Visualizzazione post con etichetta Paolo Mieli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Mieli. Mostra tutti i post

lunedì 3 novembre 2025

Il futuro PdR risolverà… cosa ?

 

Sono teneri i sovranleghisti tipo Claudio Borghi. Quando, che so, Grilli o Saccomanni o Padoan dicevano non si può spendere perché TINA, davano loro degli incapaci o dei venduti.

Adesso al MEF c’è Giorgetti che dice TINA TINA TINA, il commento sovranleghista è: che ci volete fare mancano le condizioni.

E quali sarebbero le condizioni ? in primo luogo un presidente della repubblica espressione del centrodestra.

Mmmhhh…

Cosa dicono gli europeisti ?

Paolo Mieli per esempio in un editoriale di un mesetto fa era effettivamente preoccupato che il prossimo PdR venga eletto dal cdx. Però aggiungeva che in fondo in fondo ci sarebbero anche delle possibilità accettabili, e per accettabile ovviamente Mieli intende ossequioso verso Bruxelles.

E la possibilità di PdR centrodestrico accettabile sarebbe, dice Mieli…

…rullo di tamburi...

Giancarlo Giorgetti.

Rido. Per non piangere.

sabato 22 marzo 2025

La lingua unica europea

 

Ieri mi sono visto un video in cui Paolo Mieli afferma che l’”Europa” (che poi sarebbe la UE) va sciolta e riformata “su basi completamente diverse”.

Una volta tanto un’affermazione su cui concordo con Mieli – per la prima metà.

Sulla seconda ovviamente non ho opinione perché quali mai sarebbero queste basi è tutto da scoprire. Potrebbe uscirne qualcosa di positivo, tutto può essere. Però rimane sempre da capire quale sia la necessità storica per la quale un’integrazione politica europea dovrebbe ineluttabilmente verificarsi: mai sentito nessuno spiegarlo in modo minimamente sensato.

Sempre Mieli comunque dice un’altra cosa che invece un senso ce l’ha di sicuro: per arrivare a un’integrazione continentale per prima cosa occorrerebbe unificare la lingua.

A livello di ipotesi, se si volesse andare in questa direzione ci sono almeno tre possibilità.

La prima è l’inglese. Però il Regno Unito dalla UE è uscito. E no, non ha intenzione di rientrarci.

La seconda è il latino. Questa è una proposta del mio amico Vincenzo Destasio, avvocato e giurista, docente all’università di Bergamo.

Proposta bizzarra ? molto meno di quanto può sembrare. Fino all’Ottocento la comunità scientifica internazionale comunicava in latino. E il latino ha il vantaggio di essere relativamente semplice da pronunciare (da apprendere, un po’ meno) per i popoli di lingua romanza. Meno per i tedeschi e per gli slavi, che però ad apprendere le lingue altrui sono più bravi.

Volete una proposta veramente originale ? il protoindoeuropeo. La lingua (ricostruita dagli specialisti) da cui derivano quasi tutte quelle utilizzate in Europa, in America, e anche in buona parte dell’Asia.

E in effetti tutte le lingue parlate nel continente sono indoeuropee. Beh quasi. Togliamo il finlandese, l’ungherese, l’estone, il basco e il maltese. Forse mi scordo qualcuno ?

Comunque se vogliamo andare sulla via della lingua unica, partendo adesso ci vogliono un paio di generazioni. Bisogna insegnarla ai bambini nelle scuole, e tra alcune decine d’anni ci siamo. Tutti parleranno la lingua comune come una lingua madre.

Ne vale la pena ? rimane da dimostrare.