Le virgolette sono d’obbligo, perché qui parlo delle rispettive ideologie così come vengono praticate dalle più importanti istituzioni che ad esse si riconducono (a parole): non parlo, quindi, di come sono state originariamente concepite.
Sia la “sinistra” che la “cristianità” si ergono a protettrici delle classi disagiate. Ma la loro finalità non è risolverne il disagio. Se lo facessero, eliminerebbero la loro stessa ragione d’essere.
Entrambe ritengono (o affermano) di aver ricevuto una forma di rivelazione: sono quindi intrinsecamente illiberali e antidemocratiche, perché in caso contrario autorizzerebbero gli adepti a porre in dubbio la rivelazione.
Entrambe ritengono che gli iniziati, il “clero”, debbano guidare il “gregge”, che deve essere illuminato dalla rivelazione e accettare la guida del “clero”. Non deve invece sviluppare forme di pensiero autonomo.
Vedono di conseguenza con scetticismo più o meno marcato, quando non con esplicita ostilità, il suffragio universale. Come può un’opinione condivisa dalla maggioranza del “gregge” prevalere su quanto gli “iniziati” ritengono necessario per guidare il “gregge” ?
Non stupisce che questi due flussi di pensiero si siano fusi così bene nell’ambito di organizzazioni politiche quali (ad esempio) il Partito Democratico italiano.
E ancora di meno
stupisce che entrambe si ritrovino molto a loro agio con il pensiero
europeista, anch’esso basato sul principio che un’élite illuminata debba guidare il popolo: non importa se contro l’opinione
di quest’ultimo, perché il “gregge” non è in grado di identificare né quale sia
il suo interesse, né tantomeno come debba essere perseguito.