martedì 5 aprile 2016

Grecia: su che cosa discutono FMI e UE



Il tormentone greco è prossimo a ripartire, com’era ampiamente prevedibile fin dalla firma del catastrofico (per i greci) e irrilevante (dal punto di vista della possibilità che mettesse fine alla crisi) accordo del luglio 2015.

In questi giorni se ne sta parlando parecchio, a seguito della pubblicazione, a cura di Wikileaks, di presunte intercettazioni telefoniche relative a un colloquio tra alti funzionari del Fondo Monetario Internazionale.

E’ utile chiarire, andando al nocciolo, quali siano i termini del dibattito tra FMI e Unione Europea. Alcune ricostruzioni mettono il FMI in luce positiva, in quanto sta spingendo per una riduzione dell’indebitamento che grava sulla Grecia.

Altri commentatori fanno notare che questa riduzione comporterebbe di accettare, da parte della Grecia, misure di austerità (ulteriori tagli di spesa sociale e incrementi di tassazione) ancora più severe di quelle che la UE sembrerebbe disponibile a concordare.

In realtà i “buoni” in questa vicenda non esistono. E’ vero che il FMI preme per una riduzione dell’indebitamento greco, ma il motivo è che si rende perfettamente conto che il debito greco non è sostenibile, in presenza di politiche che continuano a comprimere PIL e occupazione.

Se - dicono al FMI - dobbiamo rientrare nel quadro esponendoci con ulteriori finanziamenti (che, è bene ricordare, non andranno a sostenere la ripresa dell’economia greca, ma a ridurre l’esposizione di UE, BCE e stati membri dell’Eurozona) vogliamo che il debito totale sia preventivamente ridotto.

Il motivo è che il FMI sa fare i conti discretamente bene, ed è consapevole che il debito greco è fortissimamente a rischio di non essere ripagato. Se su 300 miliardi di debito totale ne rientreranno poniamo 100, e oggi il FMI si espone per 30, finirà per perderne 20 e recuperarne 10.

Se invece, preventivamente, si verifica uno stralcio del debito totale da 300 a 200, non verranno persi due terzi del debito ma solo il 50%. Sempre presumendo che il FMI eroghi 30, ne recupererà in questo caso 15 – cinque in più.

La UE continua invece a sostenere la finzione che il debito sia interamente ripagabile (magari con allungamenti di scadenze e riduzioni di tassi d’interesse). Tutto ciò in costanza delle attuali politiche di austerità: quindi mantenendo viva la leggenda che l’austerità e le “riforme” produrranno, in un futuro non ben precisato, la ripresa dell’economia.

Il dibattito tra il creditore attuale (la UE) e il creditore potenziale (il FMI) si riduce al fatto che quest’ultimo non vorrebbe rientrare nel quadro dell’operazione ma subisce pressioni politiche. Cerca quindi, se proprio ci sarà costretto, di minimizzare rischi e onerosità (per se stesso) dell’intervento.

Quanto al fatto che la UE accetterebbe misure di austerità un po’ meno pesanti di quelle richieste dal FMI, ammesso che sia vero è spiegato solo dal fatto che il FMI è un po’ più realista nello stimare gli effetti delle misure. Che produrranno incrementi del surplus di bilancio pubblico molto modesti in quanto, come al solito, l’austerità sconfiggerà se stessa – provocherà un peggioramento ulteriore dello stato dell’economia che vanificherà, in larga misura, i benefici (per il surplus) delle azioni intraprese. Diventa quindi necessario chiedere molto per ottenere (forse) un minimo beneficio (beneficio per i creditori s’intende, e a prezzo di ulteriori pesanti danni per l’economia e per la popolazione greca).

Purtroppo la cosa certa, dal punto di vista greco, è che tutto questo non risolverà ancora nulla. Prospettive di ripresa non ce ne sono, in quanto qualsiasi tipo di accordo i creditori finiscano per definire non contemplerà azioni di rilancio dell’economia. E l’ammontare del debito, 200 o 300 che sia, è un numero appeso in aria – è comunque non rimborsabile in costanza delle attuali politiche.

Le soluzioni sensate (rilanciare domanda, occupazione e PIL) continuano a non essere discusse. E le strade che non si sono percorse nel 2015 – strumento monetario parallelouscita secca dall'euro – restano in secondo piano, come possibilità che non si vogliono concepire. Per ora.

4 commenti:

  1. Tutto questo ricorda le discussioni e soprattutto le richieste sui danni di Guerra alla Germania negli anni 20. Sappiamo come è finita!

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    1. Salvo che la Grecia non ha le dimensioni e il potenziale bellico della Germania. Il che non rende certo più sensato quanto sta avvenendo oggi. Anzi, fa ancora più tristezza constatare come le esperienze tragiche del passato non insegnino nulla...

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  2. fuori tema (ma non tanto..;-)

    ho appena letto questo articolo :


    Posted in GENERALI | 16 Comments


    BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

    Posted on 01/04/2016 by admin


    BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

    Per risolvere il problema del debito pubblico, è stato iniziato da Dublino un esperimento monetario sotto l’egida della BCE: l’Irlanda emette buoni del tesoro a scadenza centennale, al tasso fisso lordo del 2,5%, e la BCE li compera sul mercato primario. Le conferme si trovano nel web.

    Dato che calcoli a 100 anni sono al di fuori di qualsiasi ragionevole prevedibilità economica, l’acquisto e la gestione di tali titoli è palesemente pensata per soggetti che non si limitano a cercare di prevedere o indovinare, come è il caso dei risparmiatori, ma che hanno la forza di prendere e imporre decisioni di lungo termine, come è il caso del cartello bancario-monetario BRI-IMF-FED-BCE & C.

    Se l’esperimento avrà successo, e se Berlino non avrà la forza di bloccare tutto, lo si potrà estendere a tutti i paesi europei aventi un grave indebitamento pubblico, per rimetterli in grado di eseguire investimenti pubblici in funzione di rilanciare quelli privati, i redditi e l’occupazione.

    E forse si potrà applicare anche per la risoluzione delle crisi bancarie da deterioramento dei crediti.(autore: Avv. Marco Della Luna )

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    è la prima volta che leggo una cosa del genere: ha un riscontro ? che ne pensa ?

    Saluti
    Shardan

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    1. Avevo letto dell'emissione di debito pubblico con cent'anni di scadenza da parte dell'Irlanda, e dato che è attivo il QE, non mi stupisce che la BCE acquisti questo debito (come può acquistare qualsiasi altra scadenza).
      Il punto è che questo non risolve i problemi dell'Eurozona: serve espansione fiscale, cioè immissione di una maggior quantità di potere d'acquisto (in parole povere, di soldi) nell'economia reale. Se la BCE compra titoli, ma non viene consentito agli stati di espandere la differenza tra spese e incassi pubblici, non c'è maggior sostegno alla domanda di beni e servizi. Semplicemente, la BCE si sostituisce agli investitori privati. In buona sostanza, cent'anni di scadenza del debito non mutano la situazione rispetto a dieci o a uno.

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