lunedì 29 dicembre 2025

Spesa a deficit e creazione monetaria

 

Elaborazione su spunti di Giovanni Piva e di Fabio Bonciani

La maggioranza della pubblica opinione ritiene che il finanziamento del deficit pubblico richieda il collocamento di titoli sul mercato. Questa convinzione deriva dal fatto che da alcuni decenni nella maggior parte dei paesi è vietato, o comunque non è praticato, il finanziamento diretto del governo da parte della BC (Banca Centrale).

Il divieto si applica a finanziamenti sia sotto forma di acquisto diretto di titoli, sia mediante utilizzo in scoperto di conti del governo presso la BC (per la verità quest’ultimo è vietato nell’Eurozona dall’art. 123 comma 1 del TFUE; in altri paesi invece è in teoria possibile, con limiti operativi diversi da caso a caso).

La conseguenza è che il debito pubblico dei vari paesi aumenta di pari passo con l’accumulo dei deficit pubblici, appunto perché a fronte dei deficit pubblici vengono – per prassi o per legge, NON per necessità tecnica – emessi titoli.

A questo punto sorge però un dubbio. Come possono aumentare i debiti pubblici se lo Stato raccoglie sul mercato moneta GIA’ ESISTENTE (in quanto, come detto sopra, le BC non la emettono in presenza di deficit pubblici)? Da dove viene la maggior quantità di moneta necessaria a sottoscrivere i titoli di nuova emissione?

La risposta è che il governo emette 100 di titoli di Stato contemporaneamente all’immissione sul mercato di 100 di moneta, perché il deficit è la differenza tra spesa e tasse, e quando lo Stato spende, spende MONETA.

Il risultato finale è che la moneta in circolazione non varia ma i titoli di Stato aumentano di 100. Come se (nella sostanza, non nella forma) lo Stato avesse pagato direttamente con titoli di Stato i percettori del deficit.

In realtà le BC di tutto il mondo potrebbero comprare tutto il debito pubblico in circolazione, dando in cambio moneta (oggi detengono già il 19% di circa 330.000 miliardi di debito pubblico in circolazione. Il debito pubblico scomparirebbe e il settore privato sostituirebbe un’attività finanziaria (i titoli di Stato) con un’altra (la liquidità).

Il che mette in evidenza un’altra cosa che dovrebbe essere evidente (ma a molti non lo è): il debito pubblico è CREDITO, non debito, del settore privato.

Anche nel caso dell’Italia e dell’Eurozona, è sempre stato vero che il debito pubblico è ricchezza privata. Esiste però un rischio di insolvenza dovuto al fatto che la BCE non garantisce incondizionatamente la sottoscrizione dei titoli emessi, nel caso in cui il mercato non li compri per intero.

Dal luglio 2012 il whatever it takes di Draghi ha modificato la situazione comunicando ai mercati che un fenomeno di insolvenza di grandi dimensioni, tale da mettere a rischio la tenuta dell’Eurozona, “non sarebbe stato accettato” e che sarebbe stata fatta “qualunque cosa necessaria” per evitarlo.

Il mercato ha interpretato l’affermazione di Draghi come una garanzia, anche se sul piano giuridico non lo è (prova ne è che lo spread tra i rendimenti dei titoli dei vari paesi si è ridotto ma non si è azzerato; se la garanzia fosse stata giuridicamente blindata e incondizionata, sarebbe andato a zero).

In effetti è stato un bluff di Draghi, rischioso ma di successo perché il mercato non si è sentito di “andarlo a vedere”.

 

venerdì 26 dicembre 2025

Moneta di Stato e appropriazione di beni e servizi

 

Molti critici della MMT affermano che l’emissione di moneta da parte dello Stato ha il fine di confiscare risorse al settore privato per dirigerlo verso finalità sottratte alle decisioni del libero mercato. Non a caso, da “confiscare” deriva “fisco”.

Lo Stato spende e indirizza la spesa verso la produzione di determinati beni e servizi. Non è una scelta individuale quali di questi beni e servizi vengano prodotti: è una decisione politica.

Ma approfondendo la riflessione si comprende che questa non è una conseguenza del fatto che lo Stato emetta moneta. E’ invece un effetto della decisione di affidare allo Stato determinate funzioni.

E’ una scelta politica che lo Stato gestisca l’istruzione, la sanità, l’ordine pubblico, la difesa nazionale, le infrastrutture eccetera.

In astratto si può immaginare un assetto politico in cui lo Stato non fa nessuna di queste cose.

Ma anche in questa situazione, avrebbe totalmente senso incrementare la circolazione di mezzi monetari di pari passo con la crescita del potenziale produttivo dell’economica, che a sua volta dipende dalla demografia, dall’accumulazione di capitale fisico e dalla tecnologia.

Se il PIL potenziale cresce, in termini nominali, del 5% all’anno, è giustificato che anche uno Stato che non svolge alcuna altra funzione aumenti la circolazione monetaria tramite il deficit pubblico.

E se lo Stato non svolgesse alcuna altra funzione, un paese come l’Italia, con circa 2.000 miliardi di PIL, dovrebbe quindi attuare un deficit di 100 miliardi. Se non ci fosse nemmeno alcuna politica di redistribuzione del reddito e della ricchezza, il governo dovrebbe emettere 100 miliardi di moneta e assegnarne circa 1.700 euro all’anno ad ognuno dei 59 milioni di cittadini italiani.

L’emissione di moneta statale ha un senso anche se lo Stato non fa altro che quello.

mercoledì 24 dicembre 2025

L’equivoco sull’”applicazione” della MMT

 

Spesso quando si discute di MMT con economisti e commentatori “ortodossi” ci si imbatte nell’argomentazione secondo la quale “questa MMT non è plausibile, non è affidabile, perché nessuno sa indicare un paese o un contesto temporale in cui è stata applicata”.

L’equivoco è che avrebbe senso parlare di “applicazione” della MMT se la MMT fosse una teoria prescrittiva. Non lo è. E’ una descrizione dei meccanismi di funzionamento del sistema economico.

In particolare, secondo la MMT:

Uno Stato è sempre in grado di emettere moneta, che assume valore se ed in quanto lo Stato medesimo la accetta per adempiere alle obbligazioni fiscali.

Uno Stato non è vincolato, nell’attuare deficit di bilancio, da parametri numerici, ma solo dall’esigenza di non surriscaldare l’economia creando potere d’acquisto, e quindi domanda di beni e servizi, eccedente la capacità delle proprie risorse produttive.

Il deficit di bilancio pubblico non ha bisogno di essere “finanziato”: il deficit di bilancio pubblico genera automaticamente risparmio finanziario privato.

Uno Stato che emette moneta non ha alcuna necessità di emettere titoli di debito pubblico: lo può fare per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario privato prodotto dai deficit pubblici, ma è una scelta, non una necessità.

La comprensione di questi principi aiuta a capire le conseguenze di determinate scelte di politica economica.

Non è che (per esempio) gli USA hanno “seguito la MMT”. Però hanno in larga misura evitato di farsi condizionare da vincoli inesistenti, che l’analisi MMT spiega chiaramente essere tali.

Mentre l’Italia (sempre per esempio...) da Maastricht e dall’euro in poi, è pesantemente condizionata da questi vincoli inesistenti, da queste fantasie prive di senso.

Per questa ragione gli USA (la cui politica economica è sicuramente, come qualsiasi cosa, difettosa e criticabile) crescono.

Mentre l’Italia no.

 

venerdì 19 dicembre 2025

Orban, Fico e i nostri presunti sovranisti

 

Ogni tanto sento qualche sostenitore dell’attuale governo, che si dichiara sovranista ma giustifica il NON sovranismo del duo Meloni – Giorgetti, affermare che si vabbè non si sta facendo quello che s’era promesso negli anni scorsi – in particolare recuperare autonomia economica dalla UE – ma che ci volete fare, non c’è alternativa (TINA reloaded).

Che poi per la verità era quanto dicevano Letta, Renzi, Gentiloni, Saccomanni e Padoan.

Quando si fa notare che Orban prende delle posizioni decisamente più autonome, pur essendo a capo di un paese ben più piccolo e teoricamente marginale rispetto all’Italia, e ricattabile in quanto percettore netto di contributi UE, ci si sente rispondere che sì vabbè ma l’Ungheria non ha l’euro.

Il che è vero. Ma allora lo slovacco Fico ? paese anche più piccolo dell’Ungheria, percettore netto a sua volta, che ha adottato l’euro ?

La verità è che sovranista è chi ne ha voglia e coraggio. E noi al governo gente con voglia e coraggio non ne abbiamo.

domenica 14 dicembre 2025

Moneta e debito pubblico

 

Elaborazione su spunti di Giovanni Piva

Al momento della sua formazione, uno Stato acquisisce il diritto a creare moneta. La moneta è un monopolio dello Stato medesimo.

I soggetti privati non creano moneta, con l’eccezione delle banche commerciali, che tuttavia creano moneta erogando finanziamenti ma nello stesso tempo contraggono passività nei confronti dei depositanti. Questo, in quanto all'erogazione di ogni finanziamento corrisponde la formazione di un deposito nel sistema bancario. E le banche commerciali possono garantire integralmente i depositi solo grazie all’accesso al rifinanziamento della banca centrale (BC), e fintantoché dispongono di questo accesso.

Gli organismi statali che presiedono alla gestione del monopolio monetario sono il Ministero dell’Economia (ME) e la BC. Non esiste una ragione logica o tecnica per la quale le due entità debbano essere separate. E’ un assetto istituzionale che gli Stati si sono dati, ma le due entità potrebbero benissimo essere accorpate.

Il ME immette moneta nell’economia mediante il deficit pubblico, cioè mediante l’eccesso di spesa rispetto al prelievo fiscale. Nella prassi (anche se non è, neanche in questo caso, una necessità) la creazione di moneta conseguente al deficit pubblico viene attivata mediante una sorta di “gimcana”. Il ME emette titoli che vengono sottoscritti da banche commerciali, le quali ottengono la moneta mediante finanziamenti erogati dalla BC contro garanzia dei titoli stessi.

L’alternativa è che il ME utilizzi uno scoperto di conto corrente, cioè una linea di credito presso la BC. Questo avviene negli USA mentre è proibito nell’Eurozona, perché gli Stati dell'Eurozona hanno rinunciato a esercitare l'emissione monetaria e a esserne monopolisti.

Quando il ME attua un deficit pubblico, si viene a determinare un surplus per il settore privato. Famiglie e imprese si ritrovano con attività finanziarie corrispondenti alle passività finanziarie dello Stato.

Queste passività statali, peraltro, se emesse nella moneta di cui lo Stato è monopolista, sono in sostanza una finzione. Lo Stato non può essere forzato all’insolvenza su queste passività. L’unica preoccupazione è che l’immissione di moneta nel settore privato non stimoli domanda eccedente la capacità produttiva del sistema economico, generando inflazione invece di produzione e occupazione.

Il surplus del settore privato può essere impiegato in titoli emessi dallo Stato, ma questa emissione non ha lo scopo di finanziare lo Stato medesimo. E’ una forma di impiego per il risparmio finanziario che SI E’ GIA’ FORMATO nel settore privato come conseguenza del deficit pubblico. E’ solo uno spostamento del risparmio finanziario da un conto corrente a un conto titoli. E’ come travasare un litro d’acqua da un bottiglia di plastica a una bottiglia di vetro.

I titoli di Stato giungono periodicamente a scadenza e ne vengono emessi di nuovi. Se i nuovi non venissero, in tutto o in parte, sottoscritti, la BC potrebbe in qualsiasi momento acquistarli. L’”acqua” in circolazione resterebbe la stessa, cambierebbe solo il contenitore.

Il debito pubblico diventa un vero debito solo nel caso in cui i titoli vengano emessi in una moneta di cui lo Stato non ha il monopolio di emissione. Come nell’Eurozona.

 

giovedì 11 dicembre 2025

La moneta è il carburante

 

A pranzo con alcuni amici, pochi giorni fa, spiegavo un concetto ben chiaro ai lettori di questo blog: che per uno Stato un bilancio pubblico in deficit non è un’aberrazione ma, al contrario, una situazione totalmente normale. Perché un’economia, via via che si sviluppa, ha bisogno di incrementare le attività finanziarie in circolazione, il potere d’acquisto in circolazione, la moneta in circolazione. E il deficit pubblico è il sistema più efficace per attuare questo incremento.

Non mi ha sorpreso sentire controbattere a questa argomentazione un’obiezione tipicissima: che bisogna però che il deficit sia ben impiegato, ben indirizzato, che i soldi siano spesi bene.

E chi lo nega ?

L’osservazione è corretta ma porta fuori strada. E’ come dire: l’auto è a secco ma se fai il pieno certo, si rimetterà in moto, “ma poi bisogna vedere come guidi”.

Per carità. Una volta che l’auto parte, sarà meglio non mandarla a sbattere contro un muro.

Ma l’alternativa non è lasciarla a secco e rimanere fermo.

E l’Italia invece da venticinque, trent’anni, da Maastricht e dall’euro in poi, è ferma perché qualcuno ci ha raccontato, e ci racconta ancora, che è giusto stare a secco e che bisogna vergognarsi di fare il pieno.

 

lunedì 8 dicembre 2025

La follia dell’ingresso italiano nell’euro

 

L’economia italiana ha smesso di crescere nel momento in cui ha adottato l’euro. Di fronte a questa constatazione, si sente spesso obiettare che l’euro ce l’hanno anche gli altri (paesi dell’Eurozona).

La risposta è duplice. In primo luogo, l’euro per metà dei paesi dell’Eurozona è una moneta più forte rispetto alla precedente moneta nazionale. Per l’altra metà, è più debole. I secondi, al contrario dei primi, hanno avuto un vantaggio in termini di competitività internazionale.

Però altri paesi a valuta debole, tipo Spagna e Portogallo, se la sono cavata meglio dell’Italia. Motivo ? semplice: l’Italia ha preso molto più sul serio i vincoli fiscali UE, si è sforzata molto di più di rispettare il vincolo del 3%.

La ragione ? l’Italia è entrata nell’euro con un’incidenza del debito pubblico sul PIL più alta degli altri. Quindi questa incidenza andava comunque ridotta, anche se avessimo tenuto la lira, no ?

No.

Il debito pubblico denominato in moneta nazionale era assolutamente un non problema. Era un utile strumento di impiego del risparmio finanziario privato, e non creava nessun rischio di insolvenza. Nessuno ti può mandare in default per un “debito” espresso nella moneta che emetti tu.

La conversione del debito pubblico da lire ad euro ha creato un problema dove non ce n’era nessuno.

L’euro è un progetto insensato e disfunzionale. Ma non ha danneggiato nessun paese quanto l’Italia.

Se non si comprende questo, tutte le altre analisi, diagnosi e proposte in merito al malessere economico italiano sono chiacchiere prive di interesse e di contenuto.

sabato 6 dicembre 2025

Invertire il declino demografico

 

Credo non sia sufficientemente chiaro che il mondo economicamente sviluppato, anzi tutto il mondo fatta eccezione (per ora) per l’Africa e per alcuni paesi islamici, va incontro a un fenomeno di contrazione della popolazione.

Questo è particolarmente evidente in Italia, dove anno dopo anno si assiste a un declino delle nascite, ormai poco sopra le 300.000, contro il milione annuo del periodo del baby boom. Ma è un fenomeno rilevabile, in termini più o meno accentuati, praticamente in tutta Europa, Asia e America.

Come ho già detto, l’austerità fiscale enfatizza il problema ma una volta tanto non ne è la causa principale. La causa principale è l’evoluzione della società. In termini molto crudi e magari imputabili di non essere politically correct, le donne oggi hanno alternative rispetto al fare figli per assumere un ruolo nella società.

Alternative che in un passato non lontanissimo non erano disponibili, perlomeno nella stragrande maggioranza dei casi. Sempre per essere molto chiaro: quando ero un ragazzino una trentenne non sposata e senza figli era considerata una sfortunata zitella. Forse non da tutti, ma nel comune sentire popolare era così. Oggi non più, e io non rimpiango certo il passato. Ma l’origine del declino demografico è questa.

Se vogliamo riportare le nascite sopra il tasso di sostituzione, che per l’Italia significa almeno 500.000 nati all’anno, e salvo ipotizzare che prenda piede l’ectogenesi (ma non mi è chiaro se i problemi tecnologici, e ancora di più quello etici e legali, siano superabili) è necessario che la maternità torni a essere un’attività socialmente ambita, nonché sostenuta da adeguati incentivi economici.

Quest’ultimo punto magari sembra intuitivo ma temo sfugga che cosa dovrebbero essere gli “adeguati incentivi economici”. Non qualche migliaio di euro una tantum ma qualche DECINA di migliaia di euro TUTTI gli anni per ogni figlio minorenne.

A regime, 500.000 nati all’anno vorrebbero dire nove milioni di bambini e ragazzi a fronte dei quali erogare alle famiglie, poniamo, 30.000 euro cadauno. Fa 270 miliardi annui, corrispondenti al 12% del PIL (odierno).

Vi pare molto ? non lo è, se pensate alle ricadute in termini di sviluppo economico. Se pensate all’alternativa in termini di spopolamento del paese. Se riflettete sul fatto che si discute serenamente di spendere il 5% del PIL per la difesa.

Io credo che qualcosa di simile possa diventare un’eventualità di cui si parlerà seriamente entro una decina d’anni, e che potrebbe essere attuata entro una ventina.

Basta liberarsi delle attuali credenze superstiziose in merito ai “vincoli di finanza pubblica”, e ci si rende conto che nulla di quanto sopra è impossibile.

 

martedì 2 dicembre 2025

Debito pubblico e debito estero, la solita confusione

 

I presunti, sedicenti esperti che si candidano ad assumere la conduzione dell’economia del paese, affermando di possedere diagnosi e ricette, cadono in terrificanti confusioni su concetti che dovrebbero ormai essere chiari a chiunque.

Poco fa Luigi Marattin vaneggiava su twitter, pardon su X, che l’Italia è il terzo paese più indebitato al mondo, dopo Giappone e Grecia, e tra poco sarà il secondo.

Quello a cui Marattin si riferisce in realtà è il rapporto tra debito pubblico e PIL. Ma il debito pubblico non è il debito DEL PAESE. E’ il debito del SETTORE PUBBLICO, appunto.

Se parliamo di debito del paese, l’indicatore rilevante è la NIIP (Net International Investment Position), cioè il saldo netto tra attività patrimoniali estere possedute da residenti italiani, e attività patrimoniali italiane possedute da residenti esteri.

Questo è il dato che possiamo considerare il migliore indicatore del debito (netto) estero. Solo che non è un debito. La NIIP dell’Italia al 30.6.2025, come riportano i dati Bankitalia, era POSITIVA per 238 miliardi. Era un CREDITO.

Come è possibile avere una NIIP a credito in presenza di un alto debito pubblico ? ma semplicemente perché il debito pubblico è in larga maggioranza detenuto da residenti italiani.

Suggerimenti sensati di politica economica possono provenire da chi è così fuori strada su un tema così elementare ? Non contateci.