sabato 30 maggio 2020

Il Recovery Fund è una tragica pagliacciata


Spero di sbagliarmi. Ma ho il fortissimo timore che il titolo di questo post rifletta la pura e semplice realtà dei fatti.

Non solo perché i soldi da immettere nell’economia italiana tramite il Recovery Fund saranno del tutto insufficienti. Forse un 2% del PIL per qualche (pochi) anni.

Non solo perché un 2% del PIL l’Italia lo raccoglie, come si è visto un paio di settimane fa, in pochi giorni, per esempio con un’emissione di BTP Italia. Senza bisogno del Recovery Fund.

Non solo perché le erogazioni sono soggette all’”attuazione di riforme strutturali”, prescritte dalla UE.

Non solo perché il giudizio in merito alla loro attuazione è totalmente discrezionale, e in qualsiasi momento, quindi, le erogazioni potranno essere sospese (mentre i nostri contributi sono da pagare sull’unghia, senza nemmeno pensare di fiatare).

Ma anche perché nessuno ha detto quale sarebbe il saldo di bilancio pubblico accettato, escludendo l’impatto del Recovery Fund.

Mi spiego.

Ante Covid, nel 2019 il deficit pubblico italiano era stato pari all’1,6%. Del tutto insufficiente a immettere nell’economia quanto necessario a produrre una ripresa degna di questo nome. Sarebbe servito un 2% in più, almeno. Torna sempre il 2%, come si vede (lo stesso 2% del MES, tra l’altro).

Adesso, per prima cosa occorre recuperare le conseguenze economiche della crisi sanitaria. Facciamo un’ipotesi ottimistica: tra il 2021 e il 2022, viene fatto (ci viene consentito di fare) quanto necessario a ritornare – nel 2022 – ai livelli del 2019.

Questo vuol dire essere ai livelli di partenza: che erano livelli di pesantissima e cronica depressione dell’economia.

Si potrebbe pensare: OK, da lì in poi il Recovery Fund ci assicura, appunto, quel 2% in più necessario a uscire dalla depressione.

Ma “in più” rispetto a cosa ?

Esauriti gli effetti della crisi sanitaria, il patto di stabilità e crescita rientrerà in funzione.

E la commissione UE, nella persona dei vari Dombrovskis & c., non perde occasione di ripetere che il debito pubblico dovrà tornare su una traiettoria di contenimento e discesa.

Ci vuol poco a immaginare, quindi, che la commissione UE “raccomanderà” di ottenere il pareggio di bilancio, fatto salvo il contributo del Recovery Fund.

“Raccomandazione” da eseguire sotto pena di sospensione dei contributi, s’intende.

Per cui: il pareggio di bilancio diventa un’immissione di risorse pari al 2%, decimale più decimale meno la stessa degli anni pre-Covid.

E l’economia italiana continua quindi a rimanere nella situazione pre-Covid. Depressione cronica, alti livelli di disoccupazione e sottoccupazione, fortissimo malessere sociale.

Ammesso (e ripeto, è un’ipotesi ottimistica) che almeno l’impatto Covid venga recuperato. Se no, è molto peggio.

Se tutto va bene, stiamo come prima, cioè decisamente male. E per di più ancora più di prima siamo sotto costante minaccia di quanto dicono (con totale discrezionalità, che implica possibile – e credo, purtroppo, anche probabile – arbitrarietà) gli eurocrati.

Il Recovery Fund per noi è pessimo. Ma in realtà non piace a nessuno Stato UE.

A chi pagherà più di quanto incassa (i nordici) non piace per ovvi motivi.

Germania e Francia non ne sono certo entusiasti. Anche loro pagheranno più di quanto incassano. Se lo fanno andare vagamente bene perché data la loro influenza sulle gerarchie UE, saranno dalla parte dei controllori e non dei controllati. Ma ne farebbero volentieri a meno.

Il Recovery Fund piace solo agli eurocrati, perché mette ancora più potere in mano a loro – a una burocrazia pletorica, incompetente, invadente e vessatoria.

Spero di sbagliarmi, ripeto. Ma non credo di sbagliarmi.

Credo invece più probabile – questa è la mia speranza di gran lunga più plausibile – che l’accordo sui “dettagli” (chi prende, chi paga, chi controlla e come) deragli, e che il Recovery Fund non decolli.

E che l’Italia prosegua per conto suo, con quello che realmente serve e risolve.



4 commenti:

  1. non mi ricordo cosa sono i CCF

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  2. RECOVERY FUND E MES ?

    A chi andranno i 262 MLD di eu del Recovery Fund e del Mes ?

    Semplice, andranno nelle tasche dei soliti noti, per quello tutti lo vogliono, sono aziende amiche, case farmaceutiche, privati amici, faccendieri, politici, fondazioni, associazioni, onlus, ong, cooperative, terzo settore, mafie. Ci ritroveremo con 262 MLD di eu da restituire, piu' interessi, e dover accettare tutte le imposizioni, gli obblighi, i ricatti che l'europa ci chiederà per poter erogare quei denari.

    Mentre i 550 MLD di eu che i cittadini, le imprese, pagano ogni anno di eccesso fiscale, 763 eu al mese a cittadino, 1.458 Eu mese a lavoratore, a pensionato, continueranno a finire nelle loro tasche anche quelli, invece che essere rimessi nelle nostre.

    388 MLD di eu di tasse sulla spesa pubblica invece che 106 MLD, 370 MLD di sprechi, ruberie, regalie, inefficenze, tasse comprese, 120 MLD di eu di evasione delle multinazionali, dei grandi gruppi industriali, delle grandi imprese, con sedi fiscali all'estero, 250 MLD di utili persi dalle privatizzazioni dei servizi pubblici, imprese strategiche, 3° settore. Un Pil la metà della Germani, 2,5 volte meno il giappone, salari e pensioni la metà, prezzi doppi, costi dei servizi gonfiati, soprattutto la sanità, dal 200% al 1.500%.

    Potremmo avere 400/550 MLD di eu domani mattina, ogni anno, in maniera permanente, solo dimezzando o riducendo le tasse abnormi che ci ritroviamo del 70%, altro che Mes, Recovery Found per 5/10 anni, che vanno a ginfiare le tasse dei soliti noti, ladri, criminali, delinquenti !

    Marco Cristofoli moneta Pubblica

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