Blog dedicato al progetto Moneta Fiscale / Certificati di Compensazione Fiscale - MF / CCF), soluzione per la crisi dell'Eurozona. Progetto reperibile in questo post. Cronistoria degli eventi rilevanti qui. I CCF sono anche noti come Certificati di Credito Fiscale.
giovedì 22 maggio 2014
La Riforma Morbida del sistema monetario europeo: video
Realizzato con Meetup M5S Europa, 20.5.2014.
martedì 20 maggio 2014
Per chi fosse a Rimini giovedì 22 maggio...
...o avesse voglia / tempo / interesse a venire all'ITForum (Investment & Trading Forum), alle 18 Giovanni Zibordi e io presentiamo "La soluzione per l'euro".
Al Palacongressi di Rimini, qui i dettagli.
lunedì 19 maggio 2014
Le rivelazioni di Geithner ci aiutano ?
Da alcuni giorni
si parla parecchio del recente libro di Tim Geithner, ex ministro del Tesoro
USA, e in particolare delle sue affermazioni in merito a proposte a lui
pervenute (nel 2011) da alti funzionari europei per collaborare a manovre
finanziarie finalizzate a destabilizzare il governo Berlusconi.
Che la “crisi
dello spread” sia stata uno strumento utilizzato per forzare il cambiamento del
governo e delle politiche economiche italiane (e di altri paesi, vedi Grecia in
particolare) in realtà è un fatto ormai incontrovertibile. La ricostruzione di
Geithner arriva dopo quelle di Zapatero, Bini Smaghi, Tremonti, e in questo
senso non rivela molto di nuovo.
C’è un elemento
di particolare gravità, tuttavia, ed è l’indicazione che non si trattò (non
esclusivamente, perlomeno) di sfruttare turbolenze di mercato: esisteva un
piano preordinato per generarle e strumentalizzarle. Il piano di cui parla
Geithner, a cui gli USA non hanno collaborato, ha tutta l’aria di essere stato
comunque messo in atto, con governi ed istituzioni europee che hanno alimentato
azioni speculative sui titoli di Stato dei paesi deboli dell’Eurozona.
Ora, una domanda
che viene posta da parecchi commentatori è la seguente: c’è un motivo per cui
Geithner rivela questi dettagli oggi ? le “rivelazioni” vanno considerate uno
strumento che l’amministrazione USA sta utilizzando per fare pressione e
stimolare cambiamenti nelle politiche economiche europee (o per essere più
esatti, della UE e dell’Eurozona) ?
E’ la tipica
domanda a cui è impossibile dare risposte molto affidabili. Mi limito a qualche
considerazione.
Geithner è stato,
ma non è più attualmente, una personalità di grande rilievo della prima
amministrazione Obama.
Allora come
oggi, gli USA non hanno mancato di lasciar trasparire la propria opinione
critica nei confronti della gestione dell’Eurocrisi. Di fatto sono state
costanti le “punzecchiature” e i segnali di insofferenza nei confronti della
pretesa di risolvere i problemi eurozonici imponendo austerità e deflazione
salariale ai paesi debitori.
Quello di
Geithner è un segnale in più. Ma non mi pare un salto quantistico nei rapporti
USA – Europa, o per essere più esatti USA – UE e USA – Germania.
Detto ancora più
chiaramente: gli USA gradirebbero un mutamento di rotta nelle politiche di
austerità europee. Vorrebbero un recupero di domanda e un ribilanciamento di
saldi commerciali che stimoli l’economia mondiale e riduca la necessità, per
loro, di fungere da “compratore di ultima istanza”. Sono convinti che l’atteggiamento
tedesco sia dogmatico e controproducente.
Ma schierarsi
non dico in termini espliciti, ma neppure in modo “sotterraneo”, a favore del
break-up dell’euro – no, siamo lontanissimi da una cosa del genere, e non
riesco a immaginare come e quando possa accadere. I timori di destabilizzazione
dei mercati finanziari e delle economie per effetto di un break-up sono troppo
elevati perché questo sia concepibile.
La dialettica
USA – Germania continuerà a svilupparsi come in passato. Toni critici da
oltreoceano, reazioni puntigliose e stizzite a Berlino. Una pressione larvata
che può aiutare quantomeno a non rendere ancora più controproducenti e
deleterie le politiche economiche dell’Eurozona. Magari a interpretare in senso
non restrittivo la complicatissima formulazione del Fiscal Compact (a non
applicarlo proprio, in pratica). A continuare a parlare di azioni della BCE
(quantitative easing e varianti sul tema), che magari verranno anche attuate (ma serve a poco o a nulla).
Se abbiamo in
mente il break-up dell’euro, però, non aspettiamoci i marines che sbarcano a
Omaha Beach. Gli USA vogliono la ripresa economica dell’Eurozona. Vogliono la
fine dell’austerità. Vogliono una soluzione stabile e permanente.
Ma non vogliono
nessuna di queste cose più di quanto temano le deflagrazione dell’Eurozona.
Per avere il
loro “benign neglect”, o magari anche il loro sostegno esplicito, la linea di
azione deve essere un’altra.
La Riforma Morbida, per esempio…
sabato 17 maggio 2014
Video del convegno su Debito Pubblico e Fiscal Compact
Tenuto a Milano, sabato 10 maggio scorso, e organizzato da Lista Civica Italiana: qui di seguito il mio intervento.
L'immagine è un po' ballerina, ma l'audio è buono e penso / spero anche i contenuti... prima parte (30 minuti)...
e qui la conclusione (altri sei minuti circa).
venerdì 16 maggio 2014
Videoconferenza martedì 20.5 + ITForum Rimini
Ancora con molte scuse a chi si era collegato l'altra volta...
La videoconferenza prevista per il 6 maggio e rinviata per un problema tecnico (colpa del mio PC) è stata rifissata martedì 20 maggio sempre alle 21.00.
Qui tutti i dettagli. Si parla ovviamente di Riforma Morbida, di Certificati di Credito Fiscale e come l'eurocrisi può essere rapidamente superata, senza "spaccare" la moneta unica.
Per chi fosse in zona o della zona, stiamo preparando una presentazione (Giovanni Zibordi e io) del nostro libro, giovedì 22 maggio probabilmente alle 17.30 presso l'ITForum di Rimini. Se tutto è confermato vi do i dettagli entro pochi giorni.
giovedì 15 maggio 2014
martedì 13 maggio 2014
Lo spreco peggiore è la disoccupazione
Vi è mai capitato
di sentirvi dire qualcosa del genere:
“Una spesa di
100 per produrre qualcosa che ne vale 80 è una perdita secca”.
Per un privato è
vero, anzi è un’ovvietà. Ma per un sistema economico ?
Se si paga 100 per
produrre qualcosa che vale 80, distogliendo risorse dal produrre
qualcos’altro che vale 100, il sistema economico ha una perdita secca di
20.
Ma se si paga e
si fa lavorare qualcuno che altrimenti rimarrebbe inattivo, il sistema
economico ha un guadagno di 80…!
Il che non significa
che non si debba prestare attenzione al tipo di spesa che si effettua. Naturalmente
è meglio produrre qualcosa che vale 100 e non 80, ottenendo quindi il beneficio più alto
possibile.
Questo, nel caso
si tratti di spesa pubblica. Se la maggior spesa viene invece attivata da una
diminuzione di imposte, quindi da maggior potere d’acquisto per i privati, sarà
interesse di questi ultimi massimizzare il valore delle risorse finanziarie.
Lo stato non dovrà
occuparsi più di tanto, in quest’ultimo caso, dell’efficienza della spesa: la preoccupazione
sarà piuttosto l’equità di distribuzione delle risorse.
Ma in entrambi i
casi, mettere al lavoro risorse inattive è un vantaggio per il sistema
economico. Anche se la spesa non è la più efficiente possibile. Anche se
l’allocazione non è la più equa possibile. La disoccupazione è lo spreco
peggiore.
Vado un passo
più in là: quando c’è disoccupazione massiccia, diventa utile anche la spesa
“inutile”. Se compro carta da una cartiera che sta per fallire e ci faccio
coriandoli, gli operai percepiscono un salario e lo usano per comprare cose
UTILI – da loro scelte – che altrimenti non verrebbero prodotte !
Mettere al lavoro
risorse altrimenti inattive è un investimento con rendimento infinito. Ottengo
qualcosa in cambio di nulla. O meglio, in cambio di lavoro prestato da
persone che non chiedono di meglio se non lavorare.
Vi preoccupa il
debito ? finanziate la spesa con moneta di nuova emissione.
Vi preoccupa la
rottura dell’euro ? emettete una forma di moneta parallela all’euro – il
breakup non è necessario (qui sto parlando della Riforma Morbida, chiaramente).
Vi preoccupa
l’inflazione ? se si mettono al lavoro risorse altrimenti inattive, la domanda
e l’offerta aumentano nella stessa misura, e non c'è tensione sui prezzi.
L’equità e
l’efficienza sono importanti, certo. Ma ridurre la disoccupazione, anche non
nel modo più efficiente, anche non nel modo più equo, è infinitamente meglio
che avere persone (e macchine) inattive.
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