venerdì 2 marzo 2018

Mulini e panetterie, ovvero: mandare a zero i saldi Target2


Nel dibattito sul funzionamento (e sulle disfunzioni) dell’Eurosistema, i saldi Target2 sono uno degli oggetti più misteriosi e peggio compresi, in particolare da quando, ormai più di un anno fa, Mario Draghi ha dichiarato che in caso di fuoriuscita di un paese, i crediti e le passività della sua Banca Centrale Nazionale (BCN) nei confronti della BCE andrebbero “regolati integralmente”.

Questa affermazione è stata, da molti, interpretata nel senso che si tratterebbe di una somma da pagare nel caso in cui un paese con un saldo netto passivo decidesse di uscire dall’euro. Una specie di “riscatto da pagare” in altri termini – o più prosaicamente, un debito da estinguere: che per l’Italia ammonterebbe oggi a oltre 400 miliardi.

Sull’argomento ho già scritto in passato, ma mi sembra utile sintetizzarne il nocciolo.

In realtà considerare il saldo passivo Target2 un debito è alquanto improprio, in quanto non esiste alcun impegno contrattuale a fronte del quale sia stato erogato un finanziamento e sia quindi insorto un rapporto creditizio.

I saldi Target2 esistono perché le bilance dei pagamenti dei vari paesi dell’Eurozona possono essere positive o negative: alcuni paesi incassano più dei loro esborsi, altri viceversa. Incassi ed esborsi includono le vendite e gli acquisti di beni e servizi verso l’estero (quindi le esportazioni e le importazioni) ma anche i movimenti di capitale (assunzione di finanziamenti dall’estero e investimenti esteri ricevuti, al netto di finanziamenti erogati all’estero e investimenti effettuati fuori dal territorio nazionale).

Poiché l’Eurosistema è un’unione monetaria, quando la bilancia dei pagamenti complessiva è attiva, il paese (o più esattamente la sua BCN) incrementa i suoi saldi attivi netti presso la BCE. Nel caso contrario, crescono invece i saldi passivi netti.

Questi saldi (i saldi Target2, appunto) sono una regolazione contabile. Non esiste un contratto di deposito della BCN che ha saldi attivi presso la BCE, né un contratto di finanziamento a fronte dei quali la BCN “passiva” ha ricevuto fondi dalla BCE.

Draghi ha dichiarato che i saldi devono essere “regolati integralmente” se un paese abbandona l’Eurosistema, ma questo non può avvenire estinguendo un deposito o restituendo un finanziamento, perché sotto il profilo giuridico e contrattuale non esistono né depositi né finanziamenti.

Come potrebbe avvenire, quindi, la regolazione ?

Immaginiamo due imprese che hanno regolari transazioni commerciali, una con l’altra, e nei due sensi. Ad esempio: un mugnaio produce farina e la vende al panettiere. Poi si reca in panetteria, e compra il pane.

Per praticità, mugnaio e panettiere hanno convenuto che, invece di regolare in contanti le transazioni, le segnano a credito / debito. Ognuno dei due compra il prodotto dell’altro al prezzo del listino; il compratore decrementa il saldo netto e il venditore lo incrementa.

Poi, per qualche motivo, si decide di mettere fine a questo meccanismo. Però le transazioni commerciali continuano: il mugnaio continua a vendere farina al panettiere e a comprare il pane.

Il mugnaio ha un saldo passivo di mille euro. Ma non esiste un contratto di finanziamento – il panettiere in effetti non gli ha mai prestato soldi. Ha semplicemente venduto più pane (in valore) della farina che ha acquistato. Il panettiere non ha un titolo giuridico per richiedere il pagamento in contanti dei mille euro.

Come si procede allora ?

Semplicemente, il panettiere ha diritto di continuare gli acquisti di farina, scalando il corrispettivo dal saldo attivo, fino a portarlo a zero. Mentre il mugnaio potrà continuare a comprare pane, ma pagandolo in contanti, non più movimentando il conto.

Quando poi il conto sarà arrivato a zero, le transazioni commerciali potranno tranquillamente continuare, ma sempre con corrispettivo in contanti (da entrambi i lati).

Analogamente, se l’Italia lascia l’Eurozona, continuerà ad avere interscambi di beni, servizi e attività finanziarie con i paesi che continuano a far parte dell’unione monetaria. Ma mentre gli stati la cui BCN ha un saldo attivo nei confronti della BCE potranno utilizzarli per effettuare i loro acquisti in Italia (fino all’azzeramento del saldo), l’Italia dovrà comprare la valuta necessaria per effettuare i suoi acquisti (salvo che vengano accettati pagamenti in Nuove Lire).

Tutto qui.

Tenuto conto che le esportazioni italiane di beni e servizi ammontano a oltre 500 miliardi annui, in larga misura verso altri paesi dell’Eurozona, e che costantemente si verificano investimenti finanziari esteri verso l’Italia, l’azzeramento di un saldo passivo di 400 miliardi circa non richiederà tempi molto lunghi. Probabilmente qualcosa tipo un anno, poco più o poco meno.


5 commenti:

  1. Alcune considerazioni...... Uno dei problemi di target 2 è il saldo con la Germania noi -430 MLD loro + 800 circa ...... essendo un saldo finanziario riflette 2 tipi di movimenti : 1) le fuoriuscite di capitali dall'Italia verso la UE e in particolare la Germania e questi per noi dovrebbero essere crediti 2) la regolazione finanziaria dello sbilancio commerciale (che a spanne e cumulato negli ultimi 15 dovrebbe essere di circa 160 MLD) ..... Mi piacerebbe un tuo parere

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    1. E' più complicato: in realtà gli sbilanci commerciali incidono solo nella misura in cui non sono finanziati da crediti erogati dal sistema bancario tedesco (nell'esempio) a quello italiano.

      Sul punto 1): sono crediti di residenti italiani nei confronti del sistema finanziario estero, effettivamente. E in buona parte sono fuoriuscite prodotte dai rischi di rottura dell'Eurozona e di ulteriori dissesti bancari. Se la situazione si normalizza dopo un eventuale breakup, in buona parte rientrerebbero in Italia.

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  2. http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=69

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