martedì 26 dicembre 2017

Debito pubblico, CCF e Minibot

Come rilevabile dai dati pubblicati a pagina 7 di questo documento Bankitalia, il debito pubblico lordo italiano al 31.10.2017 era pari a 2.290 miliardi di euro, composti come segue:

Raccolta postale                                                      15
Altri depositi e monete metalliche                        170
Titoli a breve termine                                            114
Titoli a medio e lungo termine                           1.820
Prestiti di Istituzioni Finanziarie Monetarie          127
Passività connesse con i prestiti EFSF                    34
Altre passività                                                           9
TOTALE                                                            2.290

Il dato coincide con quello riportato da Eurostat e rappresenta il cosiddetto “Maastricht Debt”, su cui si calcolano i parametri soglia o obiettivo per i rapporti deficit pubblico / PIL e debito pubblico lordo / PIL.

Le “Istituzioni Finanziarie Monetarie” sono le istituzioni creditizie abilitate a operare con il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). Comprendono le banche centrali, nonché le istituzioni finanziarie residenti nell’Eurozona abilitate (i) a ricevere dal pubblico depositi o strumenti ad essi facilmente sostituibili o altri fondi rimborsabili, e (ii) a concedere crediti ed effettuare investimenti in titoli per conto proprio.

Le “Passività connesse con i prestiti EFSF” sono gli impegni non ancora versati ai fondi Salvastati. Va notato che, ancorché non ancora erogati e contingent al fatto che l’ESM li richiami, questi importi sono già considerati parte del debito pubblico in quanto l’Italia è irrevocabilmente impegnata a versarli cash (in caso di richiesta).

Le “Altre passività”, come ci fa sapere la nota a pagina 23 del documento Bankitalia, sono “cessioni pro-soluto a favore di intermediari finanziari non-bancari in attuazione della decisione dell’Eurostat del 31 luglio 2012”.

E la decisione Eurostat in questione è contenuta in questo documento e i passaggi chiave sono a pagina 2:

“When a supplier of goods or services, holding a claim on a government unit, which is recorded as a trade credit (AF.71) in national accounts, transfers totally and irrevocably its claim to a financial institution (notably a unit engaged in factoring activity), the original liability of the government unit recorded as trade credit AF.71 has to be reclassified as a loan (AF.4), part of the EDP Maastricht Debt (Nota MC: EDP = Excessive Deficit Procedure), when the two following conditions are both met: (1) the government unit has no longer any payment obligation to its supplier, and (2) the financial institution has no direct or indirect recourse on the supplier (transferor of the claim) if the government unit does not meet its payment obligations in due time.

The rationale for this decision is that the financial institution established an unquestionable claim on a government unit, which, by consistency, must be fully reflected in the accounts of the latter. This new claim is no longer a simple time lag directly linked to the original commercial transaction and its payment”.

Se ho ricostruito correttamente il tutto, i debiti di fornitura non rientrano nel “Maastricht Debt”. Vi rientrano i corrispondenti importi solo in caso di cessione pro-soluto, cessione che li trasforma da debiti commerciali a debiti finanziari.

Tutto questo ha un rilievo per il “progetto Minibot” di Claudio Borghi (responsabile economico della Lega), che prevede di distribuire titoli di Stato di piccolo taglio, in forma cartacea, a fronte di crediti già esistenti e già ricompresi nel debito pubblico: in primo luogo, crediti di fornitori della Pubblica Amministrazione, e crediti di natura fiscale (per esempio quelli a fronte di ristrutturazioni immobiliari). I Minibot sarebbero poi utilizzabili per pagare tasse, imposte, prodotti e servizi commercializzati da aziende pubbliche, ecc. Gli importi complessivi da distribuire arriverebbero a diverse decine di miliardi.

L’erogazione di Minibot non aumenterebbe il debito in circolazione, perché si convertono in titoli crediti già esistenti. Ma a quanto pare questi crediti, pur essendo impegni del settore pubblico, non sono ricompresi nel “Maastricht Debt”.

I crediti per forniture, come visto, non sono nel “Maastricht Debt”, salvo che non siano trasformati in crediti finanziari mediante una cessione pro-soluto. E non ha un gran senso erogare Minibot alle società di factoring (e non a cittadini o aziende). Comunque, l’importo complessivo è relativamente modesto (9 miliardi circa).

I crediti di natura fiscale, a loro volta, non sembrano proprio comparire nel prospetto Bankitalia: l’implicazione è che non rientrano nel “Maastricht Debt”.

Rimane possibile erogare Minibot a fronte di queste categorie di debito, ma è necessario aver presente che non vale l’affermazione “il Maastricht Debt non si incrementa perché sono già ricompresi”. Inoltre, se i Minibot sono utilizzati immediatamente per ridurre tasse, in anticipo quindi rispetto alla data di rimborso del credito sottostante, l’utilizzo comporta – nel momento in cui si verifica – un incremento di deficit e di debito pubblico (ai sensi di Maastricht).

Quest’ultimo inconveniente è evitabile emettendo Minibot utilizzabili per pagare tasse non subito, bensì alla data di rimborso del credito. In questo caso  sarebbero strumenti fiscali a utilizzo differito: in effetti, qualcosa di estremamente simile ai CCF (Certificati di Credito Fiscale).

Occorre però anche accettare il presupposto che i Minibot a utilizzo differito non vanno inclusi nel “Maastricht Debt” nel momento dell’emissione (altrimenti lo si aumenterebbe, sforando gli eurovincoli). Il che è perfettamente corretto, in quanto sono utilizzabili a pagamento di tasse ma non non danno diritto a rimborso cash.

A questo punto tuttavia, a prescindere da come chiamiamo questi titoli, mi sembra decisamente preferibile adottare il percorso previsto per i CCF. Emettere cioè titoli fiscali a utilizzo differito creati ex nihilo, senza limitazioni (di quantità e/o di soggetti riceventi) causate dalla preesistenza di un credito.

In altri termini: posso emettere sia Minibot a utilizzo differito (a fronte di un credito sottostante, che però non è incluso nel “Maastricht Debt”) sia CCF (senza che preesista alcun credito), in quanto nessuno dei due incrementa il Maastricht Debt al momento dell’emissione; ma con i CCF si attua un’azione di politica economica molto più mirata ed efficace dal punto di vista, soprattutto, dell'impulso sulla domanda interna.

Tra la altro si evitano anche le complicazioni procedurali dovute alla necessità di accertare l’esistenza del credito di fornitura, o del credito fiscale, prima di attuare l’erogazione.

Vedi la parte finale di questo post in merito agli ultimi due punti.


5 commenti:

  1. Io avevo capito che Borghi volesse basarsi sul fatto che i minibot, essendo in forma cartacea, sarebbero poco pratici da utilizzare per pagare le tasse e quindi il buco di bilancio che si formerebbe dall'utilizzo immediato sarebbe relativamente basso. C'è anche da dire lui li aveva pensati come preparazione per l'uscita dall'euro e non come strumento permanente.

    Come avevo scritto in un altro commento a me l'idea migliore sembra quella di emettere crediti fiscali cartacei per pagare importi piccoli (per il singolo individuo che li riceve) come le integrazioni ai redditi e le spese sociali, e crediti fiscali in forma elettronica per opere pubbliche e taglio tasse alle aziende.

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    1. Combinare formato elettronico per i grandi importi, e cartaceo per i piccoli, sicuramente è possibile e non mi stupirebbe che si decidesse di procedere così. Che il cartaceo sia poco pratico per pagare tasse può essere, però non c'è modo di stabilirlo a priori. Una via possibile: grossi importi in elettronico (ma ad utilizzo fiscale differito), piccoli importi in cartaceo (per entità totali inferiori, almeno all'inizio, rispetto alle emissioni in formato elettronico). Poi nei mesi successivi si vedrà se il cartaceo tende più a circolare o a essere utilizzato per le tasse, e si effettueranno se necessario le ritarature del case.

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  2. Come mai le monete metalliche compaiono nel passivo? Ho sempre ritenuto che fosero un attivo per lo Stato, dato che le conia esso direttamente.
    Grazie, ciao.
    Claudio zanasi

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    1. Ci scrivo uno dei prossimi articoli. La giustificazione (molto discutibile) è che vengono coniati su autorizzazione BCE, quindi all’atto del conio insorge un debito dello Stato verso il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC).

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  3. Hai ragione: Moooolto discutibile. Penso che un costituzionalista, o un qualsiasi avvocato sarebbe in grado di contestarlo.
    C.Z.

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