Renzi sta
disperatamente cercando le coperture per le sue manovrine espansive, e
naturalmente sta constatando l’ovvio. Cioè che tagliando (o tassando) da una
parte per spendere (o detassare) dall’altra, non si risolve sostanzialmente
NULLA.
Un’economia in
situazione di forte depressione della domanda si risolleva, facilmente e
rapidamente, immettendo potere d’acquisto nell’economia reale. I magheggi a
saldo zero per definizione non immettono niente e sono, quindi, una strada
senza uscita.
Nel frattempo
incombe lo spettro del fiscal compact, che dovrebbe comportare pesantissime
misure di riduzione del rapporto debito pubblico / PIL italiano.
Naturalmente
metterle in atto sarebbe un perfetto esempio di cane che insegue la propria
coda. Il tentativo di rispettare i termini del fiscal compact, per esempio
tramite una grossa patrimoniale, abbatterebbe domanda, consumi e PIL e
impoverirebbe ulteriormente il paese, senza che gli obiettivi di “risanamento”
della finanza pubblica vengano minimamente raggiunti.
Ora, lasciatemi
sintetizzare un concetto che per chi segue regolarmente questo blog è peraltro
molto chiaro.
I vincoli UE –
in particolare il deficit / PIL al 3% e il fiscal compact - sul piano economico
hanno senso solo sotto un aspetto. L’Italia ha un debito pubblico denominato in
una moneta di cui non controlla e non gestisce l’emissione. Quindi ha bisogno
di rifinanziarlo sul mercato.
Se non ci
riesce, ne seguono grosse turbolenze sui mercati finanziari e anche per il
sistema bancario italiano, che detiene buona parte dei titoli del debito
pubblico.
Questa
preoccupazione giustifica, superficialmente, i vincoli UE. Ma – appunto – solo superficialmente,
perché è ormai evidentissimo, dopo quasi tre anni di politiche di austerità,
che tasse e tagli abbattono il PIL e producono l’innalzamento, non la riduzione,
del rapporto debito pubblico / PIL.
Ora, la Riforma Morbida rilancia la domanda e il PIL italiano immettendo potere d’acquisto
nell’economia reale mediante uno strumento monetario (i CCF) che NON PUO’
causare default, perché non esiste obbligo di rimborso da parte dello Stato
emittente.
Immaginiamo che
Renzi voglia utilizzare questa strada. Non avrebbe che da dire: rilancio
l’economia italiana e per due anni (la durata prevista, per i CCF, tra il
momento della loro emissione e il momento in cui saranno utilizzabili per
pagare tasse) non ci sono oneri per la finanza pubblica italiana. E’ tutto
beneficio, perché maggior PIL significa maggiori entrate fiscali. L’ammontare
di debito pubblico che può dare luogo a default (cioè del debito pubblico che è
effettivamente debito) scende, e scende PIU’ RAPIDAMENTE di quanto previsto dai
vincoli UE.
Che cosa mi
dici, cara UE ? che non credi alla ripresa prodotta dal maggior potere
d’acquisto in circolazione ?
Beh senti non
capisco l’argomentazione… non vedo proprio perché aumentare il potere di spesa
dei cittadini e diminuire il carico fiscale in un’economia depressa non debba
innalzare domanda, produzione e occupazione… ma COMUNQUE se ne parla tra due
anni.
Se ho ragione
io, abbiamo risolto ogni problema.
Se no, vedremo
quali altri interventi attivare. MA NON OGGI. TRA DUE ANNI.
Nel caso in cui Renzi
non sia in grado di dire questo. O comunque se si blocca di fronte a una UE che
esprime opinione scettica o negativa…
…allora c’è solo
una spiegazione possibile. E chi mi legge mi può dare atto, credo, di non
essere una persona incline a interpretazioni cospiratorie.
Non potremmo più
neanche pensare che il problema sia una (sia pure titanica, gigantesca)
dimostrazione di incompetenza da parte di questa classe politica (italiana ed
europea).
L’unica
spiegazione che rimarrebbe è una perversa, persecutoria volontà di distruggere
l’economia italiana, il benessere dei suoi cittadini e i loro risparmi.