Il mio amico
Paolo Canziani è tutt’altro che un euroausterico: anzi, come me, critica l’euro da prima che esistesse, da quando era ancora solo un progetto. Tuttavia è perplesso in merito alle
conclusioni che si traggono dal mio recente post riguardante l’(inopportunità
della) indipendenza delle banche centrali.
Se è vero, come
è vero, che una banca centrale indipendente rende il governo dipendente da lei
stessa, e se crediamo nella democrazia, la conclusione che se ne deriva è che la
banca centrale debba essere DIPENDENTE dal governo. Perché altrimenti la banca
centrale DIVENTA il governo. Un governo non eletto dalla popolazione.
E in effetti, se
la banca centrale deve dipendere dal governo, tanto vale fare del tutto a meno
della BC, e affidare le funzioni di emissione monetaria direttamente al
Ministero dell’Economia. Ne avevo parlato tempo addietro.
Su questo punto,
Paolo esprime il timore che si ritorni alla situazione di certi periodi
dell’impero romano, quando alcuni imperatori “tosavano” le monete d’oro
pretendendo che mantenessero lo stesso valore.
In merito a
questa obiezione, ci sono varie risposte.
La prima, è che
se devo scegliere tra due rischi, preferisco una (presunta) tendenza inflattiva
di governi che devono conquistarsi il mandato passando dalle consultazioni
elettorali, rispetto alla tendenza deflattiva e predatoria di un establishment
finanziario che non deve rendere conto alla popolazione.
La seconda, è
che in regime di fiat money il mondo lo è dal 1971. Siamo sprofondati
nell’iperinflazione ? no, eccessi d’inflazione in effetti li abbiamo visti solo
negli anni 70-80, e poi oggi: ma in connessione a problemi di
approvvigionamento e forniture di materie prime (il petrolio allora, il gas oggi),
non di comportamenti irresponsabili dei governi (quantomeno nelle economie
avanzate).
La terza, è che
il paese meno inflattivo, in particolare oggi, è stato ed è proprio quello in
cui la banca centrale è più dipendente dal governo, che tiene i tassi a zero,
che compra enormi quantità di titoli di Stato emettendo moneta: il Giappone.
La quarta, è che
l’establishment finanziario è enormemente potente e influente. Proprio
per questo richiede un contrappeso. E l’unico possibile è un assetto
politico-istituzionale che renda l’emissione monetaria dipendente dal governo.
Questo non eliminerà l’influenza della grande finanza, ma creerà necessarissimi argini e calmieri.
Il problema, nel
mondo odierno, non è una grande finanza troppo debole, ma TROPPO FORTE, nei confronti
della politica. Dare in mano a quel sistema anche l’emissione monetaria è la
strada per cancellare la democrazia. Il che sarebbe inaccettabile anche se fosse
premiante in termini di efficienza economica – e la storia di questi ultimi
decenni mostra che non lo è.