domenica 20 dicembre 2015

L’alto debito e l’alto risparmio italiano

Notoriamente, l’Italia ha un livello elevato di debito pubblico, ma anche un alto ammontare di risparmio privato.

In effetti i due fenomeni sono strettamente connessi. Il debito pubblico si è formato tramite l’effettuazione di spesa che è stata meno che altrove coperta da tassazione: il che equivale a dire che gli italiani hanno prestato allo stato quello che non pagavano in tasse.

Un altro modo di spiegare il fenomeno è che i cittadini italiani traevano vantaggio dalla spesa pubblica (che è fonte di reddito privato) ma accettavano di finanziare con i loro risparmi una parte significativa (più significativa che altrove) di questa spesa. In pratica, i beneficiari della spesa pubblica ne ricevevano i vantaggi economici (indirettamente, ma in buona sostanza è così) sotto forma di titoli di Stato.

Se il debito pubblico italiano fosse rimasto denominato in lire, tutto questo avrebbe creato ben pochi problemi (come non ne crea in Giappone un debito pubblico molto più alto di quello italiano in percentuale del PIL, espresso in yen).

L’avvento dell’euro ha cambiato questa situazione in peggio: sia dal punto di vista dell’Italia – che oggi si trova con un debito denominato in una moneta di cui non controlla l’emissione – che dal punto di vista di altri stati membri dell’Eurozona – che temono un dissesto finanziario e bancario conseguente a crisi del debito pubblico che colpiscano singoli stati.

L’Eurozona ha adottato un insieme di meccanismi – l’OMT e il Fiscal Compact, in particolare – che avrebbero dovuto mettere il sistema in sicurezza.

In buona sostanza, il meccanismo di sicurezza è la garanzia della BCE sui debiti pubblici dei vari stati, fornita sotto la condizione che ogni stato punti a raggiungere il pareggio di bilancio e la graduale discesa (fino al 60%) del rapporto debito pubblico / PIL.

Questi meccanismi danno l’impressione di essere stati concepiti (anche) sulla base del concetto che l'eccesso di debito pubblico può essere eliminato facendo leva sul risparmio privato. E l’Italia, come detto, è il paese più di tutti in questa condizione.

Far leva sul risparmio privato per limitare il debito pubblico tuttavia non significa (necessariamente) che uno debba essere ridotto per abbassare l’altro. Anche e soprattutto perché il risparmio privato si riduce a seguito di manovre fiscali restrittive, che in periodo di economia depressa alimentano contrazione economica, deflazione, disoccupazione, fallimenti aziendali e incremento del rapporto debito pubblico / PIL – non viceversa.

E’ esattamente la situazione che il complesso dell’Eurozona, ma soprattutto l’Italia, stanno vivendo da parecchi anni.

Nell’ambito dell’Eurozona, c’è una (forse l’unica) maniera sensata per far leva sul risparmio privato allo scopo di ridurre il debito pubblico. Consiste nell’introdurre uno strumento finanziario che rappresenta un’effettiva riserva di valore, ma che non potrà mai forzare (non essendo destinato a essere rimborsato) il paese emittente ad andare in default.

Questo strumento, naturalmente, può essere costituito dai Certificati di Credito Fiscale.

La combinazione CCF + clausole di salvaguardia comporta che l’Italia (come qualsiasi altro paese dell’Eurozona che ne abbia necessità) possa attuare le necessarie politiche fiscale espansive quando (come oggi) occorra contrastare situazioni di domanda depressa, senza tuttavia incrementare l’indebitamento espresso in euro (o per essere più precisi, l’indebitamento tout court).

In pratica, ai tempi della lira l’alto debito pubblico italiano era sostenuto dal risparmio privato, cioè dalla disponibilità degli italiani a detenere titoli di Stato in lire nel proprio portafoglio.

Con la combinazione CCF + clausole di salvaguardia, i cittadini italiani sostengono l’alto debito pubblico senza ridurre il proprio risparmio privato (con le conseguenze disastrose per l’economia reale che stiamo sperimentando). Il risparmio privato anzi aumenta, ma una parte significativa dell'incremento assume la forma di CCF.

Il debito a rischio default non aumenta, anzi si riduce in proporzione al PIL (tranquillizzando la BCE e i partner dell’Eurozona) e l’economia viene rilanciata da azioni espansive attuate mediante erogazione di CCF.


E, finalmente, PIL, occupazione e risparmio privato risalgono.

3 commenti:

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  2. Il debito pubblico:
    A) Da cosa è causato?( nascono da zero ?)
    B) Come mai è aumentato in questi ultimi anni in modo vertiginoso ( ultimi dieci anni)
    C) È desiderabile azzerare il debito pubblico come disse Schioppa molti anni fa?
    Lorenzo z.

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    1. A) Nasce da zero per forza, ma praticamente tutti gli stati ce l'hanno. La mia miglior spiegazione è quella del post 3.11.2013.
      B) In Italia in realtà l'aumento vertiginoso non si è affatto avuto negli ultimi 10 anni, ma negli anni Ottanta (dal 60% circa del PIL al 120%). E la ragione sono stati gli alti tassi d'interesse reale pagati ai sottoscrittori del debito pubblico, a loro volta spiegabili con un contesto internazionale in cui i tassi reali erano alti un po' dappertutto, ma in Italia più che altrove per cercare di mantenere il cambio fisso con il marco nell'ambito dello SME (precursore dell'euro e dei suoi disastri...)
      C) Se ce l'hai in moneta nazionale no. Diventa in pratica una forma di emissione monetaria, in moneta sovrana, che offre ai titolari un rendimento positivo (al contrario della detenzione di cash) a scadenza. Il debito pubblico è invece rischiosissimo se non è nella moneta che lo stato emette e controlla: questo è una dei ciclopici problemi dell'euro - aver convertito il debito pubblico da moneta nazionale a moneta estera...

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