Alcune
riflessioni derivanti da scambi di idee con Giuseppe Rizzo e (via twitter) con
@Joel_S_Beaumont, che si ricollegano peraltro a confronti da tempo in corso in
particolare con Biagio Bossone, Stefano Sylos Labini e, di recente, con Gennaro
Zezza.
Il tema è l’erogazione
di Moneta Fiscale a persone con bassi livelli di reddito e/o di disponibilità
patrimoniali.
Queste persone
con ogni probabilità troverebbero difficile operare con titoli, quali i CCF, cedibili
contro euro sul mercato finanziario. Per un’azienda o per un individuo abituato
a investire in BOT o BTP, disporre di un conto titoli in banca e negoziare i
CCF (che sono semplicemente una nuova categoria di titolo di Stato, anche se
non hanno natura di debito pubblico) è un passaggio di facile comprensione e di
semplice attuazione.
Per le fasce
sociali disagiate, con ogni probabilità no. A questi soggetti, potrebbe essere
preferibile erogare Moneta Fiscale mediante carte elettroniche (una variante
della social card: tra le altre
possibilità, si potrebbero adattare a questi fini le tessere sanitarie) o anche in forma cartacea (una variante dei Minibot proposti da Claudio Borghi).
Questo tipo di
Moneta Fiscale non sarebbe soggetta a dilazione di utilizzo: in altri termini,
permetterebbe di ridurre pagamenti fiscali o di altra natura (comunque dovuti
alla pubblica amministrazione) immediatamente a partire dall’erogazione. Non ci
sarebbe, quindi, la dilazione di due anni prevista per i CCF.
Molti esercizi
commerciali e operatori economici (catene di grande distribuzione, distributori
di carburante, erogatori di luce, acqua, gas, gestori di autostrade)
accetterebbero indifferentemente euro o Moneta Fiscale, purché la Moneta
Fiscale fosse dotata di un tasso d’interesse un po’ più alto rispetto a quello
di un conto corrente bancario in euro (oggi, con i tassi attivi bancari a zero,
probabilmente basterebbe un 2% circa).
Il tasso
d’interesse potrebbe essere corrisposto in Moneta Fiscale o anche in euro.
In poco tempo la
diffusione diventerebbe totale o quasi, con accettazione che si estenderebbe
anche alle aziende medie e piccole, agli operatori al dettaglio di minore
dimensione, ecc.
Chi riceve questa "Moneta Fiscale a utilizzabilità immediata” potrebbe spenderla senza nemmeno chiedersi se sia una cosa diversa dagli euro. Sarebbero, sotto tutti
gli aspetti pratici, semplicemente “soldi”.
Le aziende che accetteranno
la Moneta Fiscale in pagamento di beni e servizi avranno, (come qualsiasi
azienda) flussi costanti di pagamenti verso l’erario: soprattutto per
IVA, nonché per imposte e contributi versati anche per conto dei loro dipendenti.
Il che rende la Moneta Fiscale un valore molto tangibile e molto sicuro.
Il difetto di
questa variante è che non si avrebbe la certezza del differimento di utilizzo, che permette all’economia di generare crescita e gettito prima che la Moneta
Fiscale venga utilizzata come sconto. Manca, in altri termini, il differimento garantito
per due anni, previsto nel progetto-base CCF.
Tuttavia, il
tasso d’interesse più alto (rispetto a un conto bancario o ad altri impieghi a
breve termine, quali BOT e CTZ) indurrebbe molti degli operatori a non
sfruttare subito la Moneta Fiscale per conseguire gli sconti fiscali,
preferendo invece accumulare interessi per un certo periodo di tempo. Si
avrebbe quindi comunque un
differimento, non necessariamente inferiore (o non di molto), in media, rispetto
ai due anni previsti per i CCF.
Se per esempio
la Moneta Fiscale erogata nel primo anno del progetto fosse pari a 30 miliardi,
di cui 20-25 a utilizzabilità differita e 5-10 a utilizzabilità immediata (ma
con interessi, e quindi incentivo a, comunque, differirla) l’equilibrio dei
flussi di cassa statali resterebbe ampiamente preservato.