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martedì 24 luglio 2018

Flat Tax, anzi Dual Tax: mie perplessità


Naturalmente sono del tutto favorevole, anzi le ritengo totalmente indispensabili, a politiche espansive già in sede della prossima legge di bilancio, sia sotto forma di maggiori spese, che di minori tasse.

Ma sulla Flat Tax ho più di una perplessità.

Per prima cosa, non mi tornano i numeri. Per la verità, la Flat Tax inclusa del contratto di governo M5S – Lega non è flat, nel senso che non prevede un’unica aliquota IRPEF, ma due: il 15% fino a 80.000 euro di imponibile annuo, e il 20% oltre. In tal modo la si è resa leggermente più progressiva (come da richesta M5S). In effetti non è più una Flat Tax ma una Dual Tax.

Ciò premesso, cerchiamo di stimare gli effetti sul gettito IRPEF che potrebbero derivare dall’applicazione di queste aliquote. La stima ha inevitabilmente delle approssimazioni, perché l’idea è anche di semplificare l’attuale sistema di detrazioni, sostituendolo con uno basato sulle dimensioni del nucleo famigliare (e favorevole ai redditi bassi). E una determinazione precisa delle differenze tra vecchio e nuovo sistema di detrazioni richiede più dati di quanti il MEF (Ministero dell’Economia) ne metta pubblicamente a disposizione.

All’incirca, comunque, avremo una situazione dove l’aliquota effettiva partirà da zero, arriverà vicina al 15% (senza però raggiungerlo) per i redditi dello scaglione che tocca, appunto, gli 80.000 euro, e crescerà poi fino a portarsi vicino al 20% per i redditi più alti.

Analizzando i dati più recenti disponibili, forniti dal MEF e relativi all’anno fiscale 2016, si nota che lo scaglione 50.000 – 80.000 euro paga un’aliquota media del 27,9%, mentre il più alto (da 300.000 euro in su) del 39,5%.

Se dimezziamo esattamente l’aliquota media per tutti i livelli di reddito, si ottiene che lo scaglione 50.000 – 80.000 pagherebbe il 14%, e lo scaglione oltre 300.000, invece, il 19,7%. Che è appunto grosso modo quanto ci si aspetterebbe dall’applicazione della Dual Tax 15% - 20%, come spiegato sopra.

Una simulazione che preveda come effetto finale, sic et simpliciter, il dimezzamento delle aliquote medie appare quindi plausibile. E dà i seguenti risultati.


Segmenti di reddito

Reddito al netto cedolare secca


Imposta netta

Imposta

Ipotesi con dual tax

Minimo
Massimo
Numero
Totale mld
Media
Numero
Totale mld
Media
netta %
%
Gettito mld
Riduzione
meno di
€ 10.000
11.958.413
54,2
€ 4.536
3.984.595
1,4
€ 353
2,6%
1,3%
0,7
0,7
€ 10.000
€ 20.000
11.579.457
173,2
€ 14.958
10.353.220
17,7
€ 1.712
10,2%
5,1%
8,9
8,9
€ 20.000
€ 26.000
6.369.284
144,0
€ 22.612
6.255.854
21,8
€ 3.477
15,1%
7,6%
10,9
10,9
€ 26.000
€ 35.000
5.305.994
156,6
€ 29.508
5.263.915
29,1
€ 5.519
18,6%
9,3%
14,5
14,5
€ 35.000
€ 50.000
2.786.853
111,1
€ 39.853
2.774.575
25,7
€ 9.265
23,1%
11,6%
12,9
12,9
€ 50.000
€ 80.000
1.372.900
82,8
€ 60.305
1.368.742
23,1
€ 16.878
27,9%
14,0%
11,6
11,6
€ 80.000
€ 100.000
331.173
28,6
€ 86.296
330.439
8,8
€ 26.754
30,9%
15,5%
4,4
4,4
€ 100.000
€ 150.000
281.268
32,5
€ 115.651
280.658
10,7
€ 38.294
33,0%
16,5%
5,4
5,4
€ 150.000
€ 200.000
82.972
13,8
€ 166.071
82.811
4,9
€ 58.778
35,3%
17,7%
2,4
2,4
€ 200.000
€ 300.000
51.296
11,9
€ 232.574
51.202
4,4
€ 86.026
36,9%
18,5%
2,2
2,2
€ 300.000
oltre
35.718
21,4
€ 598.932
35.677
8,4
€ 236.709
39,5%
19,7%
4,2
4,2
TOTALE

40.155.328
830,1
€ 20.672
30.781.688
156,0
€ 5.069
18,8%
9,4%
78,0
78,0


A parità di condizioni, quindi, si avrebbe un minor gettito di 78 miliardi. Questo sarebbe l’impulso fiscale prodotto dalla Dual Tax, ovvero il maggior potere d’acquisto immesso nell’economia per produrre maggiore spesa, produzione e occupazione.

La cifra è molto alta rispetto alle ipotesi di impulso fiscale complessivo implicite nel contratto di governo M5S – Lega, che si aggirano sui 100 miliardi. Se 78 vanno in riduzioni IRPEF, rimane poco per tutte le altre cose di cui si è parlato (misure di contrasto alla povertà e al disagio sociale, minori tasse alle imprese, rilancio degli investimenti pubblici).

Altra mia perplessità è che il maggiore effetto espansivo sul PIL si ottiene per azioni di spesa e investimenti pubblici, di riduzione del cuneo fiscale a vantaggio delle imprese, e di sostegno ai redditi bassi. Ridurre le tasse alle fasce medio-alte e alte probabilmente si traduce in un beneficio modesto sulla spesa e sui consumi, perché si tratta di persone che non hanno dovuto, in questi anni di economia depressa, sacrificare un granché dei loro consumi.

Esaminando i dati, si nota che i redditi sotto i 20.000 euro (quelli, cioè, sotto la media nazionale) dei 78 miliardi di beneficio ne percepiscono solo 9,6. Il segmento 20.000 – 35.000 ottiene 25,4 miliardi. Altri 12,9 vanno al segmento 35.000 – 50.000, e 11,6 miliardi al 50.000 – 80.000.

I redditi oltre gli 80.000, quelli per cui scatta l’aliquota marginale del 20%, hanno un vantaggio di 18,6 miliardi, di cui 4,2 vanno alla fascia oltre i 300.000 euro. C’è da pensare che in questi ultimi casi la quota di impulso fiscale che si tradurrà in spesa e quindi in rilancio dell’economia sia modesta: molto inferiore alla propensione marginale al consumo stimata per l’intera economia nazionale (80%-90%).

Ci sono, comunque, quantomeno altri tre fattori da tenere in considerazione per farsi un’opinione sulla proposta Dual Tax.

In primo luogo, possono verificarsi fenomeni di emersione di redditi (alti) non dichiarati. Un certo numero di potenziali contribuenti mettono in atto azioni di elusione o evasione, a volte sicuramente illecite, altre di liceità incerta. Trasferimenti all’estero, creazioni di società di comodo, architetture societarie più o meno complesse.

L’idea è che queste azioni – che comportano costi (commercialisti e fiscalisti non lavorano gratis) e/o rischi (anche quando non è pura e semplice evasione fiscale, ci si muove comunque in aree grigie del diritto tributario) – in molti casi non verrebbero attuate se l’aliquota media da pagare, con dichiarazioni trasparenti e regolari in Italia, fosse inferiore al 20% invece che vicina al 40%.

Tutto questo è possibile, ma stimarne gli effetti è veramente un esercizio molto aleatorio. L’emersione di redditi oltre i 300.000 euro (il segmento in cui probabilmente ricadono quasi tutte queste potenziali situazioni) produrrà oltre 4 miliardi di maggiori imposte (compensando il minor gettito stimato per quel segmento, vedi la tabella sopra) ? Mi pare dubbio, e se anche accadesse saremmo ancora in pari. Avremmo recuperato quattro miliardi di gettito da evasione / elusione, a favore dei contribuenti (ad alto reddito) che erano regolari anche prima. Bene sul piano dell’equità, ma l’effetto macroeconomico in effetti è pressoché nullo.

Il secondo fattore da valutare è che almeno in parte il beneficio delle maggiori imposte verrebbe in effetti traslato dal lavoratore dipendente al datore del lavoro, migliorando la competitività aziendale. Ad esempio, un manager di alto livello con una retribuzione lorda di 500.000 euro ne percepisce 300.000 netti se l’aliquota media è il 40%. Se l’abbassiamo al 20%, l’azienda può assumerne uno che percepisce gli stessi 300.000, ma con un lordo di 375.000 (20% di 375.000 è 75.000 euro). Il netto è lo stesso di prima ma calano i costi aziendali, con vantaggi riguardo a competitività verso l’estero e saldi commerciali.

Anche questo è un fenomeno che in qualche misura si verificherà, ma è difficile da stimare. In ogni caso, io sono fortemente a favore dei provvedimenti che migliorano la competitività aziendale senza penalizzare (anzi) il reddito netto dei dipendenti (è sempre stato uno dei punti chiave del progetto CCF, infatti) ma mi lascia perplesso arrivarci per questa via indiretta, invece di abbassare direttamente il cuneo fiscale.

Infine, c’è la proposta di “pace fiscale”, che è inclusa nello schema di Flat Tax formulato da Armando Siri (senatore della Lega). Siri ammette che ci sarà un forte impatto iniziale sul gettito e che i benefici su domanda e produzione hanno bisogno di un po’ di tempo in più per concretizzarsi in pieno. L’idea quindi è di introdurre un provvedimento che (tra le altre cose) tamponerebbe questa discrasia iniziale.

La “pace fiscale” consisterebbe nel proporre, ai contribuenti che hanno una pendenza verso il fisco che non contestano, ma che non è stata saldata semplicemente per mancanza di mezzi finanziari, di azzerarla pagando una frazione del dovuto.

L’ammontare di queste pendenze, cumulato nell’arco di molti anni (oltre dieci) è una cifra enorme, dell’ordine di 1.000 miliardi. Se tutti questi soggetti accettassero la proposta, pagando un’aliquota per esempio del 5%, il gettito sarebbe di svariate decine di miliardi e compenserebbe gli effetti della Flat / Dual Tax nell’anno d’introduzione (effetti intesi come minori imposte pagate e non ancora pienamente compensati dal recupero dell’economia).

La proposta non mi dispiace in sé, anche perché sana tantissimi strascichi amministrativi e riduce il carico di lavoro futuro per gli uffici pubblici. Ma temo che pensare a incassi di decine di miliardi sia molto fantasioso. I 1.000 miliardi nascono da stratificazioni di fenomeni da ricondurre spesso a società liquidate da anni, a persone che magari non sono più neanche in vita, che non hanno comunque intenzione o possibilità di riprendere attività lavorative o imprenditoriali, che non hanno i mezzi per pagare nemmeno il 5% e che l’amministrazione finanziaria non è, in ogni caso, in grado di perseguire (e infatti non lo sta facendo).

La “pace fiscale” magari è una buona idea, ma sarei molto stupito se generasse decine di miliardi di incassi. Probabilmente “qualche” miliardo (2, 3, forse 5) è una stima molto più attendibile.

Conclusione. Sono altamente favorevole a una decisa azione di impulso fiscale sull’economia italiana, ma le linee di attuazione che preferisco sono altre: rilancio degli investimenti pubblici e anche della spesa corrente in settori come sanità, ordine pubblico, istruzione, protezione del territorio; riduzione del cuneo fiscale; sostegno ai redditi delle classi disagiate.

La Flat Tax, o Dual che sia, io nel contratto di governo non l’avrei messa. Siccome c’è – e la Lega ci tiene moltissimo – penso che verrà applicata. Ma su numeri molto ridimensionati, e con meccanismi che la renderanno ancora meno flat. Per esempio con una doppia aliquota molto più divaricata (non 15 – 20% ma per esempio 13% - 30%), o con una terza aliquota per i redditi più elevati.