Riguardo al
progetto CCF, qualche commentatore afferma che una convivenza stabile di euro e
di CCF è impossibile perché – come affermato dalla “legge di Gresham” - “la
moneta cattiva scaccia la buona”: ovvero, nei sistemi a doppia circolazione, la
moneta di minor valore diventa predominante e quella di maggior valore esce
dalla circolazione.
Nel caso di
introduzione dei CCF, questi ultimi avrebbero un valore inferiore (con ogni
probabilità solo leggermente, ma comunque inferiore) a quello dell’euro, quindi
gli euro – si dice – sparirebbero dalla circolazione, e verrebbero in pratica
utilizzati solo i CCF.
Questa
conclusione nasce da un fraintendimento. La legge di Gresham si applica a
sistemi monetari a doppia circolazione dove viene fissato artificialmente un
rapporto di conversione tra due tipi di moneta: artificialmente nel senso che
non corrisponde al valore intrinseco. L’esempio classico, nell’antichità, era
quello della moneta in metallo prezioso, per esempio d’oro, che veniva “tosata”
dalle autorità. La si limava, in pratica, per coniare altre monete, ma il
governo imponeva la parità di valore tra la moneta “tosata” e quella intatta.
Chiaramente, in
quelle condizioni chi possedeva monete di entrambe le categorie cercava di
spendere solo le prime e di trattenere le seconde. Finivano quindi per
circolare solo le monete “tosate”.
Una situazione
simile si è verificata in varie situazioni di sistemi a doppia circolazione –
monete d’oro e monete d’argento, ad esempio – dove il valore imposto dalle
autorità non corrispondeva al valore intrinseco del metallo da cui erano
formate.
Dietro la “legge
di Gresham” c’è, quindi, un problema di valore imposto, disallineato rispetto
al valore intrinseco.
Nel caso del
binomio euro / CCF, la situazione è diversa in quanto i CCF sono un titolo (non
una moneta nel senso di moneta legale, tra l’altro) che deriva il suo valore
dall’essere utilizzabile per ridurre impegni finanziari futuri (tasse in primo
luogo) altrimenti dovuti allo stato emittente. Varrà qualcosa meno dell’euro
sia perché non è moneta legale utilizzabile in tutti gli stati membri
dell’Eurozona, sia (soprattutto) perché la sua utilizzabilità è differita.
L’elemento predominante che governerà lo scarto di valore tra CCF e l’euro sarà
quest’ultimo: un fattore temporale (attualizzazione).
Ma non ci sarà
una discordanza tra valore di mercato e valore intrinseco: quindi manca il
presupposto per cui la “legge di Gresham” dovrebbe trovare applicazione.
Inoltre, la
quantità di CCF emessa è quella necessaria per introdurre, nei sistemi
economici che la applicheranno, il maggior potere d’acquisto necessario per
ripristinare adeguate condizioni di domanda e quindi di impiego delle risorse
produttive. Ma i CCF in circolazione saranno sempre una frazione del PIL.
Mancano quindi i presupposti anche, semplicemente, sul piano aritmetico che
potrebbero portare alla rarefazione, o alla scomparsa, dell’utilizzo dell’euro.
Altro discorso
è, naturalmente, la possibilità di far evolvere il CCF in una moneta nazionale
a corso legale, sostituendo quindi nel tempo l’euro. Questo può avvenire – qui sono delineati i possibili passaggi – in conseguenza di scelte politiche. Ma il
progetto CCF funziona comunque, anche nell’ipotesi che l’euro rimanga e che i
CCF gli si affianchino in modo permanente.