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sabato 4 marzo 2023

“Illusioni” sul Superbonus ?

 

Un paio di giorni, in un'intervista a Federico Fubini sul Corriere della Sera, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è lasciato andare ad affermazioni diciamo così alquanto curiose in merito al Superbonus 110%.

Ce ne sarebbero parecchie da commentare, ma qui mi soffermo su una in particolare, la seguente:

il meccanismo “aveva generato un’illusione: certi cittadini e certe imprese hanno iniziato a dare per scontato che lo Stato avrebbe pagato subito a tutti l’intero costo dei lavori, non a rate in cinque anni”.

Come si possa formulare un’affermazione di questo genere, va al di là della mia comprensione. Per accedere al Superbonus va prodotta una grossa quantità di documenti e i passaggi tecnici sono complessi. È del tutto inverosimile che qualcuno possa aver percorso tutta questa trafila senza capire quali fossero i meccanismi di monetizzazione del credito, nonché le condizioni.

Meccanismi che poi erano due: lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Non c’era nessuna aspettativa che “lo Stato avrebbe pagato subito a tutti”. C’era invece l’aspettativa che la monetizzazione sarebbe stata possibile perché quei meccanismi funzionavano – SENZA intervento statale.

E così è stato. Finché il governo Draghi non ha iniziato a insabbiarli (i meccanismi) e il governo Meloni li ha poi completamente bloccati.

L’affermazione di Giorgetti è un pesante travisamento della realtà. E non è certo il primo: ricordate i “duemila euro di costo per ogni cittadino italiano”, calcolati dividendo l’importo dei crediti fiscali per la popolazione, come se non ci fosse NESSUN impatto compensativo di aumento del PIL e del gettito fiscale ?

Non l’avrei mai pensato, ma sto rimpiangendo Gualtieri.

mercoledì 24 luglio 2019

Chi si può permettere l'espansione di bilancio


Gli esponenti dell’alta finanza internazionale esprimono frequentemente un giudizio sulle politiche economiche dell’Eurozona, che troviamo sintetizzato in questo scambio di battute (da una recente intervista di Federico Fubini, del Corriere della Sera, a Larry Fink - numero uno di Blackrock, il più grande gestore patrimoniale del mondo).

“L’Europa ha bisogno di più politica di bilancio”.

“Vuole dire, espansiva ?”

“Specialmente in Germania, sì, per stimolare”.

“Alcuni però dicono che altrove, specie in Italia, non c’è spazio per aumentare l’investimento pubblico”.

“No, l’Italia non ha quello spazio, chiaramente. Ma la Germania sì e dovrebbe essere leader in questo”.

Bene, Larry Fink è fuori strada. Le sue affermazioni sono implicitamente basate sul presupposto che lo spazio per fare politica di bilancio dipenda dal debito pubblico. In Germania è il 60% del PIL, in Italia il 130%, quindi la Germania ha spazio e l’Italia no – giusto ?

No, non è giusto.

La considerazione da fare è invece che le politiche di stimolo alla domanda servono a rimettere al lavoro capacità produttiva inutilizzata. I dati da tenere in considerazione sono quindi in primo luogo non il debito pubblico ma la disoccupazione e la sottoccupazione.

In Germania la disoccupazione è al 4% e l’indice U6 (che tiene conto anche di part-time involontari e potenziali lavoratori che non stanno attivamente cercando occupazione perché scoraggiati) è sotto il 10%.

In Germania, quindi, non c’è molta capacità produttiva da attivare. Una politica espansiva genererebbe, probabilmente, inflazione e peggiorerebbe i saldi commerciali esteri (cioè sosterrebbe produzione e occupazione fuori dalla Germania). Per questo motivo i tedeschi non hanno nessuna intenzione di attuarla. E non lo faranno, anche se tutti i giorni qualcuno gli suggerisce il contrario.

In Italia la disoccupazione è al 10% e l’indice U6 intorno al 25%. E’ in Italia, molto ma molto più che in Germania, che servono politiche espansive.

Ma il debito ?

E chi ha detto che le politiche espansive richiedano di emettere debito ? si possono attuare emettendo moneta. E nell’ambito dell’Eurozona, dato che la moneta-euro non può essere emessa dagli stati, basta mettere in atto il progetto Moneta Fiscale / CCF.

Se non si esce da questo equivoco, le disfunzioni dell’Eurozona e, in particolare, i problemi dell’economia italiana non si risolveranno ancora per chissà quanti anni.