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lunedì 19 aprile 2021

Video: la MMT e i Buoni di Sconto Fiscale

Un lungo (due orette...) e spero interessante dibattito organizzato da Economia Italia, in collaborazione con Sottosopra.

Nella prima mezz'ora Francesco Chini presenta i capisaldi della MMT (il pdf della sua presentazione lo trovate a questo link).

Segue un confronto (direi vivace) tra me e Matteo Fatale, con interventi del moderatore Umberto Bertonelli.


Il video è reperibile anche via link, qui.

sabato 23 maggio 2020

"Trovare i soldi per ripartire": il video

Videodibattito su CCF, sentenza della Corte Costituzionale tedesca, e altri temi connessi.

Organizzato da Sottosopra, il 9 maggio 2020.

Con Pino Cabras, Marco Cattaneo, Andrea de Bertoldi, Stefano Fassina, "Musso" e Alessandro Somma.

Moderato da Rosanna Maniscalco.

Qui il video.

domenica 17 maggio 2020

Moneta Fiscale e imprese predatorie


Un interessante commento di Marcello Spanò invita a riflettere su temi di grande importanza e merita quindi una replica (spero) convincente.

Così Marcello:

“In uno dei confronti video organizzati da Sottosopra, Stefano Fassina avanzava perplessità sulla proposta di Moneta Fiscale perché, a suo dire, lo strumento andrebbe a sostituirsi ai pagamenti in moneta legale, causando una penalizzazione a chi riceverebbe MF in luogo di euro. Marco Cattaneo e Pino Cabras gli replicavano che la MF non sostituisce pagamenti in euro, ma è uno stanziamento aggiuntivo destinato a finanziare lavoro o investimenti per i quali, senza MF, non esisterebbe domanda.

Io credo che i proponenti della MF abbiano assolutamente ragione in teoria, tuttavia Fassina rischia di averla in pratica.

Basta guardare ai comportamenti predatori che le imprese stanno attuando già adesso. Lo Stato ha stanziato, per aiutare i lavoratori autonomi sotto un certo reddito, un contributo di 600 euro. Molti di questi sono in effetti autonomi a monocommittente, cioè all’atto pratico finti autonomi, dipendenti senza adeguato inquadramento contrattuale. Ebbene, i datori di lavoro in vari casi non si sono fatte problemi a tagliare i compensi dell’esatto ammontare del sussidio pubblico.

Idem per i dipendenti che hanno avuto un’estensione della cassa integrazione a causa del Coronavirus. Le imprese li hanno obbligati a continuare a lavorare dichiarando di essere in cassa integrazione, scaricando sullo Stato il costo del lavoro.

Il mondo delle imprese si arroga ormai da decenni il diritto di avvantaggiarsi dei propri lavoratori con atti di prepotenza senza alcun rischio di sanzione. E’ troppa la paura di perdere il posto di lavoro per pensare di denunciarli.

Il mercato del lavoro è stato ridotto in poltiglia da decenni di “riforme strutturali” che anziché renderle più competitive le hanno rese più voraci, generando una finta competitività da pataccari, costruita sui costi al ribasso e non sulla qualità.

Se verrà introdotta, come sarebbe bene, la Moneta Fiscale, mi aspetto un esercito di imprese che dichiareranno stati di necessità e licenzieranno lavoratori (o non richiederanno più i servizi degli autonomi) “a meno che” lo Stato non accetti di erogare MF “aggiuntiva” per sostituire pagamenti in euro che il datore di lavoro non effettuerà più.”

I temi che pone Marcello sono più che rilevanti. Tuttavia, per quanto possano predatori i comportamenti delle imprese – almeno di alcune – c’è un punto  fondamentale da mettere in evidenza. I 600 euro o simili vengono erogati, in questo periodo, a fronte di reddito che non viene prodotto a causa della crisi sanitaria. Evitano in qualche misura a chi li percepisce di subire una caduta di potere d’acquisto, ma non spingono a incrementare la produzione (in questo momento è impossibile) né, di conseguenza, a competere per offrire migliori condizioni ai dipendenti.

La MF al contrario accresce la domanda totale di beni e servizi. Questo spinge le aziende ad assorbire manodopera disoccupata, o sottoccupata, accrescendo la forza contrattuale dei lavoratori.

I salari quindi salgono, e le aziende fanno profitti grazie al maggiore utilizzo della propria capacità produttiva, non grazie alla compressione salariale. Se non fosse così, nessuna azione di stimolo alla domanda, di deficit spending, funzionerebbe.

Parecchi (non tutti i) datori di lavoro sono predatori e scorretti. Ma non lo sono diventati maggiormente negli ultimi decenni perché la loro natura o la loro etica è peggiorata. Lo sono diventati perché le politiche di compressione della domanda, di austerità, introdotte in Italia prima per entrare nella moneta unica, e poi per restarci, hanno enormemente indebolito la possibilità dei lavoratori di negoziare condizioni più favorevoli.

E nello stesso tempo, in un contesto di domanda perennemente debole, la ricerca della competitività sul prezzo e della compressione di salari e diritti è diventata una delle poche strategie di sopravvivenza per molte aziende.

I datori di lavoro non sono diventanti più scorretti e più cinici. Diversi di loro lo sono oggi, ma né più né meno rispetto agli anni del boom economico e della crescita salariale – nel cinquantennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

I datori di lavoro reagiscono a incentivi, e si muovono in un contesto di forza negoziale più o meno a loro favorevole. Lo stesso vale per i lavoratori.

La Moneta Fiscale consente di uscire da questo circolo vizioso non perché inietta bontà nell’animo umano, né in quanto elimina il cinismo di alcuni individui. Lo consente perché stimola la domanda, rende più forte la posizione dei lavoratori, e spinge gli imprenditori a sfruttare le opportunità date dalla crescita economica.

Non mi faccio illusioni, né ho suggerimenti da dare, su come migliorare la natura umana. Ma so che i comportamenti sono in larghissima misura influenzati dalle condizioni esterne. E se è vero che nell’ultimo quarto di secolo le condizioni sono diventate pesantemente negative per i lavoratori, e quindi per la grande maggioranza della popolazione, è anche vero che invertire la tendenza è possibile, intervenendo in modo appropriato su ben precisi meccanismi di funzionamento e di governo dell’economia.

E’ possibile, è avvenuto in passato, può accadere di nuovo, e il Progetto Moneta Fiscale lo consente.


sabato 1 giugno 2019

I CCF sono un "gimmick" ? intendiamoci...


Sabato scorso si è tenuto a Milano un convegno, organizzato agli amici di Sottosopra, che ha visto tra i relatori Sergio Cesaratto, Warren Mosler, Marco Veronese Passarella, e Randall Wray.

Non ho potuto presenziare, ma Francesco Chini mi ha riferito di aver sintetizzato per sommi capi il progetto Moneta Fiscale / CCF a Randall Wray. Il quale ha commentato qualcosa nel tipo “it sounds like a gimmick”.

Non essendoci, non posso giudicare se il commento sia stato formulato in un tono che lasciava intendere “sono scettico”, o “sono sorpreso”, o “bisogna rifletterci”, o altro ancora.

Mi limito a qualche considerazione. Che cosa vuol dire “gimmick” ? e i CCF possono essere definiti tali ?

Prendiamo le definizioni e le traduzioni proposte da wordreference.com, un dizionario / vocabolario online che utilizzo parecchio, anche per lavoro.

Le accezioni che vengono proposte per “gimmick” sono due, tra loro abbastanza differenti.

Gimmick = trick, catch = trucco, strategemma, espediente.

Gimmick = clever device = aggeggio, arnese (ma anche, anzi letteralmente: “intelligente strumento”).

Ovviamente il mio giudizio è di parte (!) ma mi pare proprio che i CCF non siano un “trick”, bensì un “clever device”.

Lo confermano gli studi approfonditi dei trattati e dei regolamenti UE (vedi qui, ma tornerò sul tema in uno dei prossimi post), effettuati dal Gruppo della Moneta Fiscale (Biagio Bossone – Marco Cattaneo – Massimo Costa – Stefano Sylos Labini).

E l’utilizzo dei CCF è proposto sulla base di alcune semplici considerazioni.

I debiti pubblici dei paesi appartenenti all’Eurozona non sono garantiti da una potestà di emissione monetaria. Quest’ultima è demandata alla BCE, a cui i trattati impediscono di fornire garanzie esplicite e illimitate.

Formalmente neanche (per esempio) la Federal Reserve garantisce incondizionatamente il debito federale USA, ma l’eventualità che la Fed consenta un default degli USA è considerata (a ragione) pura fantascienza.

I debiti sovrani degli stati membri dell’Eurozona incorporano invece un reale rischio di default: tanto è vero che uno stato membro, la Grecia, è andato in default. Il rischio non è teorico: si è già concretizzato.

E’ corretto e giusto che sia così ? no, è uno – probabilmente il più grave – dei difetti strutturali dell’Eurosistema.

E’ possibile cambiare questa situazione, ottenendo una garanzia incondizionata sui debiti sovrani, de jure o de facto, da parte della BCE ? No, è una proposta che non vale nemmeno la pena di formulare. Non sarebbe discussa, anzi nemmeno esaminata. La BCE e la UE la considererebbero “non ricevibile e non ricevuta”.

Dati questi presupposti, che strada si può percorrere ?

Emettere un’attività finanziaria (il Certificato di Credito Fiscale) che non è debito ai sensi dei trattati e dei regolamenti UE (non rientra nel Maastricht Debt) e che, non essendo soggetta a impegni di rimborso cash, non comporta il rischio di essere forzati al default.

Vedi qui per avere conferma che il Maastricht Debt non comprende i crediti fiscali.

L’utilizzo dei CCF consente di rilanciare domanda, competitività, produzione e occupazione, di bloccare l’incremento del Maastricht Debt e di avviarne la progressiva riduzione in percentuale del PIL.

E’ un “gimmick” ? lasciatemi essere immodesto: sì, nel senso che è un “clever device”.

domenica 14 ottobre 2018

Bussero, venerdì 19 ottobre 2018 ore 21

Salone di Villa Casnati - via San Carlo 5 - Bussero (MI) - Linea Verde MM2

Nell'ambito del ciclo di seminari organizzato da "Sottosopra", parlerò insieme a Filippo Abbate (presidente MMT Italia) sul tema

"Debito pubblico e ricchezza dei cittadini"

Qui la locandina.