Un interessante
commento di Marcello Spanò invita a riflettere su temi di grande importanza e
merita quindi una replica (spero) convincente.
Così Marcello:
“In uno dei
confronti video organizzati da Sottosopra, Stefano Fassina avanzava perplessità
sulla proposta di Moneta Fiscale perché, a suo dire, lo strumento andrebbe a
sostituirsi ai pagamenti in moneta legale, causando una penalizzazione a chi
riceverebbe MF in luogo di euro. Marco Cattaneo e Pino Cabras gli replicavano che
la MF non sostituisce pagamenti in euro, ma è uno stanziamento aggiuntivo destinato
a finanziare lavoro o investimenti per i quali, senza MF, non esisterebbe
domanda.
Io credo che i
proponenti della MF abbiano assolutamente ragione in teoria, tuttavia Fassina
rischia di averla in pratica.
Basta guardare
ai comportamenti predatori che le imprese stanno attuando già adesso. Lo Stato
ha stanziato, per aiutare i lavoratori autonomi sotto un certo reddito, un
contributo di 600 euro. Molti di questi sono in effetti autonomi a
monocommittente, cioè all’atto pratico finti autonomi, dipendenti senza
adeguato inquadramento contrattuale. Ebbene, i datori di lavoro in vari casi non
si sono fatte problemi a tagliare i compensi dell’esatto ammontare del sussidio
pubblico.
Idem per i
dipendenti che hanno avuto un’estensione della cassa integrazione a causa del
Coronavirus. Le imprese li hanno obbligati a continuare a lavorare dichiarando
di essere in cassa integrazione, scaricando sullo Stato il costo del lavoro.
Il mondo delle
imprese si arroga ormai da decenni il diritto di avvantaggiarsi dei propri
lavoratori con atti di prepotenza senza alcun rischio di sanzione. E’ troppa la
paura di perdere il posto di lavoro per pensare di denunciarli.
Il mercato del
lavoro è stato ridotto in poltiglia da decenni di “riforme strutturali” che anziché
renderle più competitive le hanno rese più voraci, generando una finta competitività
da pataccari, costruita sui costi al ribasso e non sulla qualità.
Se verrà
introdotta, come sarebbe bene, la Moneta Fiscale, mi aspetto un esercito di
imprese che dichiareranno stati di necessità e licenzieranno lavoratori (o non
richiederanno più i servizi degli autonomi) “a meno che” lo Stato non accetti
di erogare MF “aggiuntiva” per sostituire pagamenti in euro che il datore di
lavoro non effettuerà più.”
I temi che pone
Marcello sono più che rilevanti. Tuttavia, per quanto possano predatori i comportamenti
delle imprese – almeno di alcune – c’è un punto fondamentale da mettere in evidenza. I 600
euro o simili vengono erogati, in questo periodo, a fronte di reddito che non
viene prodotto a causa della crisi sanitaria. Evitano in qualche misura a chi
li percepisce di subire una caduta di potere d’acquisto, ma non spingono a
incrementare la produzione (in questo momento è impossibile) né, di
conseguenza, a competere per offrire migliori condizioni ai dipendenti.
La MF al
contrario accresce la domanda totale di beni e servizi. Questo spinge le aziende
ad assorbire manodopera disoccupata, o sottoccupata, accrescendo la forza
contrattuale dei lavoratori.
I salari quindi
salgono, e le aziende fanno profitti grazie al maggiore utilizzo della propria
capacità produttiva, non grazie alla compressione salariale. Se non fosse così,
nessuna azione di stimolo alla domanda, di deficit
spending, funzionerebbe.
Parecchi (non
tutti i) datori di lavoro sono predatori e scorretti. Ma non lo sono diventati
maggiormente negli ultimi decenni perché la loro natura o la loro etica è
peggiorata. Lo sono diventati perché le politiche di compressione della
domanda, di austerità, introdotte in Italia prima per entrare nella moneta
unica, e poi per restarci, hanno enormemente indebolito la possibilità dei
lavoratori di negoziare condizioni più favorevoli.
E nello stesso
tempo, in un contesto di domanda perennemente debole, la ricerca della
competitività sul prezzo e della compressione di salari e diritti è diventata
una delle poche strategie di sopravvivenza per molte aziende.
I datori di
lavoro non sono diventanti più scorretti e più cinici. Diversi di loro lo sono
oggi, ma né più né meno rispetto agli anni del boom economico e della crescita salariale – nel cinquantennio
successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
I datori di
lavoro reagiscono a incentivi, e si muovono in un contesto di forza negoziale
più o meno a loro favorevole. Lo stesso vale per i lavoratori.
La Moneta
Fiscale consente di uscire da questo circolo vizioso non perché inietta bontà
nell’animo umano, né in quanto elimina il cinismo di alcuni individui. Lo
consente perché stimola la domanda, rende più forte la posizione dei
lavoratori, e spinge gli imprenditori a sfruttare le opportunità date dalla
crescita economica.
Non mi faccio
illusioni, né ho suggerimenti da dare, su come migliorare la natura umana. Ma
so che i comportamenti sono in larghissima misura influenzati dalle condizioni
esterne. E se è vero che nell’ultimo quarto di secolo le condizioni sono diventate
pesantemente negative per i lavoratori, e quindi per la grande maggioranza della
popolazione, è anche vero che invertire la tendenza è possibile, intervenendo
in modo appropriato su ben precisi meccanismi di funzionamento e di governo
dell’economia.
E’ possibile, è
avvenuto in passato, può accadere di nuovo, e il Progetto Moneta Fiscale lo
consente.