Anche nel paese che
fin qui ha avuto più benefici (almeno in apparenza) dall’euro e dalla
governance economica UE, i partiti eurocritici sono in crescita e hanno ormai
raggiunto un peso molto rilevante.
Alternative Fuer
Deutschland (AfD) è accreditato, da recenti sondaggi, di un 8% di consensi alle
prossime elezioni europee (dopo che alle politiche di settembre 2013 ha conseguito
il 4,7%, molto significativo per un partito al primo test elettorale nazionale,
anche se insufficiente per superare la soglia di sbarramento del 5% ed entrare
al Bundestag).
Sul fenomeno AfD
continuo a mantenere la mia valutazione positiva. Sono dei liberal-conservatori
coerenti, e comprendono correttamente i motivi per i quali l’attuale euroassetto
è insostenibile.
E il loro
approccio alle possibili soluzioni tecniche è omogeneo con un meccanismo di
strumenti monetari paralleli, quindi con il progetto CCF e con la Riforma Morbida dell’euro.
Sono stati
accusati di avere un atteggiamento "scaltro" in quanto puntano a mantenere in
valuta forte (cioè a non svalutare) i crediti verso i paesi che si
svincoleranno dal sistema euro.
Ma, a parte il
fatto che sono disponibili a stralci (che nella loro ottica liberale devono
gravare sul finanziatore privato, non su meccanismi di salvataggio pubblici)
per i crediti verso controparti non in grado di onorare il cento per cento
dell’impegno, un meccanismo di ripristino della sovranità monetaria con forte
azione sul cuneo fiscale permette, in realtà, alla maggior parte dei paesi in difficoltà
dell’Eurozona di avviare una forte ripresa delle loro economie e di rimanere
solvibili in valuta forte.
E questo è
particolarmente vero proprio per l'Italia, che oggi ha un grosso problema di
competitività (che la Riforma Morbida risolve) ma non un alto livello di debito estero.
Nel frattempo,
sono sempre più esplicite le posizione eurocritiche di Die Linke, che ha
conseguito l’8,6% alle politiche del settembre 2013. In questa intervista, Sahra
Wagenknecht rimarca le differenze tra il suo partito e AfD in materia tra l'altro di stato
sociale, welfare, retribuzioni e distribuzione dei redditi.
Ma, nello stesso
tempo, la critica di Die Linke all’eurogovernance economica è altrettanto esplicita,
chiara e fondata.
A questo punto c’è
da attendersi che, alle prossime elezioni europee del 25 maggio, partiti e
movimenti fortemente negativi in merito all’attuale assetto economico dell’Eurozona
e dell’Unione Europea ottengano consensi compresi tra il 15% e il 40% de minimis in Francia, Grecia, Italia,
Regno Unito, Paesi Bassi, Germania e Austria.
Manca
stranamente all’appello la Spagna, forse perché le posizioni critiche sono
state “intercettate” dagli indipendentismi regionali (catalano e basco in
particolare).
Maggio 2014,
comunque, può essere un punto di svolta.