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lunedì 10 agosto 2020

La fiducia di Piller


Il simpatico Tobias Piller, corrispondente in Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung e ospite ricorrente di vari talk-show televisivi, non perde occasione di deliziarci con perle di saggezza e buoni consigli riguardo a quanto, cosa e come dovrebbe fare l’Italia.

Naturalmente è straconvinto che l’euro non abbia niente a che fare con i problemi dell’economia italiana e in merito a questa sua strampalata affermazione possiamo essere minimamente comprensivi, perché se la pensasse diversamente dovrebbe anche ammettere che l’euro ha molto a che fare con il successo dell’economia tedesca.

Una sua frase tipica, di solito pronunciata con la, diciamo così, “schiettezza” che contraddistingue molti (non tutti) i suoi connazionali, è che “in Germania non ci si fida per niente dell’Italia”.

Se è vero – e almeno in parte senz’altro lo è – ne deriva però una conseguenza che, temo, Piller non vorrà riconoscere, ma che non vedo come si possa confutare.

L’euro, si dice, “is here to stay”, è una costruzione sempiterna, è più indissolubile di un matrimonio cattolico (non ammette nemmeno una Sacra Rota che lo possa annullare).

Ma a voi che impressione fa un matrimonio in cui uno dei coniugi dichiara apertamente che non si fida per niente dell’altro (e sinceramente penso che sia anche vero il viceversa: tutta questa fiducia italiana nei confronti della Germania non la vedo, e del resto non mi sentirei, anzi non mi sento, di provarla io stesso) ?

Come vi sembra, dicevo ? un inferno ? una disgrazia ? un mare di guai ?

Effettivamente, entrare nell’eurosistema per l’Italia è stato tutte queste cose. E continua a esserlo.

giovedì 17 maggio 2018

Pillerate


Ovviamente, sono quasi sempre in profondo disaccordo con le affermazioni dell’ultrarigorista Tobias Piller, corrispondente per l’Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Capita però che in questo video (a 8'40")  dica una cosa completamente omogenea a quanto ho sostenuto in molte occasioni: ovvero, che nel 2011-2012 la Germania ha accettato che la BCE garantisse il debito pubblico dei vari paesi dell’Eurozona – e in particolare, quello italiano - a condizione che il debito medesimo cessasse di incrementarsi.

Il progetto CCF centra perfettamente questo obiettivo. Il debito viene bloccato e le azioni espansive necessarie per riportare l’economia italiana a corretti livelli di occupazione vengono effettuate emettendo titoli che non rientrano nel Maastricht Debt, e che – soprattutto – non richiedono alcuna garanzia da parte della BCE.

La garanzia infatti deriva dall’utilizzabilità dei CCF a fini fiscali. Se poi l’Italia esagerasse con le emissioni, diventerebbe in pratica difficile (o più esattamente, richiederebbe tempi più lunghi) utilizzarli, il che ne svaluterebbe il valore nel periodo intercorrente tra assegnazione e utilizzo. Ma non si verificherebbe un default. E peraltro, i margini perché questo eccesso di emissioni in pratica non avvenga mai sono amplissimi.