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sabato 1 ottobre 2022

Il Regno Unito e le illusioni euroausteriche

 

Gli euroausterici hanno la curiosa (ma a pensarci bene comprensibile, dal loro punto di vista) abitudine di giocare al gioco del “vedete ! l’avevamo detto” quando qualcosa di problematico (sul piano macroeconomico) accade in un paese che NON usa l’euro.

Ovviamente cose del genere capitano, per il semplice motivo che fuori dal manicomio dell’Eurozona TUTTI i paesi di un qualche rilievo emettono moneta - e qualche volta commettono errori (visto che l’infallibilità non è di questo mondo).

Pochi giorni fa, il Regno Unito ha annunciato una grossa manovra fiscale espansiva, quindi con incremento del deficit pubblico, fondata su due componenti principali.

Azioni rivolte a calmierare le impennate dei costi di gas ed energia, a beneficio sia dei cittadini che delle aziende: e fin qui tutto bene.

Una forte riduzione d’imposte, sproporzionatamente a beneficio delle classi sociali agiate: e questa è molto più discutibile.

I mercati finanziari hanno reagito male, con un’impennata dei tassi d’interesse e un declino del cambio della sterlina.

Gli euroausterici hanno reagito oserei dire con entusiasmo: “ecco !!! la prova provata che la moneta sovrana non è la panacea ! guardate cosa succede nella perfida Albione !”

Beh, cosa è successo subito dopo ? che la Bank of England è intervenuta comprando titoli, i tassi sono ridiscesi e la sterlina ha recuperato.

Un commento significativo sull’accaduto è quello dell’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard:

“Un esempio da manuale di come non strutturare e di come non promuovere un’espansione fiscale. Mentre ci preoccupavamo dell’Italia, il Regno Unito si è intrufolato. Per fortuna il Regno Unito non è nell’euro… altrimenti ci troveremmo a fronteggiare un’altra eurocrisi”.

Che cosa intende Blanchard ? che FORTUNAMENTE i britannici, disponendo di moneta sovrana, hanno sì commesso un errore, ma hanno anche rapidamente potuto tamponarlo.

Evidente, quindi, che gli euroausterici sono comici nel pensare che l’evento britannico dia un sostegno alla loro posizione. Proprio il contrario: se hai la TUA moneta, molti errori e molti problemi possono essere prevenuti o gestiti, spesso anche con grande rapidità.

Se invece sei l’Italia, e ti sei messo il cappio al collo di una moneta straniera troppo forte per i tuoi fondamentali… tutto diventa MOLTO, MOLTO più complicato.

 


mercoledì 17 settembre 2014

Indipendenza scozzese


Domani si terrà il referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Personalmente, ho molta simpatia per gli scozzesi. Per la verità anche per gli inglesi, ma posso capire che convivere sotto lo stesso tetto con questi ultimi nelle vesti di “grande fratello” possa non essere la cosa più facile o più simpatica del mondo.

Non so come voterei se fossi scozzese. In caso di successo indipendentista, tuttavia, un aspetto molto preoccupante è che cosa succederebbe al sistema monetario locale.

Preoccupante perché il movimento indipendentista non ha, a quanto pare, riflettuto sufficientemente sulla questione, o comunque non ha chiarito come gestire questo tema. Introdurre una moneta scozzese ? mantenere un legame con la sterlina ? e non è nemmeno del tutto escluso (purtroppo) che spunti un MacProdi locale con la brillante idea di adottare l’euro.

Affermare che questa scelta sia, in ultima analisi, un tecnicismo che può essere lasciato al “dopo” è, a mio avviso, un rischio per la causa indipendentista perché molti votanti saranno influenzati dal non sapere esattamente che cosa accadrà ai loro stipendi, alle loro pensioni, ai loro risparmi. L’identico problema che viene sottovalutato dai sostenitori del break-up dell’euro.

Un programma di affiancamento e sostituzione graduale, con orizzonti temporali predefiniti, potrebbe essere la soluzione giusta ed essere impostato secondo i principi della Riforma Morbida. In pratica, tutti i rapporti contrattuali e legali in essere rimangono nella valuta originaria (la sterlina inglese) ma tutti quelli che insorgono da una certa data in poi vengono espressi in Moneta Scozzese, che la nuova Scozia indipendente dichiara di accettare illimitatamente a soddisfacimento di ogni obbligazione finanziaria (tasse e quant’altro) nei suoi confronti.

Per gestire l’intero processo di transizione potrebbero risultare utili una serie di principi delineati in questo articolo, dove invece di:

“Dall’euro alla Lira Fiscale, passando per la Riforma Morbida”

leggasi:

“Dalla sterlina inglese alla Moneta Scozzese, passando per la Riforma Morbida”.

Potrebbe risultare utile emettere, come strumento intermedio, Certificati di Credito Fiscale scozzesi (Moneta Scozzese a utilizzo differito) per gestire sfasamenti temporali tra incassi ed esborsi del nuovo stato scozzese che, durante la fase transitoria, verrebbero ancora (anche se, giorno dopo giorno, in misura sempre minore) prevalentemente effettuati in sterline inglesi.

Se avverrà, comunque, l’acquisizione della sovranità monetaria da parte della Scozia potrebbe costituire un modello molto utile per futuri distacchi dall’euro di singoli stati dell’attuale Eurozona (o di singole regioni…: Catalogna ? Fiandre ? Veneto ? Sardegna ?).