E’
un’argomentazione ricorrente, che si legge o si sente formulare grosso modo nei
termini seguenti.
Per guidare un’auto
occorre sostenere un esame e dimostrare la propria capacità di condurre il
mezzo, nonché la conoscenza delle regole della strada.
Allora, perché
tutti dovrebbero avere la possibilità di votare alle elezioni ? non servirebbe,
anche in questo caso, un esame che attesti conoscenze minime (per esempio) di
economia e di diritto ? come possiamo sperare che vengano prese decisioni
corrette da un elettorato che non ha determinati livelli di qualificazione su
quei temi ?
E’ una di quelle
idee che superficialmente possono apparire ragionevoli, o perfino brillanti.
Invece è pessima.
Il diritto di voto
spetta a tutti i cittadini perché tutti hanno un interesse legittimo alla
gestione della cosa pubblica e alla promozione del benessere della comunità a
cui appartengono.
Non tutti gli
elettori hanno competenze specifiche su tutti i temi politici rilevanti,
naturalmente. E non tutti potrebbero, in pratica, dedicarsi alla politica a
tempo pieno (o prevalente). Proprio queste motivazioni rendono necessario un
meccanismo di delega.
Ma il diritto di
partecipare alla selezione degli organi politici spetta in quanto, appunto, si
detiene un interesse legittimo. Le competenze le devono possedere gli eletti,
non gli elettori.
Prendiamo il caso
di una società per azioni. Immaginate di essere un’azionista di un’azienda
quotata in borsa, che produce bulloni.
Avete diritto di
voto in assemblea per scegliere il consiglio di amministrazione. Questo diritto
deriva dal fatto che sappiate qualcosa di come si progettano, producono e
commercializzano i bulloni ?
E’ assolutamente
probabile che non ne sappiate nulla. E se anche foste competenti in materia,
nella vita fate altre cose e avete quindi necessità che la gestione dell’azienda
sia affidata a qualcuno che ne sappia di più e/o che ci si dedichi a tempo
pieno.
Se non sapete
nulla di bulloni, come effettuate la vostra scelta degli organi di gestione
dell’azienda ? sulla base della fiducia che vi ispirano i candidati, dei
risultati ottenuti in passato, delle proposte che formulano. E se vi accorgete ex post che qualcosa non funziona, che i
risultati sono negativi, nell’assemblea successiva potrete votare per cambiare
i gestori.
Il detentore di un
interesse legittimo deve avere la possibilità di partecipare alla selezione dei
gestori – sia di un’azienda, che di una comunità politica. Di solito, chi vuole
introdurre la “patente di elettore” semplicemente non riesce ad accettare che
la decisione dell’elettorato possa essere difforme dalla sua. Quando le
elezioni danno un risultato che non gli piace, ne trae la conclusione che
“l’elettorato ha sbagliato a votare perché è incompetente o disinformato”.
Come se in Italia,
in particolare, non avessimo toccato con mano i catastrofici risultati di un
governo selezionato su base “tecnica” e non politica, tra fine 2011 e inizio
2013…