martedì 11 maggio 2021

Crediti fiscali: la battaglia di retroguardia della Ragioneria Generale


Giovedì 6 maggio la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto lo stralcio di un emendamento al DL Sostegni, presentato da M5S e Lega e sostenuto da tutte le principali forze politiche (anche di opposizione). Finalità, rendere cedibile il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, previsto dal Piano Transizione 4.0: il “superbonus per le aziende”.

Le reazioni sono state decisamente vivaci e il M5S in particolare si è espresso in termini molto combattivi, minacciando addirittura di non votare la fiducia al governo.

Non ci si arriverà: ma l’azione della RGS solleva perplessità enormi. Chi scrive ha molto a cuore il tema, avendo da anni (insieme a Biagio Bossone, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini) animato il Gruppo della Moneta Fiscale, che propone soluzioni di rilancio dell’economia mediante, appunto, emissione di crediti utilizzabili in compensazione di impegni fiscali.

Le motivazioni addotte dalla RGS sono francamente astruse. Un credito fiscale a utilizzo differito genera impatti negativi sul deficit e sul debito pubblico futuri: questo, a parità di condizioni. In realtà, la sua erogazione ha nel frattempo effetti compensativi, immediati, di stimolo all’economia.

Ignorare questi effetti compensativi e predisporre coperture a fronte degli impatti futuri (come già previsto) è fortemente conservativo, ma ha quantomeno una sua coerenza.

Ma la RGS va ben oltre: argomenta che se i crediti fiscali sono liberamente cedibili (dal beneficiario originale ad altri soggetti) allora “potrebbero”, anche alla luce di future ed eventuali (!) modifiche dei regolamenti Eurostat, costituire debito già al momento dell’emissione.

Un’arrampicata sugli specchi. Con questa “logica” bisognerebbe affermare che un BTP (negoziabile sul mercato) è debito pubblico, ma un finanziamento che l’Italia dovesse mai contrarre con il Fondo Monetario Internazionale (non negoziabile) non lo è !

Sorge il dubbio che la RGS sia influenzata da spinte politiche. I crediti fiscali negoziabili sono un potentissimo strumento di rilancio dell’economia: prova ne è l’enorme interesse che stanno suscitando, a partire dal Superbonus 110%.

Piccolo “difetto” agli occhi dell’establishment filo-Bruxelles: sono una leva in mano agli Stati e contrastano quindi il trasferimento di potere verso la UE.

Una posizione inaccettabile. Le regole dell’eurosistema vanno cambiate, ormai è riconosciuto: perché hanno dimostrato la loro catastrofica inadeguatezza, e perché ci sono da recuperare i danni economici del Covid.

Ma il processo di revisione è farraginoso e dubbio nei risultati. Le discordanze tra Stati sono enormi. La UE nel frattempo ha approvato uno strumento (il NextGenerationEU) inadeguato nella dimensione, complicatissimo nell’attuazione, e comunque ancora non attivo (dopo un anno) a causa delle forti opposizioni all’interno di vari parlamenti nazionali.

Se gli interventi a livello centrale non decollano o sono carenti, gli Stati devono poter supplire. Altrimenti (già lo constatiamo) i tempi di recupero dell’economia dell’Eurozona saranno sempre più lenti rispetto ad America ed Asia. Altro che “forza in grado di competere con i grandi blocchi mondiali”: l’Eurozona si condanna all’irrilevanza.

Temi di enorme rilievo. L’azione della RGS va quindi fortissimamente contrastata a livello politico. Non sono astrusi tecnicismi. C’è di mezzo il futuro del nostro Paese e del continente.

 

10 commenti:

  1. Mauro Tonello: Da molto tempo esiste uno stato pernicioso di funzionari di cordata che non sempre agisce per il bene dell'Italia. È ora che i nostri rappresentanti eletti che giurano sulla costituzione e di fare il bene esclusivo della popolazione, mossi da uno scatto di orgoglio e di etica operino insieme per la rinascita economica e sociale dell'Italia.

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    1. Ricordo sommessamente che ora come ora Mattarella ci ha messo in mano a un rappresentante non eletto e che per ciò stesso non ha motivo di interessarsi alla rinascita economica e, men che meno essendo un bieco e feroce liberista, sociale dell'Italia. La pietra tombale che ci opprime ce l'ha messa sopra Mattarella ed è stata sigillata, quello sì, dai nostri pusillanimi rappresentanti eletti. Di oggi la notizia che sarà abolito il "rito Fornero" nei processi dinanzi al giudice del lavoro anche quando trattasi di licenziamenti, rito che prevedeva la partecipazione dei sindacati i quali assistevano i lavoratori, ed è solo il primo passo del piano di rinascita economico e sociale di Draghi: licenziamenti più facili e veloci, rilancio economico pagato dalla dignità dei più deboli, condizione imposta dall'Unione europea per accordarci quelle molliche di pane del PNRR. Bell'antipasto, vero?

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    2. Ma guardi che è il contrario: i funzionari vanno dietro ad una classe politica cha ha per così dire "giurato fedeltà" non alla Costituzione ecc ma all'Europa/UE,tra l'altro mica fanno niente per nasconderlo, te lo dicono e ripetono abbastanza esplicitamente che il bene dell'Europa/UE è preordinato a quello nazionale, e che comunque essere (auto)commissariati ed eterodiretti è la nostra condizione ideale ( su questo evidentemente sono parecchio meno espliciti , ma il succo è quello). Tutto giusto ai miei occhi ciò che l'autore del blog dice sul Recovery Fund, soprattutto sul piano più strettamente economico, mi permetto di aggiungere che per conto mio nel Recovery Fund c'è un aspetto invece più strettamente politico, e certamente non scindibile dalla parte più economica, che è quello che ho appena detto,il Recovery è una forma di eterodirezione, di farsi governare da fuori, in questo caso tramite i giudizi e le condizionalità della Commissione.In politica il nodo centrale è il potere, da questo punto di vista per chi da un lato ha fatto sconciamente finta di sollevare il problema della sovranità, che anche quella è scritta nella Costituzione,dall'altro lato in risposta si è inventato il termine di "sovranista" come insulto. La nostra classe dirigente nel complesso appare soddisfatta di aver fatto dell'Italia una specie di protettorato, cioè uno stato con istituzioni proprie ma governato da fuori nella sostanza.

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    3. Spero ma anche credo che non sia così per TUTTA la classe dirigente. Però cambia poco al momento, perché quelli che la pensano diversamente non hanno ancora trovato il modo di modificare la situazione.

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    4. Vorrei tanto che fosse come dice lei,la classe dirigente è un concetto evidentemente molto più ampio del parlamento, però a guardare lì intanto se mi ricordo bene per il PNRR gli unici che hanno votato contro sono la quindicina dei fuorusciti m5s di Cabras e colleghi, poi in passato come lei ricorderà ci si permetteva di fare ironia sulle maggioranze della Bulgaria sovietica....Al momento sui temi che ho sollevato e anche su quelli che solleva lei vedo un partito unico suddiviso in fazioni di potere che , come è naturale, si permettono di farsi le liti tra comari purchè non si tocchino i dogmi e gli indirizzi comuni.

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  2. Quanto avranno guadagnato i tedeschi dallo sfruttamento del brevetto sul processo di sintesi per l'ammoniaca haber boschi e quanto il fauser ? È molto importante la chimica nel mondo moderno.
    Salv

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    1. I tedeschi senz'altro un bel po', ma anche la Montecatini con Fauser non ha scherzato. Nei miei anni di Montedison (1985-1994) il ricordo di Fauser era ancora vividissimo.

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  3. Perché è stata chiusa la Montecatini Montedison se era una azienda sana e competitiva?

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    1. La Montecatini si era pesantemente esposta a fine anni 50 per gli investimenti nel petrolchimico di Brindisi (3.000 miliardi di lire di allora !) basati su una tecnologia innovativa (acetilene) che non si riuscì però mai a industrializzare. Cuccia ebbe la bella idea di fonderla con Edison, gonfia degli indennizzi ricevuti per la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Ma le culture dei due gruppo originari non si combinarono mai. Poi Cefis la scalò con i soldi dell'ENI e la depredò pesantemente. Via lui, Schimberni riuscì a risanarla negli anni Ottanta ma pretese di controllarla con pacchetti azionari in mano a vari gruppi industriali pensando che nessuno avesse ambizione di scalarla. I Ferruzzi invece lo fecero ma i debiti della scalata finirono ulteriormente sulla schiena di Montedison. Saltò tutto e l'intero gruppo Ferruzzi Montedison finì per essere smembrato per pagare i creditori. Che persero poco o nulla, prova che gli asset industriali erano buoni. Un pezzo importante della storia l'ho vissuto, tra il 1985 e il 1994 ero lì.

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