Qualche tempo fa,
un commentatore argomentava che non è giusto prendersela con Prodi per aver
portato l’Italia nell’euro. La moneta unica europea è stata costruita e gestita
in modo decisamente sbagliato, certo. Ma sarebbe (questa era la tesi) come
criticare Garibaldi perché l’Italia poteva essere unificata meglio.
A chi ha
formulato questo parallelo sfuggono, mi pare, alcune differenze di grande
rilievo.
Le vicende
dell’Italia post unificazione hanno molte luci e molte ombre, molto di buono e
molto di cattivo. Com’è normale per la storia di qualsiasi nazione.
Si può sostenere
che l’Italia andasse costruita in un altro modo. Che dovesse nascere
repubblicana come sosteneva Mazzini, o federale come voleva il mio illustre omonimo.
Si può perfino
pensare – non è la mia opinione, ma rispetto chi la pensa diversamente – che i
siciliani sarebbero stati meglio rimanendo con i Borbone, e i veneti con gli
Asburgo.
Però l’Italia è
stata una grande realizzazione, e ne sono nate grandi cose. Nel male ma anche e
(io penso) soprattutto nel bene. E chi la vede diversamente non può, comunque,
presumere che i difetti di costruzione del futuro Stato italiano fossero
prevedibili quando i Mille sbarcavano a Marsala.
Non era chiaro,
per esempio, che adottare una moneta comune fosse deleterio per il Sud, perché
le differenze economiche tra le due parti della nazione non erano evidenti. Con
ogni probabilità il gap si è creato
successivamente, e le politiche sabaude nei confronti del Meridione ne hanno
grandi responsabilità. Ma poteva essere ovvio tutto questo a Garibaldi, nel
1861 ?
Quanto all’euro,
invece…
L’euro è una
costruzione priva di qualsiasi senso economico, che esponeva l’Italia a due
gravissimi rischi: la perdita di competitività delle proprie aziende costrette
ad adottare una moneta strutturalmente più forte rispetto ai fondamentali della
sua economia; e la trasformazione di un debito in moneta propria (un non-debito, in realtà) in debito in moneta straniera.
Tutto questo era
sotto gli occhi di chiunque, negli anni in cui si concepiva e poi si firmava il
trattato di Maastricht.
Lo stesso Prodi
del resto ne era perfettamente conscio, e a quanto ha affermato lui stesso, il
suo fu un atto di fede nel fatto che una futura crisi avrebbe spinto ad
adottare i provvedimenti necessari a risolvere le disfunzioni del sistema.
Ma quali
garanzie esistevano che questo sarebbe avvenuto ? nessuna, come si è visto.
Quanto all’idea
che l’euro avrebbe condotto all’unificazione politica europea, ammesso e non
concesso che sia un obiettivo di per sé desiderabile, c’era chi ammoniva con grande lucidità e chiarezza che un’unione monetaria
gravemente disfunzionale avrebbe allontanato, non avvicinato, il traguardo.
Se il problema
di Prodi & C. sia stata l’incompetenza, la collusione con interessi
esterni, l’autoillusione, le prospettive di carriera che si spalancavano, o
altro ancora, lo lascio alla riflessione di chi legge.
Ma l’errore è
stato catastrofico, e le premesse perché tale si rivelasse c’erano tutte. Per
l’Italia, sui due piatti della bilancia c’erano rischi enormi ed evidenti da un
lato, e nessun beneficio apprezzabile
dall’altro.
La storia sarà
durissima nel giudicare “le conseguenze economiche del signor Prodi” – e quindi
Prodi stesso. Perché purtroppo queste conseguenze tante, troppe persone le vivono
e le subiscono quotidianamente e tragicamente.