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martedì 10 dicembre 2024

La borsa tra n anni

 

Siccome l’anno sta volgendo al termine, impazzano sui media le previsioni su che cosa ci riserverà il 2025, un sottoprodotto delle quali sono i vaticini sull’andamento della borsa.

Non si vedono invece altrettanto di frequente confronti tra previsioni e accadimenti effettivi, e la ragione probabilmente è che i risultati sarebbero alquanto imbarazzanti (per chi le ha formulate, le previsioni).

Comunque se qualcuno sta divertendosi a leggerle, esercitazione che può essere utile se lo scopo è ottenere qualche minuto di svago e divertimento (la stessa ragione insomma che può giustificare leggere gli oroscopi a Capodanno) tenga conto che:

prendendo come indicatore borsistico più significativo l’SP500

la borsa a fine 2054 sarà più alta di oggi, con probabilità pari al 99,9%

la borsa a fine 2044 sarà più alta di oggi, con probabilità pari al 99%

la borsa a fine 2034 sarà più alta di oggi, con probabilità pari al 90%

nessuna previsione in merito a dove sarà la borsa a fine 2025, se più alta o più bassa, per non dire nessuna stima in merito al livello esatto, vale più, appunto, di un oroscopo di quelli che si leggono a Capodanno.

Poi, se volete divertirvi con le previsioni delle banche d’affari, fate pure. Danno non ve ne fate: a condizione di non prenderle sul serio.

 

martedì 22 ottobre 2024

Goldman Sachs dice che

 

Goldman Sachs è diventata pessimista sulle prospettive di lungo termine del mercato azionario, perlomeno di quello USA. Negli ultimi giorni, mentre l’indice S&P500 oscillava intorno a 5.850, ha pubblicato uno studio affermando che per i prossimi dieci anni c’è da attendersi un rendimento medio del 3% circa.

Tenuto conto che di questo rendimento circa l’1,5% è dato dai dividendi, questo vorrebbe dire terminare l’anno 2034 (può sembrare una data lontana ma arriva in fretta…) intorno a 6.800.

Sono sempre mille punti in più, direte. Ma in dieci anni. Quest’anno mille punti, abbondanti, li abbiamo fatti in dieci mesi.

Io ho un mio metodo di stima del fair value, del valore corretto dell’indice azionario, che probabilmente anzi sicuramente non è molto scientifico ma che mi è sempre parso affidabile. Ed è il seguente.

Parto da 1.500 a fine 2009. Perché 1.500 ? perché in quel momento la borsa, benché in ripresa dai minimi post fallimento Lehman, stava intorno a 1.100, veniva considerata sottovalutata da più conosciuti value investors a partire da Warren Buffett, e in effetti ha riservato grosse soddisfazioni agli investitori negli anni successivi.

Poi ogni anno aggiungo l’inflazione, tolgo i dividendi e aggiungo il rendimento di lungo termine del mercato azionario USA, che Jeremy Siegel, il più conosciuto studioso della materia, stima tra il 6,5% e il 7%.

Per la precisione aggiungo ogni anno il 6,666666%. Periodico. Perché non il 6,75% ? perché mi piacciono i numeri periodici.

Risultato ? l’S&P dovrebbe stare a 4.200. Invece, dicevo, è a 5.850, che significa una sopravvalutazione del 40%.

Quindi ha ragione Goldman a prevedere vacche magrette nel futuro ? probabilmente sì, ma a mio parere esagera. Lo stesso metodo di proiezione del fair value per fine 2034 prevede 8.500 abbondanti, non 6.800. Il che significa un rendimento medio non del 3% ma del 5-5,5%.

Che è un po’ meglio ma certo non è un granché.

Di sicuro comunque quale che sia il punto di arrivo ci saranno oscillazioni. Quindi in dieci anni arriverà il momento in cui sarà interessante incrementare l’esposizione.

Ma effettivamente quel momento non è oggi.

sabato 7 settembre 2024

Spiegare la borsa

 

Mi crea spesso un moderato divertimento leggere le spiegazioni che vengono date sugli andamenti del mercato azionario, e ancora di più le previsioni in merito a quanto potrà accadere nel prossimo futuro.

In queste ultime poche settimane si è diffusa l’opinione che il mercato USA, e in particolare l’SP500, potrebbe essere sul punto di una correzione al ribasso.

Il che è sicuramente possibile. Ma per quali motivazioni ? tra le più frequenti che vengono fornite, Trump potrebbe vincere le elezioni in USA. La guerra in Ucraina potrebbe durare ancora a lungo. La situazione in Medio Oriente potrebbe degenerare. Le banche centrali potrebbero non essere così aggressive come si pensa, o spera, nel ridurre i tassi. Oppure potrebbero esserlo per poi scoprire che l’inflazione rialza la testa. L’economia potrebbe indebolirsi.

Al che ovviamente non manca chi replica. Trump le elezioni potrebbe anche perderle. Ma poi in fondo quando ha vinto nel 2016 il mercato azionario ha poi fatto +30% in pochi trimestri. E la guerra in Ucraina potrebbe anche aver fine. E in Medio Oriente le cose potrebbero risolversi, o quanto meno non peggiorare. E i tassi d’interesse hanno, in ogni modo, avviato una discesa. E l’economia in definitiva cresce.

Insomma è vero tutto ma anche il contrario.

Il problema è che leggere queste “spiegazioni” è più divertente che utile.

Di sicuro c’è che

la borsa nel tempo sale

però non lo fa in linea retta

ogni tanto corregge

le date delle correzioni, e l’entità, non le può prevedere nessuno

però quando i valori sono alti e hanno corretto parecchio negli ultimi tempi, una correzione diventa più probabile nel breve termine: attenzione più probabile, non certa.

E adesso i valori sono alti.

Poi divertiamoci, se non abbiamo di meglio, a leggere le “spiegazioni”, le “profonde analisi”.

Basta non prenderle troppo sul serio.

 

martedì 24 gennaio 2023

Mercati azionari nel 2023

 

Prevedere l’andamento della borsa su un arco temporale di un anno è un esercizio rischioso, o forse semplicemente inutile. Le previsioni di borsa funzionano al contrario delle previsioni meteorologiche: sono affidabili nel lungo termine ma niente affatto nel breve (oddio, l’affidabilità del meteo a breve ultimamente mi dà l’idea di essere un po’ in declino. Ma questa è un’altra storia).

Tutto ciò premesso, provarci mi riesce comunque più divertente (anche se non necessariamente più utile, appunto) che leggere un oroscopo. Per cui, mi cimento.

Una volta tanto (e ne sono sorpreso) la mia previsione è in linea con quella delle principali banche d’affari. Vedo una borsa USA piatta da qui a fine anno. L’SP500 ha chiuso il 2022 a 3.840, e non sarei affatto stupito di rivedere lo stesso livello, o giù di lì, a fine 2023.

La ragione di questa “piattezza” è l’azione di due fenomeni contrapposti. Da un lato, i timori di una forte recessione sono francamente eccessivi. Se ci sarà, si tratterà di una contrazione blanda e breve. I danni prodotti dalle tensioni sul fronte degli approvvigionamenti energetici si stanno rivelando meno gravi e più gestibili di quanto si temesse, anche in Europa. Gli USA poi sono energeticamente autosufficienti, per cui il problema per loro è pressoché inesistente. Quindi l’economia reale andrà meglio di quanto si temesse uno o due mesi fa.

Dall’altro lato, c’è però l’effetto della salita dei tassi d’interesse. Che come azione di contenimento dell’inflazione in realtà è ben poco efficace, perché l’inflazione è causata molto più da problemi di forniture e approvvigionamenti (non solo di energia) che da eccessi di domanda (questo soprattutto in Europa, la situazione USA è più variegata). Ma le banche centrali non hanno altri strumenti di contrasto, e, come si diceva in altra sede, picchiano il chiodo con il martello, e pazienza se poi scopriranno che era una vite.

L’inflazione per la verità sembra aver intrapreso un percorso discendente rispetto ai picchi del terzo trimestre 2022. Per cui i mercati oscillano tra la speranza che gli incrementi dei tassi si fermino presto, e le smentite delle banche centrali: Fed e BCE insistono a ribadire che la stabilizzazione dei tassi non è vicina o comunque non ha una data prevedibile.

Combinando il tutto – economia meno debole del previsto ma comunque certo non smagliante, valutazioni che hanno corretto parecchio nel 2022 ma che non si possono definire “stracciate”, politica monetaria difficile da leggere ma in ogni caso tendente a diventare più restrittiva – c’è da aspettarsi una borsa che andrà avanti a docce scozzesi: brevi momenti di euforia seguiti da storni altrettanto rapidi.

Fino a quando ? probabilmente l’inflazione continuerà a scendere e si porterà vicino, se non proprio centrerà, l’obiettivo del 2% verso fine anno.

A quel punto, i casi sono due: o l’economia sarà rimasta sufficientemente solida – e allora le valutazioni di borsa avranno spazio per salire – oppure si sarà indebolita più del previsto – e allora la Fed (non giurerei la BCE) giudicherà che i tassi possono non solo stabilizzarsi, ma essere abbassati: anche in questo caso, giustificando un recupero del mercato azionario.

In definitiva, il 2023 non sarà un anno di grandi soddisfazioni per l’investitore borsistico. Al massimo si può pensare a qualche spunto positivo a novembre-dicembre. Giusto come “acconto” dell’anno buono, che sarà il prossimo, il 2024.

 

giovedì 20 ottobre 2022

Minimi di borsa e recessioni

 

Lo scorso giovedì 13 ottobre l’indice SP500 ha toccato il livello minimo dell’anno a 3.492 (intraday) per poi rimbalzare. I commentatori ottimisti sperano che questo sia un minimo che non verrà più ritoccato, tenuto conto che da allora c’è stato un recupero di 200 punti (in base ai dati di chiusura di ieri sera).

E, se credete alle ricorrenze di calendario, per qualche ancora (non chiara) ragione i minimi molto spesso vengono toccati ad ottobre. Il che farebbe sperare in un po' di ulteriore recupero da qui a fine 2022.

I commentatori meno ottimisti sottolineano invece, tra le altre cose, che le probabilità di una caduta dell’economia USA in recessione sono ormai stimate vicine al 100%. Non una notizia entusiasmante in sé, e ovviamente neanche riguardo ai possibili effetti sui valori di borsa.

Su quest’ultimo tema, però, faccio notare un paio di cose.

Le recessioni si associano a cadute degli indici di borsa, certo: ma la regola è che la flessione della borsa PRECEDE la recessione. E la caduta è già avvenuta: da massimo a minimo, nel 2022 abbiamo visto verificarsi una riduzione del 28% (sempre riferita allo SP500). Non si sa se abbiamo toccato il minimo, ma che ci sia (già) stata la flessione che tipicamente precede le recessioni non c’è dubbio.

In effetti l’economia USA potrebbe ESSERE GIA’ in recessione. Gli indicatori macro sono disponibili con dei ritardi temporali, e la recessione viene quindi “dichiarata” dagli organi competenti, spesso, vari trimestri dopo il suo inizio effettivo.

Ma si è anche visto molte volte in passato che i minimi venivano appunto toccati quando la recessione stava per iniziare o era nelle prime fasi. Da lì in poi, la borsa rimbalzava, nonostante la recessione fosse in pieno corso, perché si prevedeva la successiva ripresa.

Detto tutto ciò, due caveat.

In primo luogo, l’innesco della ripresa spesso e volentieri è consistito in un’azione della Federal Reserve, che andava a ridurre i tassi d’interesse. Mentre ora li sta aumentando per contrastare l’inflazione: non all’infinito e forse neanche ancora a lungo, dicono molti operatori di mercato. Ma per ora aumentano (quelli a breve termine, quantomeno).

E, l’altro caveat: ovviamente più i valori toccano livelli molto sottovalutati, più il rimbalzo è probabile – nonché intenso.

E però molto sottovalutati, i valori, al momento non sono. Si è corretto l’eccesso di inizio 2022, ma di prezzi stracciati sinceramente non si può parlare.

L’unica certezza è l’affermazione di Peter Lynch, passato alla storia come uno dei gestori di fondi USA di maggior successo: “non chiedetemi in che direzione sarà il prossimo movimento del 10%, se in su o in giù, non lo so. Ma il prossimo movimento del 100% sarà in su”.

Perché il mercato azionario oscilla, certo: ma nel tempo sale.

Si tratta solo di aver pazienza…