venerdì 5 maggio 2017

Un consiglio agli amici europeisti


Dove gli europeisti sono definiti come coloro i quali coltivano il sogno dell’unità politica europea.

Gli Stati Uniti d’Europa possono essere qualcosa di molto bello o qualcosa di per niente bello. Ogni opinione è a priori legittima, trattandosi di un’istituzione che oggi non esiste.

Tuttavia, anche chi ritiene che si tratterebbe di una cosa meravigliosa, dovrebbe (ritengo) avere chiare in mente quali siano le condizioni politiche minime perché gli Stati Uniti d’Europa nascano.

E le condizioni politiche minime consistono nel desiderio, da parte di tutti gli stati membri dell’Unione Europea, di fondersi in un’unica entità statale. Con un parlamento comune, dotato di effettivi poteri legislativi, e con un governo centrale comune.

Questo significa totale cessione di sovranità politica.

Ora, c’è come minimo uno stato membro della UE – casualmente il più grande per popolazione ed economia – che non ha mai fatto mistero di quanto segue.

Perché la Germania entri a far parte degli Stati Uniti d’Europa, occorre una modifica costituzionale.

La modifica costituzionale deve essere approvata da un referendum popolare a livello nazionale.

Ed è peraltro noto che:

Le probabilità che un referendum simile venga vinto dai proponenti, in Germania, sono oggi sostanzialmente pari a zero.

Nel frattempo, la Corte Costituzionale tedesca ha inequivocabilmente stabilito che gli interessi nazionali predominano rispetto ai trattati UE. Il che corrisponde a dire che la Germania si sente perfettamente autorizzata a, e anzi in dovere di, non rispettarli in caso di conflitto con gli interessi tedeschi.

Dati questi presupposti, cari amici europeisti, la mia calda raccomandazione è:

Smettete di dire che certe cose nella UE non funzionano – un esempio a caso: la governance economica dell’Eurozona – ma che qualsiasi tipo di riforma deve essere “concordata” – per non creare ostacoli al processo di integrazione politica. Perché il processo di integrazione politica in effetti non è iniziato, e anzi non c’è alcuna certezza che inizi.

E inoltre: andate in Germania. A fare che cosa ? a promuovere un movimento di opinione che convinca la popolazione a votare a favore, in un futuro referendum di modifica costituzionale che autorizzi a cedere sovranità agli (ipoteticamente nascituri) Stati Uniti d’Europa.

E che, nel frattempo e anzi prima ancora (evidentemente è una condizione preliminare) convinca governo e parlamento tedesco a convocare il referendum.

Quando ci siete riusciti, tornate qui e diteci che la Germania è pronta a cedere sovranità, e quindi gli Stati Uniti d’Europa si possono fare – se sono d’accordo anche gli altri stati membri UE, ovviamente.

Nel frattempo, per cortesia, prendete atto che la situazione oggi è un’altra: se lo stato di maggiore dimensione vede la UE come uno strumento di perseguimento dei propri interessi nazionali, gli altri stati membri hanno il diritto e anche il dovere di fare lo stesso.

Sempre per fare un esempio a caso, adottando unilateralmente un’efficace riforma dell’Eurozona (peraltro compatibile con i trattati). Cosa perfettamente possibile.


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