Mi era sfuggito un
commento apparso pochi giorni fa (22.11.2018) nel sito Eurointelligence.com,
gestito da Wolfgang Munchau (editorialista del Financial Times e, di tanto in
tanto, anche del Corriere della Sera).
Non so se l’autore
del commento sia Munchau stesso (un europeista critico, favorevole al processo
di integrazione ma con forti dubbi sul modo in cui lo si sta ponendo – o non
ponendo - in atto). Alcuni collaboratori del sito (gli articoli non sono firmati)
hanno posizioni maggiormente pro-UE rispetto a Munchau.
Ad ogni modo, un
passaggio su cui riflettere è il seguente.
“Abbiamo
segnalato, in passato, che esistono strategie intelligenti per sfidare la UE e
le sue troppo rigide regole fiscali. Può essere fatto alla maniera francese,
oppure è possibile espandere la spesa mediante vouchers che agiscono come una moneta parallela. Quello che non si
può fare è ignorare le regole, e non fare altro. Un atteggiamento di sfida puro
e semplice non funziona”.
La “maniera
francese”, per intenderci (ma si potrebbe chiamarla, ancora più
appropriatamente, “maniera spagnola”) è presentare una previsione che rispetta
le regole, sapendo in partenza che a consuntivo si sforerà. Rispetto formale e
violazione sostanziale, in altri termini.
I vouchers citati come alternativa possono
invece prendere la forma dei Certificati di Credito Fiscale, ben noti ai
lettori di questo blog: strumenti utilizzabili per effettuare un’azione
espansiva sull’economia, senza incrementare il Maastricht Debt.
Effettivamente, il
governo italiano per ora non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Ha presentato
una legge di bilancio che comporta una modesta (e comunque insufficiente)
azione espansiva, affermando che violava le regole ma che la violazione era
necessaria e giustificata.
Quest’ultima
affermazione è corretta, ma la sua correttezza non è, di per sé, d’aiuto. Il
clamore mediatico e le turbolenze di mercato che si sono generate hanno,
sicuramente, complicato la situazione.
Munchau (o chi per
esso) ha ragione quando afferma che l’atteggiamento di sfida dal punto di vista
tattico non paga (magari invece porta consensi elettorali, ma da un certo momento in poi conteranno i risultati, non le sensazioni del momento).
Naturalmente la
via che preferisco è quella dei vouchers,
altrimenti detto dei CCF, che tra l’altro evita le ipocrisie dell’alternativa
“franco-spagnola”. E, soprattutto, consente di avviare la ripresa dell’economia
riducendo – in contemporanea – la dipendenza dai mercati finanziari.
Era meglio partire
fin da subito così: toni sfumati, e lanciare i CCF.
E’ andata
diversamente, e il passato non si può cambiare. Da qui in poi, tuttavia, è
fondamentale correggere il tiro.
Lo spiegavo qui, e
ne sono sempre più convinto.