Paul De Grauwe è
uno stimato economista belga, docente alla London School of Economist e
considerato (tra gli altri da Paul Krugman) uno dei più penetranti osservatori
delle vicende dell’economia europea. In particolare, riguardo alla crisi dell’euro
e dei debiti sovrani, e ai danni prodotti dalle politiche di austerità.
Tutto ciò mi ha
reso particolarmente deludente la lettura di questo articolo. De Grauwe appare
ahimè incline a coltivare illusioni e fraintendimenti in merito alle possibili
soluzioni dell’eurocrisi.
Il passaggio chiave è: “Europe’s leaders must begin designing and
implementing strategies aimed at bringing the eurozone closer to a fiscal
union. To be sure, a fiscal union such as that in the United States is a distant
prospect that eurozone leaders should not expect to achieve any time soon – or
even in their lifetimes. But that does not mean that establishing a fiscal
union is a chimera. Small steps in the right direction now can make a
significant difference”.
A quattro anni
di distanza dall’esplosione dell’eurocrisi, con tutta l’Europa Meridionale in
piena depressione, con la disoccupazione giovanile sopra il 60% in Spagna e in
Grecia, con l’Italia che nel 2012 ha avuto un milione di licenziamenti e dove
mille aziende falliscono ogni mese, parliamo di “piccoli
passi nella giusta direzione” per “fare una differenza significativa” ?
Nella migliore
delle ipotesi, l’unione fiscale – non da sola, attenzione, ma insieme alla
completa mutualizzazione del debito pubblico (leggi eurobond), alla creazione
di un completo sistema di trasferimenti (assicurazione contro la disoccupazione
e sistema pensionistico integrato a livello europeo, per cominciare) e all’assicurazione
europea dei depositi bancari – porterebbe a una situazione di tipo italiano.
In altri
termini: a un divario permanente di competitività tra Nord e Sud, e alla
dipendenza economica del secondo dal primo.
E non è un tema
solo italiano. In tutti i paesi in cui aree economiche con divari di
competitività sono state unificate in una completa unione monetaria / fiscale /
debitoria / di trasferimenti si è riprodotta la stessa situazione. L’area forte
si è rafforzata, l’area debole si è indebolita e ha sviluppato una situazione
di dipendenza permanente. Vedi l’Inghilterra e la Scozia, la Germania Ovest e
la Germania Est, le Fiandre e la Vallonia.
Per quanto
riguarda l’eurozona, naturalmente è un’ipotesi di scuola. Di transfer union ed
eurobond, la Germania non vuole neanche sentire parlare. Lo stesso De Grauwe
infatti parla di “piccoli passi nella giusta direzione…”: un trattamento
omeopatico per curare un tumore, più o meno. E l’unione fiscale completa i
leader eurozonici non se la devono aspettare “nel corso delle loro vite”…
In sintesi, De
Grauwe “propone” una “soluzione” che sarebbe sbagliata se fosse applicabile – e
non lo è (per fortuna, viene da dire).
-Differenze di competitività tra i paesi
-Impossibilità
di riallineare i costi di lavoro per unità di prodotto, tra le varie nazioni,
mediante politiche di compressione salariale: sono socialmente inique,
abbattono la domanda, e gettano l’economia in depressione permanente.
-Assenza delle
monete nazionali, che impedisce politiche di sostegno attivo della domanda nei
paesi in difficoltà.
Le strade, salvo
idee nuove (non certo quanto propone De Grauwe), sono sempre e solo due: il
break-up dell’euro con ritorno alle valute nazionali, in libera fluttuazione.
Oppure, l’introduzione
di uno strumento monetario parallelo, emesso (anche e soprattutto) per ridurre
la tassazione del lavoro: i Certificati di Credito Fiscale.