Dora Di Caprio e
Raphael Raduzzi hanno riportato alla mia attenzione un tema che in effetti è un
leitmotiv ricorrente del dibattito in
merito alla Moneta Fiscale: introdurre la MF non verrà inevitabilmente visto
come un passo verso lo scioglimento totale dell’Eurozona, o quantomeno verso
l’uscita dall’euro dell’Italia, con tutte le turbolenze e le complicazioni
insite in un processo di breakup ?
Effettivamente
nell’equivoco “moneta parallela = breakup”
sono caduti in parecchi (vedi qui, tra i tanti, Stiglitz). Ma le cose stanno
diversamente, per varie ragioni.
In primo luogo,
anche nel momento in cui esistesse già una Moneta Fiscale in circolazione,
uscire dall’euro attivando un breakup è
una procedura molto complessa. I problemi operativi sono molteplici: la
necessità di ridenominare da euro a Nuove Lire un numero enorme di contratti,
gli inevitabili contenziosi legali, le turbolenze che si produrranno sui
mercati finanziari.
Nello stesso
tempo, la Moneta Fiscale risolve le disfunzioni dell’eurosistema e restituisce
allo Stato la possibilità di sviluppare le necessarie azioni di politica
economica: immettere potere d’acquisto, ridurre il carico fiscale, rilanciare
gli investimenti. A questo punto, l’incentivo a “rompere” l’euro viene meno.
Nessuno si sveglia la mattina con l’idea di produrre uno sconquasso nel sistema
monetario. Se l’ipotesi di breakup
continua, oggi, a incombere (pur non rientrando nel programma dell’attuale
governo) è per una ragione molto semplice: il sistema attuale è spaventosamente
inefficiente. Le disfunzioni vanno comprese e risolte; solo a quel punto gli
scenari di deflagrazione cesseranno di essere considerati una minaccia
concreta.
Un altro elemento
da avere ben presente è che l’immissione di Moneta Fiscale necessaria a
sviluppare le adeguate politiche di rilancio dell’economia è una
modesta frazione delle attività finanziarie in circolazione sul territorio
italiano. Le nostre stime sono che, adottando il formato CCF (Certificati di
Credito Fiscale), l’ammontare di titoli fiscali in circolazione non supererà
mai un ordine di grandezza di circa 200 miliardi.
Queste poche
centinaia di miliardi di CCF si confrontano con quasi 4.000 miliardi di
depositi bancari e monete, e con oltre 3.000 di titoli a reddito fisso in euro
(di cui 2.000 titoli di Stato).
Il confronto è
quindi tra poche centinaia di miliardi di Moneta Fiscale, e molte migliaia di
miliardi di attività finanziarie (denominate in euro) già oggi in circolazione
– attività finanziarie che la Moneta Fiscale peraltro non è destinata a sostituire, ma a integrare.
Tra parentesi
anche i CCF, pur non essendo titoli di debito (in quanto non sono soggetti a
essere rimborsati cash) sono
denominati in euro, in quanto sono utilizzabili per ridurre pagamenti verso la
Pubblica Amministrazione (soprattutto a titolo di tasse e imposte) che
andrebbero, altrimenti, corrisposti in euro.
L’euro in questo
scenario rimane la valuta di conto (quella in cui si esprimono bilanci,
posizioni bancarie, crediti e debiti). Non si verificano rotture del sistema,
né ridenominazioni.
Il progetto Moneta
Fiscale è, in sintesi, la maniera più efficace per risolvere le disfunzioni del
sistema economico-monetario oggi in essere nell’Eurozona. Consente di sviluppare
le necessarie azioni di politica economica bloccando, contemporaneamente,
l’incremento del Maastricht Debt (il debito pubblico da rimborsare cash e da rifinanziare costantemente sul
mercato dei capitali: quello che rappresenta un enorme fattore di inquietudine
per tutti, perché l’Italia ha nello stesso tempo necessità di incrementare il
potere di acquisto in circolazione, ma anche di ridurre – e non, viceversa, di
incrementare – la dipendenza dai mercati finanziari).
E non ha neanche
senso preoccuparsi più di tanto dell’ostilità dei media allineati all’establishment in merito al progetto
Moneta Fiscale. Non mancherà, e già lo si è constatato. Ma è un’ostilità che va
data per scontata, qualunque strada si prenda. Oggi la stiamo affrontando per
una legge di bilancio che prevede un modesto incremento del deficit pubblico:
un passettino nella direzione giusta, ma di per sé del tutto insufficiente. Il
progetto Moneta Fiscale ha ben altre potenzialità. La sfida all’establishment va lanciata e vinta per
effettuare un’azione risolutiva, non per raggiungere obiettivi di scarsa
portata.