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domenica 21 febbraio 2021

Le polveri asciutte degli eurocritici

 

Leonardo Becchetti, ricercatore economico di provata fede europeista (oltre che cattolica), in questa intervista su “Famiglia Cristiana” esprime ottimismo sulle prospettive dell’azione di governo di Mario Draghi.

Tra le altre cose, afferma che “il primo grande successo “preventivo” del governo Draghi è quello di aver vinto o di aver ridotto ai minimi termini l’antieuropeismo. Anche qui non pensiamo però che sia un risultato magico e irreversibile. Sono stati i progressi della UE, di cui Draghi è stato grande protagonista, a cambiare l’opinione degli italiani e a bagnare le polveri dell’antieuropeismo. La sfida è continuare a produrre risultati in questa direzione”.

Becchetti, però, dà per acquisito qualcosa che non lo è affatto. L’antieuropeismo è vivo, vegeto e tutt'altro che ridotto ai minimi termini. Per la semplice ragione che le disfunzioni della UE e in particolare dell’eurosistema non sono state minimamente risolte.

Che cosa ha al suo attivo Draghi, per che cosa è diventato famoso ? per il whatever it takes del 2012. Per aver evitato la deflagrazione della moneta unica – senza però averne minimamente risolto le disastrose implicazioni in termini di compressione della domanda, di impatto deflattivo, di crescita delle diseguaglianze.

Forse, nella sua posizione di presidente BCE, non poteva fare di più. Oggi, nella sua posizione di presidente del consiglio italiano, può, come ho spiegato qui.

Se esponenti politici in passato dichiaratamente eurocritici oggi lo sostengono, è per la speranza che le eurodisfunzioni possano essere superate da qualcuno che ha le competenze necessarie per riuscirci.

Ma se avverrà, sarà la prova che gli eurocritici avevano ragione nella loro analisi. Mentre si sbagliavano nel ritenere che il sistema UE / euro non avrebbe saputo correggersi.

Questa autocorrezione, però, al momento è una speranza, non un fatto.

Sperare è lecito. Ma “i risultati nella giusta direzione” di cui parla Becchetti al momento non ci sono. E di conseguenza, comprensibilmente e correttamente, l’antieuropeismo è più vivo che mai.

giovedì 5 novembre 2020

Le mezze ammissioni degli euristi semipentiti

 

E’ diventato impossibile negare il catastrofico fallimento dell’euro e delle regole di austerità dell’Eurozona senza, nello stesso tempo, rendere esplicita la propria totale incompetenza, o la propria totale malafede.

Anche gli euristi più incalliti sono quindi costretti a frequenti retromarce. Tuttavia, le loro ammissioni lasciano trasparire una comprensione del contesto che rimane comunque altamente deficitaria (per usare un eufemismo).

Vediamo qui Leonardo Becchetti affermare che il debito creato e detenuto dalla BCE a causa del Covid può essere cancellato in quanto “il momento è diverso dal 2008”. Perché diverso ? perché “l’inflazione non c’è”.

Il buon Becchetti dice una cosa vera, ma la motiva in modo decisamente erroneo.

Per cominciare: nel 2008, a seguito della crisi finanziaria mondiale, l’inflazione crollò repentinamente. Non c’era quindi nessuna ragione per non intervenire immettendo potere d’acquisto nel sistema economico. Cosa che in effetti avvenne.

Ma non c’era neanche nessun motivo economico per non effettuare l’intervento mediante immissione diretta di moneta, invece che passando per l’emissione di debito pubblico. O, se proprio si voleva effettuare questo passaggio (superfluo), non c’era motivo per non cancellare il debito pubblico acquistato dalle banche centrali a seguito dei vari programmi di Quantitative Easing.

Una volta in circolazione, la moneta ci rimane. Se il sostegno alla domanda è  impostato correttamente, non si crea inflazione indesiderata.

Se il sostegno alla domanda è eccessivo, invece, l’inflazione si crea. Ma questo prescinde totalmente dal fatto che i titoli di Stato acquistati dalla banca centrale vengano cancellati o meno. Cancellarli è una pura e semplice scrittura contabile. Il potere di acquisto in circolazione non cambia di una virgola a seguito della cancellazione. E l’impatto su domanda e prezzi, ovviamente, nemmeno.

In altri termini: la cancellazione del debito pubblico detenuto dalle banche centrali non ha nessun tipo di impatto sull’inflazione. Non l’avrebbe avuto nel 2008, non l’avrebbe avuto nel 2012, non l’avrebbe oggi.

Gli euristi, come di consueto, con enorme lentezza stanno arrivando a capire, molto frammentariamente e parzialmente, alcune cose. Ma molte altre ancora gliene sfuggono (o rifiutano di ammetterle).

Il che non sorprende. Proprio per niente. Non sarebbero euristi, altrimenti.