disfunzionale, e il sistema di gran lunga più plausibile per ricondurla a qualcosa di sensato è, appunto, introdurre monete fiscali nazionali.
Non si sbaglia quindi a proporre un ripasso delle ragioni per cui NON HA SENSO considerare la Moneta Fiscale un debito.
Si ha debito:
quando si è impegnati a pagare cash
quando si è impegnati a cedere un bene che si possiede
quando si è impegnati a sostenere costi per produrre un bene di cui ci si dovrà poi spossessare senza ulteriori contropartite.
I buoni sconto emessi da un supermercato non sono debito perché non comportano pagamenti cash né impegni di cessione né impegni di sostenimento di costi. Riducono il fatturato futuro rispetto a quanto avrei incassato se avessi venduto gli stessi prodotti allo stesso prezzo in assenza del buono sconto, ma non c’è modo di sapere quali sarebbero stati le vendite in quella fattispecie.
Semplicemente, vendo ciò che vendo e incasso quello che incasso – al prezzo nominale ridotto dello sconto. Certo, chi usa il buono paga meno di chi non l’ha. E questo dà un valore monetario al buono. Ma non trasforma il buono in debito (per l’emittente). E’ e rimane (solo) uno strumento di incentivazione delle vendite.
Allo stesso modo, il credito fiscale cedibile, aka Moneta Fiscale, riduce il gettito fiscale rispetto a un caso puramente ipotetico, in effetti puramente fittizio, in cui lo Stato conseguisse lo stesso gettito senza l’incentivo all’attività economica prodotto dalla Moneta Fiscale stessa.
Il che significa che la Moneta Fiscale è uno strumento
di incentivazione. Ha un valore monetario. MA NON E’ UN DEBITO.
Nicola Di Cesare: È proprio perché ha un valore monetario che ai burattini che governano l'Italia conto terzi è stato ordinato perentoriamente di eliminarla; perché rompe il monopolio monetario esclusivo della BCE. Chi ha studiato i monopoli sa benissimo cosa significa è cioè che il proprietario del monopolio, in caso di rottura della sua esclusività, è indebolito nel potere di imporre prezzo e quantità prodotte del bene che produce.
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