sabato 1 febbraio 2020

Valuta forte e dipendenza dall’import


Ogni tanto riemerge l’argomentazione secondo la quale sì, certo, usare l’euro avrà magari alcune controindicazioni, ma “se sei dipendente dall’import perché non possiedi materie prime, avere una moneta forte è utile: così compri a costi vantaggiosi”.

A parte il “dettaglio” che l’Italia realizza un surplus commerciale estero vicino a 60 miliardi annui, al netto ovviamente di tutte le importazioni e quindi anche al netto degli acquisti di materie prime, l’argomentazione sopra citata è sbagliata. Del tutto sbagliata: concettualmente e praticamente.

La moneta forte la usi, ma non la emetti. Non è la tua: è la moneta di un altro, che tu ti sei vincolato a utilizzare.

Usare l’euro ti rende (forse) meno dipendente dai fornitori di materie prime, ma crea un altro tipo di dipendenza: dall’emittente degli euro, che è un soggetto esterno. Perché questo soggetto esterno la moneta forte te la presta, non te la regala.

Per di più, “la moneta forte che permette di comprare a costi vantaggiosi” è deleteria per il tessuto produttivo del paese, appunto perché rende più conveniente comprare, e meno conveniente produrre.

Usare una moneta emessa da terzi, e sopravvalutata rispetto ai fondamentali della propria economia, equivale – quello sì – a vivere a debito, sopra le proprie possibilità. Oppure impone di assoggettarsi ad austerità per contrarre la domanda interna, in modo da eliminare il deficit commerciale. Quello che l’Italia ha fatto tra il 2011 e il 2013: operazione “riuscita”, con la “piccola” controindicazione che l’economia è stata devastata e milioni di persone sono state gettate in povertà.

E’ incredibile che gli euroausterici – quelli che ripetono continuamente di odiare il debito – non si rendano conto di tutto questo.


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