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mercoledì 19 novembre 2025

Superbonus, PNRR e crescita

 Possibile che si debba continuare a spiegare l'ovvio ? Ebbene sì, con gli euroausterici sì.



domenica 14 settembre 2025

Malafede eurista

 

Chi crede in buona fede al progetto di integrazione politica europea dovrebbe essere in prima fila nel sostenere l’introduzione delle Monete Fiscali nazionali. Sono il modo per dare agli Stati la possibilità di attuare politiche fiscali espansive senza incrementare il debito pubblico da rimborsare in euro, quello che non si accetta di condividere né di garantire incondizionatamente da parte della BCE.

Invece la Moneta Fiscale italiana, introdotta con in Superbonus 110%, è stata violentemente osteggiata dall’establishment eurista / europeista, e alla fine eliminata. Nonostante funzionasse. PROPRIO perché funzionava.

Difficile a questo punto ipotizzare qualcosa di diverso dalla malafede riguardo agli euristi che parlano di risolvere le disfunzioni dell’eurosistema. Risolvere le disfunzioni non interessa. O quantomeno, è un obiettivo del tutto secondario.

L’obiettivo di gran lunga primario è togliere potere agli Stati e centralizzarlo sull’asse Bruxelles – Francoforte. Se poi il risultato è creare problemi e non risolverli mai, questo è considerato un effetto collaterale spiacevole ma accettabile.

mercoledì 10 gennaio 2024

Bagnai sempre peggio

 

Trovate qui il video dell'intervento di ieri, da parte dell’on. Alberto Bagnai, in merito al tema Superbonus 110%. Dal punto di vista tecnico-contabile, nulla di nuovo a quanto già da me riferito e commentato nel mio post del 6.4.2023. Bagnai pretende di insegnare la partita doppia ma in realtà è lui a non conoscerla. 

Qualche chiosa in più la merita però la parte finale del suo intervento, in cui elogia il ministro Giorgetti per aver evitato che l’Italia passasse, di fronte ai media internazionali, come un paese che “trucca i conti”. Mettendosi quindi sullo stesso piano della Grecia.

Un commento del genere mi sarei aspettato di sentirlo da un Giannino o da una De Romanis. L’Italia non aveva inizialmente incluso l’impatto del Superbonus nel deficit pubblico per la semplice ragione che le regole Eurostat non lo prevedevano. Regole che sono state SUCCESSIVAMENTE modificate. E le revisioni contabili sono venute di conseguenza.

Ricordo comunque, a smentita delle strampalate elucubrazioni di Bagnai in tema di partita doppia, che Eurostat ha confermato che la Moneta Fiscale NON rientra nella definizione di debito pubblico.

Aggiungo solo che la mia opinione su Bagnai si riassumeva, fino a un po’ di tempo fa, come segue. Lo consideravo un divulgatore molto efficace, un buon economista e un individuo con un pessimo carattere.

Il primo e l’ultimo giudizio restano invariati. Sul secondo temo proprio che un declassamento sia opportuno.

Certo, finché si confronta, appunto, con le De Romanis e con i Giannini, Bagnai può passare per un titano del pensiero economico. Ma solo a causa dei termini di confronto.

Continuo a non ritenere, come in parecchi ormai affermano, che Bagnai sia ormai diventato una palla al piede dei movimenti di opinione euroscettici.

Però sinceramente, ce la sta mettendo tutta per farmi modificare anche quest’ultimo giudizio. Grazie, soprattutto, ai suoi tentativi di insabbiare e screditare lo strumento che ha la maggiore plausibilità per ottenere lo scopo di mettere fine all’eurocrisi: la Moneta Fiscale.

martedì 5 settembre 2023

Circolazione dei crediti fiscali: ha fatto danno ??

 

Quattro giorni dopo la pubblicazione, e la circolazione via social networks, del mio penultimo post, non ho ricevuto nessuna risposta alla mia domanda: perché si sostiene, da parte di certi esponenti politici, di certi economisti, di certi giornalisti, che la circolazione dei crediti fiscali abbia fatto danni, e che quindi sia stato giusto bloccarla ?

L’unica argomentazione con una qualche parvenza di logica è di tipo del tutto indiretto: chi pensa che i crediti fiscali abbiano alimentato frodi (ma non è accaduto dove i controlli erano adeguati, vedi Superbonus 110) e che l’impatto macroeconomico sia stato negativo (ma le argomentazioni a sostegno sono incoerenti) afferma anche che il fenomeno è stato accentuato dal successo dell’incentivazione.

Successo nel senso che i crediti a libera circolazione sono stati accolti con entusiasmo, e quindi l’incentivo è stato utilizzato molto più del previsto.

Ma questa non è un’argomentazione contro la libera circolazione. Se si pensa che i crediti fiscali siano una cattiva idea, non è la libera circolazione che li rende tali. Se si pensa che siano stati emessi in misura eccessiva, l’intervento corretto è porre un limite massimo alle emissioni annue o alle emissioni totali, non bloccare o insabbiare la circolazione.

In realtà i crediti fiscali per interventi immobiliari continuano a essere emessi: evidentemente il governo NON pensa che siano uno strumento sbagliato.

Lo strumento esiste ancora ma sono in essere i blocchi alla circolazione, il che produce due effetti, entrambi perversi:

PRIMO, rende lo strumento regressivo, perché i benestanti (fiscalmente capienti) possono utilizzare il credito fiscale senza bisogno di cederlo, i soggetti economicamente più deboli (fiscalmente incapienti) no.

SECONDO, crea un mare di guai a chi ha ottenuto gli incentivi ed effettuato gli interventi di ristrutturazione facendo conto sulla possibilità di cedere il credito, e a moltissime aziende che hanno effettuati i lavori e ora rischiano di non essere pagate.

La libera circolazione rende ENORMEMENTE EFFICACI i crediti fiscali. Poi si può discutere sulla dimensione delle emissioni. Si può discutere sulla destinazione degli incentivi. Ma NON c’è alcuna ragione per sostenere che la circolazione debba essere bloccata o insabbiata.

 

venerdì 10 marzo 2023

Superbonus e buoni carburante

 

Nelle ultime settimane ho letto e/o ascoltato parecchie argomentazioni orientate a sminuire gli effetti positivi del Superbonus 110% e in generale dei crediti fiscali immobiliari. Una in particolare merita qualche commento perché, come spesso succede, appare superficialmente sensata - ma non lo è.

L’argomentazione è che una buona parte, indicata non si sa bene perché nel 50%, degli interventi edilizi sarebbe stata effettuata comunque, anche senza incentivo. Quindi gli impatti positivi su PIL e gettito fiscale vanno dimezzati rispetto alle stime dei proponenti.

Riuscite a vedere la falla logica ? forse sui due piedi no, ma c’è ed è semplice da spiegare.

Immaginate che vi regalino mille euro di buoni carburante. Vi mettete, per questo, a usare di più l’auto, consumando mille euro in più di benzina o gasolio ?

Non credo proprio. Le vostre esigenze di utilizzo dell’automobile sono le stesse di prima. Lavoro, weekend, uscite serali. Non le incrementate certo per l’equivalente di mille euro di carburante. Non vi svegliate alle tre del mattino per fare il giro della tangenziale perché la benzina ve l’hanno regalata.

I vostri consumi di carburante restano gli stessi di prima. Però vi rimangono in tasca mille euro in più. E quei mille euro con ogni probabilità incrementano i vostri consumi. Non di carburante (se non in minima parte) ma di tutto il resto.

Trasferito ai crediti fiscali immobiliari questo cosa significa ? che una parte degli interventi di ristrutturazione si sarebbero fatti anche senza incentivo, certo: ma a chi li ha effettuati sono comunque rimasti in tasca più euro.

L’impatto espansivo sull’economia quindi è stato prodotto dall’intero importo degli incentivi, non solo da quelli erogati per interventi che “altrimenti non si sarebbero fatti”.

Quelli che sono stati fatti grazie all’incentivo sono un effetto espansivo ovvio. Ma anche per quelli che si sarebbero fatti comunque, gli incentivi hanno immesso potere d’acquisto nell’economia, e di conseguenza alimentato, anch’essi, capacità di spesa.

Dimezzare arbitrariamente la stima degli effetti espansivi non ha senso. Eppure parecchi critici del superbonus, parecchi euroausterici, cercano di far passare questa tesi strampalata. Tutto fa brodo quando si tratta di negare i benefici delle politiche economiche espansive.

mercoledì 8 marzo 2023

Crediti d’imposta cedibili e riportabili per espandere l’economia senza debito

 

Il dibattito sul Superbonus 110% e sui crediti fiscali immobiliari, alla luce dei recenti provvedimenti del governo, ha raggiunto vette di concitazione che non contribuiscono certo a capire i termini della questione. Il tema va chiarito perché è di estrema importanza per il rilancio dell’economia italiana e per la soluzione delle disfunzioni dell’Eurozona. Questo, per ragioni che vanno in effetti molto al di là del – pur importante – argomento Superbonus. Il vero fulcro della questione è la circolazione dei crediti d’imposta utilizzabili in compensazione: la cosiddetta Moneta Fiscale.

UNO, Eurostat NON ha affatto “bocciato la Moneta Fiscale” né l’ha “messa fuori corso”. Queste affermazioni si sono spesso lette e sentite nelle ultime settimane, ma sono totalmente sbagliate. Eurostat al contrario ha pienamente riconosciuto che i crediti fiscali trasferibili, utilizzabili per compensare tributi, esistono e sono assolutamente legittimi. L’unica modifica, rispetto alla situazione precedente, è che Eurostat afferma ora che questi crediti vanno considerati spese dello Stato all’atto dell’emissione e non minor gettito fiscale negli anni in cui verranno utilizzati come compensazione di pagamenti all’Erario. La conseguenza è che entrano nel deficit pubblico nell’anno di emissione medesimo, non successivamente.

Che cosa significa ? che cambia solo il profilo temporale del deficit, non l’impatto complessivo sul deficit medesimo. L’impatto totale rimane lo stesso ed è pari all’ammontare dei crediti emessi AL NETTO dei benefici che si producono, negli anni, in termini di crescita del PIL e quindi del gettito tributario.

DUE, ISTAT ed Eurostat hanno confermato che i crediti fiscali, trasferibili o meno, NON vanno computati nel “debito pubblico di Maastricht”, quello rilevante ai fini dei trattati. La ragione è semplice: lo Stato non deve approvvigionarsi di fondi per emettere crediti fiscali. Li crea dal nulla, come se si trattasse di una moneta fiat.

TRE, per lo stesso motivo, all’atto dell’emissione i crediti fiscali non producono nessun impatto sul fabbisogno di cassa dello Stato. Appunto in quanto i crediti fiscali vengono emessi fiat, lo Stato non ha bisogno di reperire soldi sul mercato: non c’è nessun titolo che debba essere collocato presso investitori e risparmiatori, non devono essere chiesti prestiti a nessuno.

QUATTRO, è una bugia sfacciata, che purtroppo viene costantemente ripetuta, che il Superbonus 110% abbia prodotto un’enorme quantità di frodi. Già il 10 febbraio 2022 il direttore generale dell’agenzia delle entrate, in audizione presso la commissione bilancio del Senato, aveva chiarito che solo il 3% delle frodi accertate erano riconducibili al Superbonus. I principali “colpevoli” erano state altre categorie di bonus, in particolare il bonus facciate (46% del totale) e l’ecobonus (34%). Il Superbonus è nato con un sistema di controlli ed asseverazioni (successivamente anche rafforzati) che hanno limitato al minimo le frodi. Il che significa che le frodi non si eliminano bloccando la circolazione dei crediti (come hanno affermato Draghi tempo addietro, e Giorgetti ancora nelle ultime settimane) ma introducendo un appropriato sistema di controlli – sull’emissione, non sulla circolazione. Ed è proprio il Superbonus a dimostrarlo! il credito fiscale che aveva i migliori controlli alla fonte ha generato il minor livello di frodi, nonostante circolasse liberamente.

Detto tutto ciò, il Superbonus ha dei difetti ? poteva o doveva essere costruito diversamente ? probabilmente sì, ma per motivi che non hanno nulla a che vedere né con le frodi né con la demonizzazione della Moneta Fiscale:

CINQUE, si sostiene che fosse eccessiva l’aliquota con cui è stato introdotto, il famoso 110%. Se si incentiva un importo addirittura superiore alla spesa effettiva, viene meno la spinta, da parte di chi commissiona i lavori, a negoziare al meglio con l’azienda a cui vengono affidati. Detto in parole povere, è inutile “sbattersi” per negoziare al meglio i costi se comunque a fronte dei costi stessi si riceve un incentivo addirittura superiore.

Va detto che il 110% è ripartito su cinque anni, quindi al momento della cessione del credito entra in gioco l’attualizzazione dei benefici futuri: per cui il valore riconosciuto dal compratore è sempre stato in realtà inferiore al 110%, e spesso anche al 100%. In ogni caso, questa obiezione ha un fondamento ma non mette in dubbio la validità dello strumento: casomai suggerisce (come del resto già è stato fatto) di abbassare l’aliquota di incentivo.

SEI, quello che è senz’altro un difetto del Superbonus è non aver previsto un limite dimensionale. Se non si fissa un limite, per esempio su base annua, si rischia che i lavori incentivati siano di ammontare superiore a quelli che il settore edilizio nazionale riesce a gestire. E questo sicuramente crea un collo di bottiglia e produce la lievitazione dei costi. Ma tutto ciò significa soltanto che qualsiasi applicazione della Moneta Fiscale, così come qualsiasi politica economica espansiva, deve essere ben calibrata nelle sue dimensioni e modalità.

Ma ancora più importante è sottolineare che

SETTE, il Superbonus, e i crediti fiscali immobiliari in genere, sono soltanto una forma di applicazione della Moneta Fiscale, dove per Moneta Fiscale si intendono crediti fiscali, non soggetti a rimborso cash da parte dello Stato, e indefinitamente riportabili al futuro (vale a dire, utilizzabili per un periodo illimitato di tempo).

La Moneta Fiscale in realtà si presta a un amplissimo ventaglio di applicazioni, di cui l’incentivazione di determinate forme di investimento privato è solo una. Le possibilità sono vastissime. Si possono:

Integrare i redditi da lavoro, assegnando Moneta Fiscale in aggiunta al saldo netto in busta paga, in particolare ai redditi bassi e medio bassi.

Diminuire il cuneo fiscale, assegnando Moneta Fiscale ai datori di lavoro in funzione dei costi lordi sostenuti.

Effettuare o potenziare azioni di spesa sociale: ad esempio, invece di ridurre il reddito di cittadinanza, si potrebbe lasciarlo invariato o anche incrementarlo, pagandolo in parte in Moneta Fiscale.

Finanziare investimenti pubblici: manutenzione del territorio, infrastrutture, diversificazione e sviluppo di fonti di energia, ecc.

Finanziare assunzioni di personale nel pubblico impiego: sanità, pubblica istruzione, ordine pubblico. Oggi formiamo brillanti medici e insegnanti e li costringiamo ad accettare stipendi inadeguati e precari – avendo come alternativa l’emigrazione.

Calmierare i prezzi dei beni di prima necessità e a domanda rigida: generi alimentari e bollette, in particolare. Per esempio, compensando in tutto o in parte gli incrementi di prezzo mediante un meccanismo di cashback pagato in Moneta Fiscale. Questo, soprattutto nelle fasi, come l’attuale, in cui l’inflazione si è portata al di sopra degli obiettivi BCE. Obiettivi ai quali la BCE sta cercando di ricondurla a colpi di aumento del costo del denaro, rischiando però di non riuscirci e/o di infliggere gravi danni all’economia, all’occupazione e al tessuto produttivo.

In pratica, l’emissione di Moneta Fiscale consente di mettere in atto qualsiasi manovra di politica economica. E consente di farlo senza che l’emissione incrementi né il fabbisogno finanziario del settore pubblico né il debito di Maastricht.

Altro che “metterla fuori corso”. La Moneta Fiscale, vale a dire i crediti fiscali trasferibili, utilizzabili in compensazione, e riportabili, sono uno strumento di enorme efficacia, e sarebbe folle che lo Stato italiano rinunciasse a utilizzarlo.

La Moneta Fiscale è un progetto che va molto al di là del Superbonus. Il Superbonus e i crediti fiscali immobiliari in genere hanno dimostrato la potenza della strumento e l’alto grado di accettazione dei diritti di sconto fiscale emessi dallo Stato e liberi di circolare.

Il test quindi è stato significativo e importante. Ma la Moneta Fiscale è lo strumento che permette allo Stato italiano di fare molto di più: permette di recuperare un adeguato livello di autonomia e flessibilità nella conduzione della sua politica economica, senza incidere sui fabbisogni finanziari e riportando sotto controllo il debito pubblico di Maastricht. Che va ridotto, certo (in rapporto al PIL) perché è intrinsecamente pericoloso in quanto è da rimborsare in una moneta (l’euro) che l’Italia non emette. Ma questa riduzione non si ottiene tramite deleterie politiche di austerità. Si ottiene ripristinando e mantenendo alti livelli di crescita economica e di occupazione.

sabato 4 marzo 2023

“Illusioni” sul Superbonus ?

 

Un paio di giorni, in un'intervista a Federico Fubini sul Corriere della Sera, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è lasciato andare ad affermazioni diciamo così alquanto curiose in merito al Superbonus 110%.

Ce ne sarebbero parecchie da commentare, ma qui mi soffermo su una in particolare, la seguente:

il meccanismo “aveva generato un’illusione: certi cittadini e certe imprese hanno iniziato a dare per scontato che lo Stato avrebbe pagato subito a tutti l’intero costo dei lavori, non a rate in cinque anni”.

Come si possa formulare un’affermazione di questo genere, va al di là della mia comprensione. Per accedere al Superbonus va prodotta una grossa quantità di documenti e i passaggi tecnici sono complessi. È del tutto inverosimile che qualcuno possa aver percorso tutta questa trafila senza capire quali fossero i meccanismi di monetizzazione del credito, nonché le condizioni.

Meccanismi che poi erano due: lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Non c’era nessuna aspettativa che “lo Stato avrebbe pagato subito a tutti”. C’era invece l’aspettativa che la monetizzazione sarebbe stata possibile perché quei meccanismi funzionavano – SENZA intervento statale.

E così è stato. Finché il governo Draghi non ha iniziato a insabbiarli (i meccanismi) e il governo Meloni li ha poi completamente bloccati.

L’affermazione di Giorgetti è un pesante travisamento della realtà. E non è certo il primo: ricordate i “duemila euro di costo per ogni cittadino italiano”, calcolati dividendo l’importo dei crediti fiscali per la popolazione, come se non ci fosse NESSUN impatto compensativo di aumento del PIL e del gettito fiscale ?

Non l’avrei mai pensato, ma sto rimpiangendo Gualtieri.

venerdì 24 febbraio 2023

Superbonus, crediti fiscali, Moneta Fiscale: fare chiarezza

 

Il dibattito sul Superbonus 110% e sui crediti fiscali immobiliari, alla luce dei recenti provvedimenti del governo, ha raggiunto vette di concitazione che non contribuiscono certo a capire che cosa sta succedendo. Cerco qui di seguito di chiarire il tema.

UNO, Eurostat NON ha affatto “bocciato la Moneta Fiscale” né l’ha “messa fuori corso”. Eurostat al contrario ha pienamente riconosciuto che i crediti fiscali trasferibili, utilizzabili per compensare tributi, esistono e sono pienamente legittimi. Ha solo affermato che vanno considerati spese dello Stato all’atto dell’emissione e non minor gettito fiscale negli anni in cui verranno utilizzati; e che di conseguenza entrano nel deficit pubblico nell’anno di emissione medesimo, non successivamente.

Che cosa significa ? che cambia solo il profilo temporale del deficit, non l’impatto sul deficit complessivo. L’impatto totale rimane lo stesso ed è pari all’ammontare dei crediti emessi AL NETTO dei benefici in termini di crescita del PIL e quindi del gettito tributario.

DUE, ISTAT ed Eurostat hanno confermato che i crediti fiscali, trasferibili o meno, NON vanno computati nel “debito pubblico di Maastricht”, quello rilevante ai fini dei trattati. La ragione è semplice: lo Stato non deve approvvigionarsi di fondi per emettere crediti fiscali. Li crea dal nulla, come se si trattasse di una moneta fiat.

TRE, per lo stesso motivo, all’atto dell’emissione i crediti fiscali non producono nessun impatto sul fabbisogno di cassa dello Stato.

QUATTRO, è una bugia sfacciata, che purtroppo viene costantemente ripetuta, che il Superbonus 110% abbia prodotto un’enorme quantità di frodi. Già il 10 febbraio 2022 il direttore generale dell’agenzia delle entrate, in audizione presso la commissione bilancio del Senato, aveva chiarito che solo il 3% delle frodi accertate erano riconducibili al Superbonus. I principali “colpevoli” erano state altre categorie di bonus, in particolare il bonus facciate (46%) e l’ecobonus (34%). Il Superbonus 110% è nato con un sistema di controlli ed asseverazioni (successivamente anche rafforzati) che hanno limitato al minimo le frodi. Il che significa che le frodi non si eliminano bloccando la circolazione dei crediti (come hanno affermato Draghi tempo addietro, e Giorgetti ancora pochi giorni fa) ma introducendo un appropriato sistema di controlli – sull’emissione, non sulla circolazione. Ed è proprio il Superbonus a dimostrarlo !

Detto tutto ciò, il Superbonus ha dei difetti ? doveva essere costruito diversamente ? probabilmente sì, ma per motivi che non hanno nulla a che vedere né con le frodi né con la demonizzazione della Moneta Fiscale:

CINQUE, si sostiene che fosse eccessiva l’aliquota con cui è stato introdotto, il famoso 110%. Se si incentiva un importo addirittura superiore alla spesa effettiva viene meno la spinta, da parte di chi commissiona i lavori, a negoziare al meglio con l’azienda a cui vengono affidati. Va detto che il 110% è ripartito su cinque anni, quindi al momento della cessione del credito entra in gioco l’attualizzazione dei benefici futuri: per cui il valore riconosciuto dal compratore è sempre stato inferiore a 110%, e spesso anche a 100%. In ogni caso, questa obiezione ha un fondamento ma non mette in dubbio la validità dello strumento: casomai suggerisce (come del resto già è stato fatto) di abbassare l’aliquota di incentivo.

SEI, quello che è senz’altro un difetto del Superbonus è non aver previsto un limite dimensionale. Se non si fissa un limite totale di lavori incentivabili, per esempio su base annua, si rischia che le opere incentivate siano di ammontare superiore a quelle che il settore edilizio nazionale riesce a gestire. E questo sicuramente crea un collo di bottiglia e produce la lievitazione dei costi. Ma questo significa semplicemente che qualsiasi applicazione della Moneta Fiscale, così come qualsiasi politica economica espansiva, deve essere ben calibrata nelle sue dimensioni e modalità.

Altro che “metterla fuori corso”. La Moneta Fiscale, vale a dire i crediti fiscali trasferibili e utilizzabili in compensazione, sono uno strumento di enorme efficacia, e sarebbe folle che lo Stato italiano rinunciasse a utilizzarlo.

sabato 4 febbraio 2023

La Moneta Fiscale è più viva che mai

 

Lo scorso 1° febbraio, Eurostat ha pubblicato l’edizione aggiornata del Manual on Government Deficit and Debt (MGDD), e molti commentatori l’hanno interpretata come una campana a morto per la Moneta Fiscale.

Le edizioni precedenti del MGDD contenevano un concetto molto semplice e chiaro: concorrevano alla determinazione del deficit e del debito pubblico i  crediti verso l’erario che, se non utilizzati dal titolare per compensare (quindi per ridurre, o azzerare) il pagamento di tributi, dovevano comunque essere rimborsati cash dalla pubblica amministrazione. Si parla dei cosiddetti payable tax credits, e il concetto appare evidente dalla denominazione stessa.

I crediti utilizzabili in compensazione ma senza diritto al rimborso cash erano invece non payable tax credits, e non concorrevano al deficit e al debito pubblico.

Il nuovo MGDD invece introduce un nuovo concetto. Con una capriola semantica e logica degna di miglior causa, afferma che vanno considerati payable tax credits quelli che hanno elevata probabilità di essere effettivamente utilizzati, anche se non danno diritto a rimborso, mentre i non payable tax credits sono solo quelli che, oltre a non essere rimborsabili, hanno significative possibilità di scadere senza che nessuno li utilizzi.

Per comprendere se un credito fiscale sia payable o meno, occorre a questo punto tenere in considerazione vari fattori. Se un credito può essere ceduto a terzi, le probabilità di utilizzo aumentano, perché il compratore non effettuerebbe l’acquisto se non prevedesse ragionevolmente di utilizzarli. Ma ci sono altre cose da tenere in considerazione: la probabilità di utilizzo aumenta se il credito (anche quando non è trasferibile) ha durata temporale lunga, o addirittura indefinita; se può essere utilizzato per compensare una varietà di tributi, e non una sola categoria; se viene attribuito a soggetti tendenzialmente “capienti”; eccetera.

Riguardo alla “capienza”, prendiamo per esempio il caso dei super-ammortamenti / iper-ammortamenti, cioè dei vari provvedimenti che hanno consentito in passato di ammortizzare per un valore superiore al costo d’acquisto, a fini fiscali, cespiti acquistati da un’azienda.

I super- e iper-ammortamenti non sono mai stati trasferibili, ma è chiaro che un’azienda, prima di investire in un bene strumentale, valuta attentamente se sarà in grado di utilizzare il beneficio fiscale. Naturalmente si può sbagliare, ma è difficile che i risultati futuri siano così negativi da non permettere mai l’utilizzo totale del beneficio. A questo punto bisognerebbe affermare che i super-ammortamenti, gli iper-ammortamenti, ma a ben guardare anche gli ammortamenti ordinari (!), siano payable tax credits, da classificare nel deficit e nel debito pubblico.

Un’evidente assurdità, che nessuno si è mai sognato di sostenere. Ma diventa una possibilità concreta alla luce del nuovo MGDD.

Sorgono poi altre domande. Chi determina la probabilità che un beneficio fiscale verrà utilizzato o andrà perso ? con quali criteri ? a quale percentuale si pone la “significativa probabilità” che il beneficio fiscale non verrà utilizzato ?

E ancora: poniamo che la stima probabilistica (effettuata non si sa da chi e non si sa con quali criteri) dell’utilizzo sia il 90% per un provvedimento, e il 50% per un altro.

La conseguenza è che nel primo caso, il costo fiscale del provvedimento sarà sovrastimato del 10% (perché verrà considerato deficit e debito per 100 quando in realtà l’impatto sarà 90). Nel secondo caso il costo fiscale verrà invece stimato zero: quindi si ignorerà totalmente, ai fini del calcolo del deficit e del debito, un provvedimento che comunque genererà, a parità di condizioni, un impatto fiscale pari a metà dell’importo massimo.

Il nuovo MGDD, in altri termini, delinea un capolavoro di arbitrarietà, di ambiguità e di incoerenza.

Detto tutto ciò, la Moneta Fiscale, cioè la possibilità di emettere crediti fiscali non payable (secondo la precedente, chiara e logica, definizione) e di farli liberamente circolare, è morta ? E nello specifico, lasciamo nei guai i titolari di crediti fiscali attribuiti a seguito del Superbonus 110% e degli altri provvedimenti introdotti a beneficio del settore immobiliare ?

Ma neanche per idea.

Il nuovo MGDD è stato pubblicato lo scorso 1° febbraio 2023, ma i suoi contenuti si stavano delineando già da parecchio tempo. Erano in corso interlocuzioni tra MEF, ISTAT ed Eurostat, e si stava parlando di quanto poi ha trovato concretizzazione.

Stefano Sylos Labini già il 29 giugno 2021 aveva quindi pubblicato su Milano Finanza un articolo che esprimeva una serie di dubbi e di preoccupazioni.

Pochi giorni dopo, sempre su Milano Finanza è uscita una replica di Davide Colombo, Direttore Relazioni Esterne e Ufficio Stampa ISTAT. La parte finale della replica è illuminante e la riporto testualmente.

“La differenza tra la spesa [pubblica] di competenza del primo anno e i crediti d’imposta già usufruiti, dà luogo a una passività finanziaria per lo Stato.

Tale passività finanziaria è classificata come other accounts e non rientra tra quelle che concorrono alla definizione del debito di Maastricht, quindi è errato affermare che la contabilizzazione di crediti payable abbia un impatto sul debito. L’utilizzo negli anni successivi dei crediti d’imposta payable da parte dei contribuenti riduce progressivamente tali passività finanziarie fino ad azzerarle”.

Che cosa significa ?

Il debito di Maastricht è quello rilevante per i trattati. Quello che viene costantemente monitorato e riguardo al quale la Commissione Europea discute con gli Stati gli obbiettivi di contenimento e di riduzione.

Esistono passività che sono inequivocabilmente debiti e che vanno quindi pagati, ma che non concorrono alla determinazione del debito di Maastricht. Sono appunto quelle che vengono classificate negli other accounts.

Una fattispecie di queste passività finanziarie sono i debiti di fornitura della pubblica amministrazione.

Un’altra fattispecie sono… i payable tax credits ! L'avevo già constatato diversi anni fa. I payable tax credits sono semplicemente IGNORATI, NON RICOMPRESI, nella determinazione del debito di Maastricht.

Sono ignorati anche se esistono, e in alcuni casi sono anche trasferibili e attivamente scambiati. Io personalmente ho collaborato per diversi anni con un’organizzazione finanziaria che compra crediti fiscali a sconto (soprattutto crediti IVA) e poi aspetta tranquillamente di essere rimborsata, generando così i suoi utili. Esiste un mercato di dimensioni significative, e molto attivo, che opera in questo segmento di attività.

Per maggiore chiarezza, quello che il dottor Colombo dell’ISTAT ci sta dicendo è: i payable tax credit quando sono emessi costituiscono spesa pubblica. Entro fine anno in parte verranno utilizzati (o rimborsati), e la parte ancora in essere costituirà una passività finanziaria dello Stato. Passività finanziaria dello Stato che si estinguerà negli anni successivi via via che avranno luogo i rimborsi, o le compensazioni, o l’estinzione per scadenza dei termini. Ma questa passività finanziaria NON È MAI RICOMPRESA NEL DEBITO DI MAASTRICHT.

A questo punto la conclusione è…

MA CHI SE NE FREGA DEL MGDD ???

L’emissione di crediti fiscali liberamente trasferibili è perfettamente possibile e non incide sul debito di Maastricht. Questo, sia che li chiamiamo payable che non payable che Amilcare che Giovanni.

Liberalizziamo quindi completamente la circolazione dei crediti d’imposta immobiliari, Superbonus e altri.

E utilizziamo lo strumento dei crediti fiscali trasferibili per tutte le azioni di politica economica che il governo riterrà opportune.

Non avremo nessun impatto sul debito di Maastricht, mentre recupereremo un amplissimo margine di autonomia nella gestione della politica economica italiana.

 

domenica 20 novembre 2022

Superbonus e Moneta Fiscale

 

Leggo sempre con interesse i commenti economici di Giuseppe Liturri e in genere mi trovo largamente in sintonia con le sue analisi. Nel caso di questo articolo sul tema superbonus 110%, però, un po’ meno del solito.

A parere di Giuseppe, l’ostilità, più che evidente, della UE nei confronti del superbonus deriva principalmente da due fattori.

Il primo è il livello degli incentivi: il 110% è addirittura superiore al costo dei lavori da effettuarsi. Il che fa venir meno l’interesse al contenimento del valore monetario degli investimenti: se ho a disposizione una quantità di incentivi più alta dell’esborso, non sono spinto a negoziare con chi effettuerà i lavori per contenere l’esborso medesimo. Anzi, committente e aziende appaltatrice avrebbero addirittura interesse a gonfiare le cifre.

Il secondo è la cedibilità illimitata: incentivi fiscali non cedibili finiranno per non essere tutti utilizzati per intero, perché alcuni beneficiari in pratica non avranno la necessaria capienza fiscale, cioè non avranno sufficiente materiale imponibile. Se invece gli incentivi, cioè i crediti fiscali, sono liberamente cedibili con ogni probabilità si troverà sempre un compratore dotato della suddetta capienza, e l’utilizzo degli incentivi sarà totale, o pressoché tale.

Sul primo punto, Liturri stesso però nota che l’inconveniente viene meno riducendo l’aliquota e riportandola sotto il 100%, per esempio al 90%.

Sul secondo punto, il difetto del superbonus non è la cedibilità illimitata, ma l’aver introdotto l’incentivo senza prevedere un livello massimo di erogazione di crediti, per esempio su base annua.

Del resto, come questo blog ha chiarito fin dall’inizio, il superbonus è un’applicazione del concetto di Moneta Fiscale, qui proposto sulla base del modello CCF (Certificati di Compensazione Fiscale: titoli utilizzabili come sconti fiscali, liberamente cedibili e assolutamente destinati a circolare ILLIMITATAMENTE).

Ma fin dalle proposte originarie, ho sempre affermato che i CCF devono essere attribuiti per una varietà di applicazioni e per DETERMINATI IMPORTI MASSIMI SU BASE ANNUA.

Per il superbonus, così come per qualsiasi altra applicazione, si sarebbe dovuto dire – ma siamo ovviamente del tutto in tempo per correggere il tiro nel futuro – che le erogazioni avevano un limite annuo: per esempio, i primi 20 miliardi che fanno regolare richiesta ottengono il credito, gli altri slittano all’anno successivo.

Il limite annuo è necessario anche e soprattutto perché diversamente si rischia di far partire più interventi di quelli che la capacità produttiva del settore riesce poi effettivamente a effettuare: e questa sicuramente è una distorsione, con effetti inflazionistici.

Quello che il governo deve fare è contenere l’aliquota e fissare un tetto annuo. Ma NON limitare la cedibilità.

Tra l’altro la cedibilità illimitata consente anche di introdurre un’altra variante che in questo blog è stata spesso proposta e analizzata: attribuire ai crediti un tasso d’interesse (una maggiorazione di valore se l’utilizzo viene volontariamente differito). 

Il tasso d’interesse spingerebbe parecchi percettori a ritardare l’impiego dei crediti per scontare tasse, appunto perché il valore del credito cresce nel tempo e lo può quindi rendere un investimento interessante.

Parecchi crediti fiscali circolerebbero senza essere utilizzati per molti anni, e in qualche misura, forse, mai.

L’erogazione di crediti sarebbe quindi compensata non solo dalla retroazione fiscale (il maggior gettito consentito dalla crescita di PIL prodotta dall’incentivo, che va messo in conto, come non si stanca di ripetere l’onorevole Andrea de Bertoldi – e come ovviamente questo blog ha sempre affermato) ma anche dal differimento di utilizzo.

Le soluzioni tecniche, in altri termini, esistono e sono portata di mano. Se la UE è ostile alla Moneta Fiscale la ragione è tutta un’altra: è ostile perché la Moneta Fiscale FUNZIONA BENISSIMO ma ha il “difettuccio” (dal punto di vista di chi vorrebbe centralizzare tutte le decisioni di politica economica) di ridare autonomia agli Stati che la introducono.

 

sabato 17 settembre 2022

Video per il convegno "Oltre il Superbonus per una economia del benessere"

Il convegno si è tenuto in Senato lo scorso 8 settembre. Non potendo esserci fisicamente, per una volta mi sono attrezzato per fare l'ospite in remoto.

Il tema del video è spiegare perché il Superbonus è un esempio - estremamente significativo ma SOLO UN ESEMPIO - di uno strumento molto più potente: la Moneta Fiscale.

Moneta Fiscale - ma i frequentatori del blog questo lo sanno benissimo - che è la chiave per risolvere le spaventose disfunzioni dell'eurosistema.



mercoledì 4 maggio 2022

Mario Draghi, il superbonus 110% e la Moneta Fiscale

 

Ieri Draghi è ritornato sul tema del Superbonus 110% ed è quindi opportuno qualche commento su quello che NON ha detto e su quello che invece HA affermato.

NON è tornato a parlare di "frodi", e bene ha fatto: ha evitato così di ripetere la figuraccia fatta a febbraio, in tandem con Franco, quando i due avevano attribuito al superbonus 110% problemi che erano invece insorti su ALTRI crediti fiscali edilizi.

A livello di media e di opinione pubblica qualcuno non l’ha ancora capito, ma il superbonus 110% è proprio, tra le varie tipologie di incentivi legati all’edilizia, quello che NON ha prodotto significativi fenomeni fraudolenti (al contrario, per esempio, del bonus facciate).

Draghi ha invece dichiarato, tra le altre cose, che “il nostro governo è nato come governo ecologico ma non siamo d’accordo su tutto, sul bonus del 110% non lo siamo, perché il costo di efficientamento è più che triplicato e il prezzo degli investimenti per attuare le ristrutturazioni è triplicato, perché toglie la trattativa sul prezzo”.

In pratica Draghi afferma che siccome il valore dei crediti fiscali messi a disposizione di chi effettua le ristrutturazioni è superiore al valore delle ristrutturazioni stesse, viene meno l’incentivo del committente a negoziare al meglio i prezzi: se lo Stato di fatto paga tutto e di più, che senso ha perdere tempo a trattare ?

Non sono sicuro che sia così, in quanto tra costi di perizia, di asseverazione, di sconto finanziario per cedere il credito ecc., il beneficio lordo del 110% scende non di poco (probabilmente sotto il 100%).

Attenzione però: un eccesso di incentivo sicuramente può produrre effetti distorsivi e risultare alla fine controproducente. Ma questa è una legittima critica all’attuale formulazione del superbonus, non al concetto in sé, né tantomeno all’idea, molto più ampia, della Moneta Fiscale.

Può essere che il superbonus sia da applicare con aliquote più basse e/o con dei limiti d’importo, ma nel frattempo ha dimostrato la valenza e l’efficacia della Moneta Fiscale. Nessuna ragione quindi (anzi) per non estenderne l’utilizzo a tutta una serie di altre possibili applicazioni.

Il ventaglio è amplissimo, anzi in pratica corrisponde a tutte le possibili azioni di politica economica: riduzione IVA e accise, abbassamento del cuneo fiscale, sostegni alle classi disagiate, incentivi a investimenti in tecnologia e ricerca, assunzioni nel pubblico impiego. Eccetera, eccetera.

La potenza della Moneta Fiscale è dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. La Moneta Fiscale prenderà sempre più piede, con un campo di azione sempre più ampio. È la chiave per risolvere le spaventose disfunzioni dell’eurozona.

Non l’insufficiente, macchinoso, molti sospettano vessatorio Recovery Fund / PNRR.

Non l’impossibile revisione dei trattati, per la quale non esiste consenso.

Non fantasiosi veicoli per mettere fuori bilancio BCE quote di debito pubblico.

La Moneta Fiscale.

 

martedì 15 febbraio 2022

La Moneta Fiscale è qui per restare

 

Tutta la confusione che si è creata in merito ai crediti fiscali prodotti da interventi immobiliari sta avendo, e avrà, anche ripercussioni positive. 

La conferenza stampa di settimana scorsa è stata fuorviante. Potrei dire menzognera, ma parto da un presupposto di buona fede e quindi non accuso Draghi e Franco di essere bugiardi. Se non bugiardi, però, sono stati estremamente confusi.

Come conseguenza, tuttavia, hanno avuto ampia circolazione i dati presentanti dalla Agenzia delle Entrate in sede di audizione presso la commissione bilancio del Senato. Dati da cui emerge che solo il 3% delle frodi accertate riguardano il Superbonus 110, contro l’80% complessivo del bonus facciate (46%) e dell’eco-bonus (34%).

E Draghi è quindi andato fuori strada (e ha mandato fuori strada i media “allineati”) puntando l’indice, nelle sue dichiarazioni, sul Superbonus. Mentre emerge chiaramente che proprio il Superbonus, essendo dotato di procedure di accertamento e verifica dettagliate ed efficaci, NON ha generato (sospette) frodi, se non in misura del tutto marginale.

Da tutto il polverone emerge quindi con chiarezza che l’attribuzione di bonus non crea nessun significativo problema di frodi quando i controlli alla fonte sono ben impostati; e che se i controlli ci sono, la circolazione successiva dei crediti (quindi la loro trasformazione in Moneta Fiscale) non produce difficoltà - mentre rende potentissimo lo strumento.

Perché è importante, tutto questo ? perché il problema vero, principale, dell’economia italiana è che la ridefinizione del Patto di Stabilità e Crescita non sta andando da nessuna parte. Germania e altri paesi nordeurozonici non prendono minimamente in considerazione la proposta franco-italiana. Se qualcuno aveva illusioni al riguardo, la nomina del superfalco Lars Feld come capoeconomista alle dipendenze del ministro delle finanze Christian Lindner le ha demolite una volta per tutte.

Che cosa rimane, come via percorribile ? ma la Moneta Fiscale, appunto. Con grande semplicità, si dice ai tedeschi: il debito da rimborsare in euro lo riduciamo (in percentuale del PIL) secondo un percorso concordato, senza più deroghe ed eccezioni; ma la Moneta Fiscale la utilizziamo per sviluppare le necessarie politiche di sostegno alla crescita, di promozione degli investimenti, di supporto alle classi disagiate, di mitigazione dei costi per gas ed energia, e quant’altro.

La Moneta Fiscale non concorre né al deficit né al debito pubblico – non può essere debito, perché non è da rimborsare. E non essendo da rimborsare, non è soggetta a rischio di default causato dall’andamento dei mercati finanziari: di conseguenza, la sua emissione da parte di uno Stato non può, non deve essere oggetto di alcuna preoccupazione, vincolo o condizionamento da parte della UE, della BCE o di altri stati membri della UE o dell’Eurozona.

Altro non c’è, per far funzionare il sistema euro. Draghi ne deve prendere atto ed agire di conseguenza. Salvo che non voglia fare l’ingloriosa fine di Monti, cosa alla quale mi riesce difficile credere.

 

sabato 12 febbraio 2022

Superbonus: Draghi e Franco in confusione

 

Il tandem Mario Draghi / Daniele Franco è apparso parecchio stizzoso e parecchio confuso durante la conferenza stampa di ieri.

Mi riferisco alla reazione alla domanda finale (vedi qui video dal minuto 42 in poi) di una giornalista del Sole 24Ore (non di un giornale antigovernativo peraltro: del resto giornali antigovernativi in Italia ce ne sono ben pochi, e quei pochi chissà perché alle conferenze stampa del presidente del consiglio si vedono di rado, o forse mai…).

La domanda verteva sui possibili effettivi negativi del blocco alla circolazione dei crediti fiscali derivanti da ristrutturazioni immobiliari. Contestatissimo provvedimento introdotto con decreto legge circa una settimana fa.

Draghi prima ha cercato di minimizzare l’impatto dei crediti fiscali immobiliari sulla ripresa economica per poi ammettere che è rilevante, quindi ha parlato di carenze di controlli all’origine dovuta al fatto che la legge originaria sul Superbonus 110, di ispirazione M5S, è stata scritta male.

Ma Draghi su questo punto è smentito dai dati della stessa Agenzia delle Entrate, secondo i quali gli accertamenti per frodi, dell’importo totale di 4,4 miliardi di euro, sono imputabili solo per il 3% al Superbonus 110.


E gli operatori di settore in effetti confermano che le truffe da Superbonus 110 rappresentano una frazione minima del totale, appunto perché le asseverazioni richieste sono particolarmente articolate e dettagliate.

Tra parentesi, è bene ricordare che un accertamento NON è una sentenza. Si tratta dell’avvio di un contenzioso, intrapreso dal fisco contro un contribuente (o mancato tale), che spesso si risolve in favore di quest’ultimo. Quindi “4,4 miliardi di accertamenti” NON significa affatto, automaticamente, “4,4 miliardi di frodi”.

Ma c’è di più. Quand’anche il provvedimento Superbonus 110 fosse stato “scritto male”, Draghi e Franco, che sono al governo da un anno, avrebbero avuto tutto il tempo di correggerlo, con particolare riferimento all’eventuale carenza di controlli alla fonte. E in effetti sono intervenuti a fine 2021. Se l’intervento non è stato efficace, non possono più prendersela con gli autori della versione precedente.

Non finisce qui. Franco ha affermato, per giustificare le limitazioni alla circolazione, che le cessioni successive fanno perdere traccia dell’origine del credito. Il che suona strano perché la piattaforma di scambio è gestita dall’Agenzia delle Entrate stessa. Comunque la soluzione non è limitare le cessioni ma casomai rendere più rigorosi gli obblighi di segnalazione.

In pratica, per ogni passaggio è necessario avere certezza di chi ha comprato, di chi ha venduto, e di qual è l’origine del credito. Magari (questo alla fine lo ha ammesso lo stesso Franco) assegnando un codice identificativo al credito.

Le soluzioni operative per gestire al meglio lo strumento preservando la circolazione, in altri termini, ci sono.

Per capire quali danni produca l’azione del governo, cito un caso che mi riguarda. Sto avviando alcuni lavori (con un bonus 50%, non 110%, è un’altra fattispecie) su un piccolo condominio di cui ho una quota. L’impresa a cui sono stati affidati i lavori accettava lo sconto in fattura (che significa essere parzialmente pagati con la cessione del credito) e adesso si è invece tirata indietro perché faceva affidamento sulla rivendita a una banca, possibilità al momento bloccata.

Per fortuna i lavori non erano ancora stati avviati. Ma se l’impresa avesse già cominciato a lavorare e a sostenere costi, adesso sarebbe nei guai. E tante altre SONO nei guai, a causa di un provvedimento di blocco che agisce in modo sostanzialmente retroattivo, e pur essendosi comportate in modo totalmente corretto.

Draghi e Franco, in altri termini, nella conferenza stampa di ieri hanno cercato di far passare il seguente messaggio: “ci sono 4,4 miliardi di frodi accertate, dovute al Superbonus 110 che fa circolare i crediti fiscali”. Messaggio FALSO E FUORVIANTE in quanto (lasciando da parte il fatto che come detto “accertato” non significa “dimostrato”):

PRIMO, solo una minima parte dei 4,4 miliardi è imputabile al Superbonus 110; e

SECONDO, il problema, se esiste, non è dovuto alla libera circolazione dei crediti, ma casomai ai controlli all’origine e al tracciamento degli scambi.

Brutta figura per il governo. Mi spiace dirlo: molto, molto brutta.

mercoledì 9 febbraio 2022

La Moneta Fiscale SERVE - anche per le bollette

Dall'intervista su La Stampa di Massimo Giannini a Giorgia Meloni, mercoledì 9 febbraio 2022, pagine 4-5:

"D. Altro tema caldo per il governo, la necessità di calmierare il costo dell'energia: serve uno scostamento di bilancio ?

R. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo, perché ci sono diverse aziende che rischiano di chiudere per questa emergenza. La nostra proposta è un credito di imposta per le imprese, pari all'aumento del costo dell'energia."

Se seguite questo blog... ebbene si tratta di un'idea di cui avete già sentito parlare diversi mesi fa.

Ed è la dimostrazione della potenza e della versatilità della Moneta Fiscale.

Altro che insabbiarla, come il governo sta cercando di fare nel caso del Superbonus (ma non ci riuscirà).

martedì 8 febbraio 2022

Il dubbio che Draghi cerchi la rottura

 

Un’ipotesi che circola da un po’ di tempo è che Draghi abbia capito che l’economia italiana è destinata a un’evoluzione tutt’altro che “simpatica” durante il 2022. Avrebbe voluto quindi “fuggire verso l’alto” facendosi eleggere Presidente della Repubblica. Ma non ha funzionato.

Di conseguenza, si sente sempre più scomodo nell’attuale posizione di presidente del consiglio, e di colpo, dopo la mancata “promozione” al Quirinale, sta assumendo atteggiamenti sempre più rigidi, per portare la sua coalizione di governo alla rottura.

Non è uno scenario che ritenevo plausibile, fino a pochi giorni fa. Tuttavia mi stanno facendo riflettere episodi come la brutale e insensata stretta alla circolazione dei crediti fiscali per il Superbonus 110%, nonché il rifiuto oltranzista (almeno a tutt’oggi, a quanto si legge) a mettere in atto un sostanzioso scostamento di bilancio pubblico, per tamponare gli effetti dell’esplosione dei prezzi di gas, benzina ed energia in genere.

Nello stesso tempo, non si vedono progressi riguardo alla proposta di revisione del Patto di Stabilità e Crescita UE. E inoltre: Draghi ignora che i benefici macroeconomici del PNRR sono infimi, e le condizionalità potenzialmente deleterie ? mi stupirebbe.

Ho sempre ritenuto Draghi sufficientemente scaltro da evitare la fine ingloriosa di Monti, che dopo un anno di governo è uscito dalla scena politica lasciandosi (purtroppo per noi) alle spalle un’economia devastata (da lui).

La soluzione ci sarebbe. Adottare la Moneta Fiscale, chiarendo ai partner UE che NON incide sul deficit e sul debito pubblico, e ridare al paese le leve di gestione della sua politica economica indispensabili per rimetterlo, finalmente, in carreggiata.

La difficoltà è sempre la stessa. La Moneta Fiscale funziona, e proprio perché funziona rende evidente che per risolvere la crisi non servono (anzi) né il PNRR né un’ulteriore maggiore intromissione della UE nella politica economica degli Stati.

La Moneta Fiscale funziona, e questo è il suo torto agli occhi dell’establishment europeista. Rende evidente che centralizzare non è la soluzione, bensì il problema.

Ma se Draghi non può o non vuole andare nella direzione giusta, la sua permanenza a Palazzo Chigi diventa un danno. Potenzialmente molto grave.

 

domenica 6 febbraio 2022

Superbonus: dov’è la competenza dei “competenti” ?

 

Come visto nell'ultimo post, e come del resto state leggendo sulle pagine economiche dei quotidiani, è in corso una “vivace” dialettica tra il MEF (da un lato) e il resto del mondo economico e politico italiano (dall’altro).

L’argomento è il Superbonus 110%, e più precisamente la pretesa del governo di bloccare – con un provvedimento varato senza alcun preavviso, e con effettività pressoché immediata – le ulteriori cessioni (quelle, cioè, successive alla prima) dei crediti fiscali concessi a seguito di operazioni di riqualificazione e di ristrutturazione immobiliare.

La pretesa è di contrastare “le frodi”. Ma le frodi si verificano per una carenza di controllo al momento in cui il credito fiscale insorge.

Le cessioni successive, si legge, creano ulteriori problemi perché si rischia di perdere traccia del soggetto che ha illecitamente tratto vantaggio dal provvedimento. Si teme, in altri termini, che la catena di passaggi renda alla fine impossibile risalire a chi ha effettuato l’illecito.

Ma se questo è il problema, la soluzione è semplicissima: imporre un obbligo di segnalazione ai vari cedenti e cessionari, analogo a quello già previsto per gli intermediari finanziari, bancari, assicurativi ecc. (per quelli, in altri termini, soggetti a vigilanza).

L’atteggiamento del MEF, che sta continuando a fare resistenza riguardo alla necessarissima modifica del recente decreto, è stolido e stupidamente vessatorio, e la motivazione fornita appare pretestuosa a livelli quasi (o forse neanche quasi) provocatori.

Il MEF su questo tema ha tutti, ma veramente tutti, contro. Operatori. Intermediari. Associazioni di categoria. Privati individui che hanno avviato opere di ristrutturazione. Forze politiche di maggioranza. Forze politiche di opposizione.

Ci si era convinti che il “governo dei competenti” fosse FORSE, come purtroppo è avvenuto tante volte in passato, orientato a NON fare gli interessi del paese, ma quantomeno INDUBBIAMENTE dotato di elevate qualità tecniche.

Sta invece sorgendo il dubbio, pure in parecchi fan della prima ora, che manchino non solo le buone intenzioni, ma anche, appunto, le competenze, le capacità, le qualità.