Poco da aggiungere, anzi nulla, al commento di Stefano.
Blog dedicato al progetto Moneta Fiscale / Certificati di Compensazione Fiscale - MF / CCF), soluzione per la crisi dell'Eurozona. Progetto reperibile in questo post. Cronistoria degli eventi rilevanti qui. I CCF sono anche noti come Certificati di Credito Fiscale.
venerdì 26 settembre 2025
mercoledì 24 settembre 2025
Declino europeo: quello che non viene capito
L’Europa è in perdita di peso vertiginosa nel contesto mondiale. Conta sempre di meno a livello politico, economico, militare.
Una parte importante del problema è l’economia. La quota europea del PIL mondiale è scesa drasticamente da un quarto di secolo a questa parte. E la ragione non è (solo) l’ascesa di grandi nazioni che erano, fino alla fine degli anni Novanta, rimaste ai margini dello sviluppo, quali Cina e India. Il loro emergere non ha impedito agli USA di mantenere inalterato il loro peso e la loro influenza.
Il declino economico europeo è in larghissima misura attribuibile a una convinzione completamente errata, che influenza però in modo determinante le politiche sviluppate dai vari paesi, soprattutto quelli sottoposti alle “prescrizioni” UE.
La convinzione, cioè, che il deficit di bilancio pubblico sia un impoverimento del paese, e che quindi vada il più possibile contenuto, limitato, possibilmente azzerato.
Non c’è nulla di vero in questa convinzione. Un eccesso di spesa pubblica rispetto al gettito fiscale implica più potere d’acquisto, più soldi, in circolazione nel settore privato. Più soldi in circolazione non impoveriscono nessuno, e anzi è perfettamente normale, anzi necessario, che in un’economia che si sviluppa la circolazione di attività finanziaria si incrementi.
Questo non viene capito dalla maggioranza della popolazione. Economisti a parte, non viene compreso neanche da molti analisti e commentatori in materia di geopolitica, che sento dissertare, dicendo cose anche interessanti, sul ruolo dell’Europa nello scenario mondiale, per poi uscirsene con insensatezze tipo “la Germania garantisce il debito dell’Italia” oppure “l’euro grazie ai bassi tassi d’interesse per alcuni anni ha consentito all’Europa di crescere nonostante il debito pubblico”.
Se fossi un complottista penserei che queste convinzioni sballate siano alimentate da un qualche tipo di propaganda. Per esempio di fonte USA, visto che le menti pensanti statunitensi (ce ne sono) capiscono benissimo l’assurdità di queste affermazioni.
Ma non sono un complottista, e a un disegno USA per tenere in soggezione l’Europa con questi metodi non credo.
Gli europei sono specialisti nel farsi male da soli.
lunedì 22 settembre 2025
domenica 21 settembre 2025
giovedì 18 settembre 2025
Economia o anarchia ?
Leggo un tweet (si chiamano ancora così dopo che Twitter è diventato X ?) dell’Istituto Bruno Leoni:
“Potremmo definire l’economia come la scienza che studia l’utilizzo delle risorse scarse per fini alternativi.
In un’economia non libera è l’interferenza dell’azione governativa a determinare le scelte”.
La prima parte del tweet è interessante e anche condivisibile. Implica però un concetto basilare della MMT, scuola di pensiero economico che non credo goda delle simpatie di un’associazione liberal-liberista come l’IBL.
Implica che l’identificazione delle risorse scarse è basilare per l’analisi economica; e la moneta non è una risorsa scarsa. Può essere prodotta in quantità indefinita. L’inflazione è la conseguenza di un eccesso di mobilitazione delle risorse realmente scarse (RRS): che sono lavoro, impianti, energia, materie prime. Non la moneta. La creazione di moneta non è intrinsecamente inflattiva. Lo è se produce l’eccesso di mobilitazione delle RRS.
La seconda parte del tweet è curiosa. Vero, l’azione governativa contribuisce a determinare le scelte. Ma tutte le economie dove esiste un’azione governativa, cioè dove esiste un governo, sono forse “economie non libere” ?
Se all’IBL pensano questo, non sono liberal-liberisti.
Sono anarchici puri.
lunedì 15 settembre 2025
Un chiarimento
A proposito dell’ultimo post: ho scritto “chi crede in buona fede al progetto di integrazione politica europea dovrebbe essere in prima fila nel sostenere l’introduzione delle Monete Fiscali nazionali.”
Come ho detto in risposta a un commento di Lidia Riboli, NON è vero il contrario. NON è vero che chi NON crede al progetto di integrazione politica dovrebbe osteggiare la Moneta Fiscale.
L’euro è un pessimo progetto. Introdurlo è stato un catastrofico errore. Ma la Moneta Fiscale, anzi le Monete Fiscali nazionali, sono la via di gran lunga più pratica, più agevole, più percorribile, per superarne le disfunzioni.
Si può essere europeisti o meno (e ovviamente io faccio parte del “meno”). Ma è oggettivo che in questo momento (momento che dura da un quarto di secolo) siamo vittime di un meccanismo sbagliato nell’impostazione e perverso nelle conseguenze. Va ricercata e percorsa la strada più plausibile per superare il problema.
Su questo – SE non si hanno secondi fini – è inevitabile
concordare.
domenica 14 settembre 2025
Malafede eurista
Chi crede in buona fede al progetto di integrazione politica europea dovrebbe essere in prima fila nel sostenere l’introduzione delle Monete Fiscali nazionali. Sono il modo per dare agli Stati la possibilità di attuare politiche fiscali espansive senza incrementare il debito pubblico da rimborsare in euro, quello che non si accetta di condividere né di garantire incondizionatamente da parte della BCE.
Invece la Moneta Fiscale italiana, introdotta con in Superbonus 110%, è stata violentemente osteggiata dall’establishment eurista / europeista, e alla fine eliminata. Nonostante funzionasse. PROPRIO perché funzionava.
Difficile a questo punto ipotizzare qualcosa di diverso dalla malafede riguardo agli euristi che parlano di risolvere le disfunzioni dell’eurosistema. Risolvere le disfunzioni non interessa. O quantomeno, è un obiettivo del tutto secondario.
L’obiettivo di gran lunga primario è togliere potere
agli Stati e centralizzarlo sull’asse Bruxelles – Francoforte. Se poi il
risultato è creare problemi e non risolverli mai, questo è considerato un
effetto collaterale spiacevole ma accettabile.